L’incriminazione negli Stati Uniti di Raul Castro ricorda molto da vicino le menzogne costruite ad arte dall’imperialismo statunitense per preparare il terreno al rapimento di Nicolas Maduro e all’operazione militare condotta in Venezuela.
Dopo oltre sessant’anni di embargo e mesi di assedio totale verso l’isola, le escalation statunitensi contro il popolo cubano e la sua eroica rivoluzione non sembrano avere fine.
In queste ore difficili, dobbiamo costruire in sostegno di Cuba le più ampie, unitarie e partecipate manifestazioni di solidarietà insieme a tutti e tutte i sostenitori della pace e dell’autodeterminazione dei popoli, contro le minacce di aggressione militare portate avanti dagli Stati Uniti.
Cuba non è sola
Con Fidel, Raul Castro e Díaz-Canel
Prepariamo le mobilitazioni, hasta la victoria!
@embacubaitalia
Raúl Castro, che Papa Francesco aveva indicato pubblicamente come “il suo amico più caro”, viene oggi colpito da un’incriminazione statunitense tanto grave nelle accuse quanto infame e politicamente rivelatrice delle intenzioni criminali, esse si, di Donald Trump.
Il pretesto è davvero assurdo, lo vogliono condannate per aver difeso la sovranità del suo Paese, come era suo dovere e diritto. Washington ha infatti reso pubblico un atto d’accusa integrativo contro Raúl Castro e altri dirigenti cubani per l’abbattimento, nel 1996, degli aerei dell’organizzazione anticastrista “Brothers to the Rescue”. Gli Stati Uniti parlano di “omicidio”, “cospirazione” e “violenza contro cittadini americani”. Il procuratore generale ad interim dell’amministrazione Trump ha dichiarato: “Per la prima volta in quasi 70 anni, alti vertici del regime cubano sono stati incriminati negli Stati Uniti per presunti atti di violenza che hanno causato la morte di cittadini americani. Il Presidente Trump e il Dipartimento di Giustizia sono determinati a ripristinare un principio semplice: se uccidete degli americani, vi perseguiremo. Non importa chi siate. Non importa quale carica ricopriate”.
Una retorica vomitevole. E preoccupante. Questa iniziativa giudiziaria non appare infatti come un semplice atto processuale, bensì come il primo movimento di una strategia complessiva contro la sovranità cubana e contro tutti quei governi latinoamericani che continuano a difendere indipendenza nazionale, autodeterminazione e modelli alternativi all’egemonia nordamericana.
Non è casuale che tutto ciò arrivi dopo quanto avvenuto il 3 gennaio contro il Venezuela, in una escalation che molti osservatori latinoamericani leggono come un salto di qualità nella pressione politica, economica e giudiziaria di Washington sull’area bolivariana. L’impressione è quella di una nuova fase della guerra ibrida: sanzioni, isolamento finanziario, criminalizzazione internazionale e utilizzo extraterritoriale della giustizia statunitense.
L’incriminazione di Raúl Castro assume così un valore altamente simbolico. Colpire uno dei protagonisti storici della rivoluzione cubana significa tentare di colpire la memoria stessa della rivoluzione, la sua legittimità storica e la sua capacità di resistenza.
Eppure Cuba continua a resistere.
Da Roma arrivano già le prime mobilitazioni di solidarietà internazionale con un presidio davanti al Parlamento italiano, in Piazza Montecitorio, seguito da altre iniziative in diverse città italiane “in difesa di Raúl”.
Dietro questa vicenda riaffiora l’intera storia irrisolta dei rapporti tra Washington e Cuba. Dal bloqueo economico alle sanzioni, fino alle continue pressioni diplomatiche e mediatiche, l’isola continua a essere trattata come un’anomalia geopolitica da piegare o normalizzare.
L’amministrazione Trump sembra oggi voler chiudere il dossier cubano attraverso una linea di “massima pressione”, proprio mentre l’isola vive una delle crisi economiche più difficili degli ultimi decenni.
Ma il rischio è enorme. Perché trasformare il conflitto politico in persecuzione giudiziaria internazionale significa alimentare nuove tensioni continentali e riaprire scenari da guerra fredda che sembravano appartenere al Novecento.
Per questo la questione Raúl Castro non riguarda soltanto Cuba. Riguarda il diritto internazionale, la sovranità dei popoli e il futuro stesso dell’America Latina. Luciano Vasapoll Ed è proprio per questo che oggi, davanti a questa escalation, cresce una rete internazionale di solidarietà che vede in Cuba non soltanto un governo da difendere, ma il simbolo storico della resistenza contro ogni forma di subordinazione geopolitica.
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