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Emilia Romagna: al via il diploma dell’alternanza scuola-lavoro

Approvata in Giunta regionale la delibera che dà piena attuazione all’apprendistato per il diploma di istruzione secondaria superiore: il diploma si consegue lavorando con un contratto di lavoro di apprendistato nelle imprese della regione, alternando periodi di 6/7 settimane di studio a scuola e periodi di 4/5 settimane in azienda. In altre parole, la massimizzazione del programma di alternanza scuola-lavoro e dello sfruttamento ad esso legato, ma questa volta con il “contentino” di un contratto di apprendistato.

A chi si rivolge? Ancora una volta a beneficiare delle alzate d’ingegno del nostro assessorato alla formazione e al lavoro sono gli studenti degli istituti tecnici e professionali guarda caso. E qual’ è l’obbiettivo? Ovviamente quello di dare loro l’opportunità di rientrare in un percorso scolastico e permettergli di conseguire la qualifica professionale “combattendo così il rischio di dispersione scolastica e ricreando motivazione allo studio”. La solita retorica che nasconde il tentativo (nemmeno più tanto celato) di fornire manodopera a basso costo e talvolta pure minorenne, alle aziende. Togliere tempo “inutile” passato a studiare quelle che sono sempre state considerate le materie di base per la formazione di un individuo adulto e pensante, e far crescere individui capaci di far lavorare la propria mente e il proprio corpo senza troppi dubbi o criticità.

Questa delibera si inserisce all’interno della sperimentazione dell’alternanza scuola-lavoro, che vede l’Emilia Romagna ancora una volta regione all’avanguardia per le sperimentazioni in campo sociale.

Grazie a un Protocollo d’intesa siglato l’anno scorso tra Regione Emilia-Romagna, Ufficio Scolastico Regionale, Università, Fondazioni ITS (fondazioni costituite da scuole, enti di formazione, università e imprese che collaborano alla progettazione e realizzazione dei percorsi formativi, In Emilia-Romagna le Fondazioni ITS sono ben 7) e Parti Sociali, il progetto dell’alternanza scuola-lavoro approccia al secondo anno di sperimentazione.

Per l’anno scolastico scorso, 2016/2017, questo progetto ha coinvolto 2 istituti tecnici, l’Alberghetti di Imola (Bologna) e il Gadda di Fornovo (Parma). Nel primo erano stati coinvolti 35 studenti (IV e V superiore) e 16 aziende, mentre nel secondo si era trattato di 18 ragazzi di quarta assunti in 8 aziende. Da quest’anno (2017/2018) nel primo caso gli studenti diventeranno 69 (II, IV e V superiore) spalmati su 33 aziende, mentre nell’istituto parmense i ragazzi coinvolti saranno solo 10, e le aziende 8.

La durata del contratto non potrà essere inferiore a 6 mesi né superiore a 4 anni e può essere prorogata fino a un anno nel caso in cui, al termine del percorso formativo, l’apprendista non abbia conseguito il diploma di istruzione secondaria superiore. I Destinatari sono i giovani iscritti al II, III, IV e V anno dei percorsi di istruzione secondaria superiore, ma può addirittura essere utilizzato anche nell’ambito dei percorsi di istruzione degli adulti. Una soluzione che piega il diritto all’istruzione alle esigenze del mercato. Una forma di lavoro precario e mal pagato che cerca di essere giustificato all’interno di un percorso di formazione..

A detta dei nostri politici PD però i risultati non possono che essere positivi tanto che l’assessore regionale alla Formazione e al Lavoro, Patrizio Bianchi, commenta:” Crediamo che questa nostra sperimentazione debba essere diffusa in tutta la regione e messa a disposizione come modello anche a livello nazionale”. L’assessore pone l’accento sul successo del famigerato Patto per il lavoro, il documento siglato il 20 luglio 2015 con cui la Regione e le parti sociali coinvolte (evidentemente con quelle concilianti) si sono impegnate a contribuire al rilancio dello sviluppo e dell’occupazione in Emilia-Romagna. Perché sotto sotto l’Emilia-Romagna deve competere con le aree più avanzate a livello europeo e internazionale e un po’ di manodopera a basso costo e forza lavoro gratuita è necessaria per raggiungere tali obbiettivi.

C’è però chi è deciso a dare battaglia su questo piano di sfruttamento a bassa intensità, tra cui gli studenti medi, che domani 13 ottobre parteciperanno anche a Bologna alla data nazionale di mobilitazione contro l’Alternanza scuola-lavoro promossa dalle organizzazioni e dai movimenti degli studenti che manifesteranno contro questo nuovo capitolo della distruzione dei diritti ad una formazione che non punti al ritorno del medioevo ma che sia al passo con la complessità del mondo attuale.

Accedere al sapere come strumento di comprensione del mondo e a competenze che diano loro la capacità di agire sul proprio destino individuale e collettivo, è infatti una delle cose fondamentali per affrontare il mondo oggi, al di la delle capacità tecniche e specifiche che ogni singolo lavoratore acquisisce durante la sua vita lavorativa.

La scuola, appunto, non è lavoro, e dovrebbe portare un arricchimento culturale e umano che promuova autonomia e capacità di scelte consapevoli. Le scelte di questa giunta e di questo governo, invece, per dirla con un po di ironia, “sembrano” andare nella direzione opposta da un po di tempo.

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