Inizio dalle parole del maratoneta affannato, affannoso mentre commenta l'”affair Albanese“: “Si può ritenere quello che SI VUOLE su questa vicenda, certo può avere preso un PARZIALE abbaglio la diplomazia francese, ma NON tutti gli altri che si sono aggiunti dopo. È STATO CHIARO cosa aveva detto Albanese nel suo intervento al forum di Al Jazeera, e in costanza di questo appunto, del nuovo testo, il testo vero, comunque c’è stata la presa di posizione prima della Germania, poi dell’Austria, poi della Repubblica Ceca, dell’Italia e avete visto i lord inglesi e probabilmente altri si aggiungeranno“.
Siamo alle solite.
Commentando la vicenda di Francesca Albanese, il nostro Direttore si è lanciato in una mirabolante piroetta logica che farebbe inorridire persino un sofista alle prime armi.
Il concetto, espresso con quella flemma di chi si sente depositario del Verbo, è il seguente: se Francia, Germania, Austria e i Lord inglesi dicono una cosa, allora deve essere vera.
È il trionfo dell’”argumentum ad populum” (persone ben più rodate di me alla dialettica direbbero “ad cazzum“) applicato alla diplomazia: se in sei saltano nel fosso, il fosso non è più un pericolo, ma un’opportunità urbanistica.
Mentana ci spiega, con un candore che sconfina nell’insolenza, che la quantità di nazioni che sposano una narrazione ne garantisce automaticamente l’autenticità. Forse, FORSE, la Francia ha PARZIALMENTE frainteso…
Parzialmente??? Hanno sentenziato da un video manomesso… (proprio lui eletto a censore e fact checker della verità…).
Il lato ironico della vicenda, che in teoria dovrebbe consistere in un ritiro del tesserino da giornalista, sta nel ruolo che Mentana si è cucito addosso: quello di Summus Fact-Checker. Colui che, attraverso le sue emanazioni digitali, decide cosa sia “Fake” e cosa sia “Real”, marchiando con lettera scarlatta le opinioni altrui con il sigillo dell’infamia complottista.
Proprio lui, quando si tratta di riportare dichiarazioni inequivocabili, quando il testo reale smentisce la narrazione di comodo, il nostro stratega della notizia preferisce la capriola ermeneutica.
Non si riporta la notizia (meglio così, altrimenti la logica cade) e si accredita la menzogna purché sia certificata da un numero sufficiente di passaporti.
Potremmo definirlo un GIORNALISMO DI CORTESIA. È la protezione del “cerchio magico” delle diplomazie occidentali a scapito dell’evidenza testuale.
* da Facebook
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