Diario socialista è il quotidiano online del Movimento Socialista (Mugimendu Socialista) sorto nei Paesi Baschi sul finire del 2010, ed attualmente presente in tutti i territori e le comunità nazionali dello Stato Spagnolo. Questo movimento raggruppa diverse organizzazioni con una prospettiva comunista comune, e si è espanso – dal 2022 – al di là dei Paesi Baschi.
Diario socialista, nato nel 2024, è un “giornale per la guerra culturale” e punto di riferimento di area politica in prima fila nelle lotte in sostegno al popolo Palestinese, contro il fascismo e, come hanno mostrato le recenti mobilitazioni contro lo strapotere della rendita, nel movimento per il diritto all’abitare.
Scopo dichiarato del giornale è aprire il dibattito, precisare le posizioni, e consolidare un discorso comunista capace di offrire un’alternativa alla violenza del capitale, all’ascesa del fascismo e alla crisi ecologica e bellica che minaccia le classi subalterne a livello globale.
Abbiamo ritenuto importante tradurre e pubblicare questo esteso e dettagliatissimo bilancio organico, redatto dai compagni, dell’attività del governo “progressista” spagnolo.
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Oltre 24.500 sfratti all’anno, 3,5 punti percentuali di potere d’acquisto persi, spesa militare da record e 1,38 milioni di sanzioni con la Legge Bavaglio ancora in vigore: una rassegna degli otto anni di misure antiproletarie.
La legislatura del governo presieduto da Pedro Sánchez, che si conclude con le elezioni anticipate del 29 novembre 2026, lascia un bilancio di misure dannose per la classe lavoratrice che sono state presentate come «progressiste» dall’Esecutivo e dai suoi alleati. Lo dimostra un’ampia raccolta di rapporti, critiche da parte di enti sociali, media alternativi e organizzazioni politiche situate alla sua sinistra.
«La legislatura dell’edilizia abitativa»: per chi?
La questione abitativa si è affermata come la principale preoccupazione sociale e come fattore scatenante della crisi politica finale, come già avevano avvertito anche alcuni ex consulenti dello stesso Sánchez: il prezzo medio dell’affitto ha raggiunto i 1.184 euro mensili alla fine del 2025, con un aumento su base annua del 5,9% dopo l’11,3% del 2024; nelle grandi città si destina fino al 40% del reddito netto all’affitto.
Gli sfratti si mantengono a decine di migliaia all’anno e, secondo ATTAC e i movimenti per il diritto alla casa, tra il 74% e il 75% di essi è dovuto al mancato pagamento dell’affitto.
La moratoria sugli sfratti non ha bloccato tra i sette e gli otto sfratti su dieci che avrebbe potuto evitare: nell’ultimo decennio sono stati eseguiti 425.262 sfratti in tutto il Paese, 116,6 al giorno, mentre con la moratoria in vigore sono stati 187.794, 85,8 al giorno. Solo le amministrazioni della Comunità Autonoma Basca hanno versato 1,7 milioni di euro di denaro pubblico ai proprietari come risarcimento per la moratoria.
I Mossos d’Esquadra [la polizia catalana, ndr] hanno impiegato in cinque mesi 713 squadre antisommossa per proteggere 1.361 sfratti in Catalogna, con 14 arresti e 338 denunce amministrative a carico di militanti del movimento per il diritto alla casa; ovvero, un milione di euro solo in stipendi delle forze antisommossa per gli sfratti in cinque mesi.
Il costo stimato di una singola operazione di sgombero (5.257 euro in stipendi) equivale a quasi un anno di affitto sociale per una famiglia. In altre parole, la Generalitat governata dal PSC investe di più negli sgomberi che nell’evitare che le persone finiscano in strada.
Il caso di Maricarmen Abascal, 87 anni, sfrattata a Madrid nel settembre 2026, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, scatenando gli accampamenti in corso a Puerta del Sol e le manifestazioni di massa che hanno scosso il Paese.
Il “decreto-trappola” presentato dal Governo in seguito alle proteste sociali scatenate dallo sfratto di Maricarmen in Parlamento è stato respinto lo scorso 2 ottobre. Questo decreto prevedeva un “paradiso fiscale per i rentier”: una riduzione fino al 100% dell’IRPF per i proprietari che avessero abbassato minimamente l’affitto, contro un 10% per gli inquilini.
Secondo i dati di Gestha, solo 121.573 inquilini beneficiavano della detrazione residua per l’affitto (uno sgravio medio di 212 euro), mentre oltre due milioni di proprietari godevano di un vantaggio fiscale medio superiore a 3.000 euro. Di ogni 100 euro che i proprietari incassano dall’affitto, solo 24 arrivano al fisco, mentre un lavoratore dipendente con 30.000 euro lordi paga 4.926 euro di IRPF. Un proprietario con 100.000 euro di affitto paga 5.434 euro di IRPF senza lavorare; un lavoratore dipendente con lo stesso stipendio, 32.119.
Le detrazioni fiscali a favore dei proprietari di immobili sottraevano ogni anno oltre 1.200 milioni di euro alle casse pubbliche: l’equivalente di otto ospedali pubblici di medie dimensioni o dello stipendio di oltre 30.000 insegnanti. L’AIReF aveva già segnalato che la misura era regressiva: l’1% dei contribuenti con i redditi più elevati concentrava il 15% del beneficio, mentre il 50% con i redditi più bassi ne percepiva appena il 5%.
Inoltre, il decreto non vietava nemmeno i fondi speculativi: si limitava a imporre una restrizione temporanea (fino al 31 dicembre 2028) agli acquisti al di sotto del 70% del prezzo di valutazione, senza specificare chi dovesse effettuare tale valutazione. In pratica, chi acquistava poteva commissionare una perizia al ribasso e aggirare la soglia.
Poco prima, il Congresso aveva respinto per la seconda volta la proposta di vietare l’acquisto di abitazioni da parte di società e fondi, con il voto contrario di PP, Vox, UPN e Junts e l’astensione di PSOE, PNV e Coalición Canaria. Nel frattempo, BlackRock, il più grande gestore di fondi al mondo, considera il mercato spagnolo come «la sua principale scommessa di investimento a livello globale», con una previsione di rendimento superiore al 10%, e gestisce già circa 104.000 milioni di euro nel Paese.
Solo tra gennaio e giugno del 2026, gli stranieri non residenti hanno acquistato 22.610 abitazioni, con il benestare del Governo.
Tutto ciò si fonda su una flagrante asimmetria democratica. Gli inquilini rappresentano il 20,8% della popolazione (circa 9 milioni di persone), mentre i proprietari sono il 4,9% (circa 2,2 milioni). Ciò significa che gli inquilini sono quattro volte più numerosi dei proprietari. Tuttavia, i proprietari possono contare su lobby come Asval, incarichi ministeriali (alti funzionari del PSOE nel settore dell’edilizia abitativa, come Helena Beunza, ex segretaria generale per l’edilizia abitativa, sono passati a guidare Asval) e una sovra-rappresentazione parlamentare che blocca i limiti di prezzo.
Al Congresso, l’85% dei deputati possiede almeno un’abitazione, contro il 73% della popolazione, e il 20% ne possiede tre o più. Il mito del «piccolo proprietario» viene utilizzato ripetutamente dalla destra e dal PSOE per opporsi a normative più severe, nonostante i dati dimostrino che i proprietari privati con due o più alloggi, le persone giuridiche e l’edilizia pubblica rappresentino complessivamente circa il 61% degli alloggi in affitto.
I sondaggi mostrano un ampio sostegno sociale ai limiti di prezzo, anche tra gli elettori del PP e di Vox, ma la traduzione in termini legislativi è molto limitata. La moratoria sugli sfratti, presentata come «scudo sociale», è stata applicata solo in un caso su quattro in cui era possibile, secondo l’Observatori DESCA.
Calo del salario reale
Sul piano economico, la legislatura ha registrato livelli record di iscrizione alla previdenza sociale e un tasso di disoccupazione intorno al 9-10%, con il salario minimo interprofessionale (SMI) che ha accumulato un aumento nominale del 60-66% dal 2018 e la riforma del lavoro che ha ridotto il ricorso al lavoro a tempo determinato.
Tuttavia, il potere d’acquisto della classe lavoratrice ha subito una notevole perdita storica cumulativa: i salari concordati sono cresciuti del 17,8% tra il 2020 e il 2025, a fronte di un aumento dei prezzi pari a circa il 22%, il che comporta una perdita netta di 3,5-4 punti del salario reale.
Il salario mediano e modale, dal canto suo, si concentra in prossimità del salario minimo interprofessionale (SMI), mentre gli strati medi continuano a dissolversi. Secondo Save the Children, una famiglia su sei con figli e un lavoro percepisce salari da fame, collocando lo Stato spagnolo al secondo posto nella classifica della povertà infantile nell’Unione Europea, solo dietro alla Bulgaria e superando persino la Romania.
La Spagna ha battuto anche record nel campo del pluriimpiego, con 651.200 persone che svolgono due lavori. Il costo dei generi alimentari è aumentato del 34% negli ultimi periodi. La produttività rimane stagnante, con i salari anch’essi stagnanti e il PIL per occupato simile o inferiore a quello del 2018 secondo alcune stime.
Pensioni: somma zero verso il basso
L’adeguamento delle pensioni all’IPC (Legge 21/2021) è stato presentato come uno dei principali risultati ottenuti dal Governo: un aumento dell’8,5% nel 2023, del 3,8% nel 2024, del 2,8% nel 2025 e del 2,7% nel 2026, con aumenti maggiori per le pensioni minime e non contributive. La pensione media del sistema si attesta a 1.374,6 euro al mese (settembre 2026) e quella di vecchiaia a 1.576,1 euro, con una spesa mensile record di circa 14.500 milioni di euro e una spesa cumulativa di oltre 138.000 milioni nei primi nove mesi del 2026.
La spesa si attesta intorno al 13% del PIL, con proiezioni di un aumento verso il 14% o oltre. Tuttavia, il problema non è solo la spesa, ma come viene finanziata. Anziché ampliare la base di finanziamento agli utili aziendali, ai dividendi, alle plusvalenze, ai grandi patrimoni o ai redditi da capitale, l’Esecutivo ha dato priorità all’aumento dei contributi sociali sulla massa salariale.
Queste misure generano miliardi di entrate aggiuntive (il solo Meccanismo di Equità Intergenerazionale apporta diversi miliardi all’anno), ma gravano direttamente soprattutto sul reddito disponibile dei lavoratori attivi. Ciononostante, un pensionato su due percepisce meno di 1.000 euro al mese e il 57% non raggiunge il salario minimo.
Inoltre, il governo ha anche adottato numerose misure regressive nel sistema pensionistico: ha innalzato l’età pensionabile a 66 anni e 10 mesi e sta promuovendo iniziative come la “pensione attiva” per incoraggiare i pensionati a tornare al lavoro. Di conseguenza, i pensionamenti posticipati sono aumentati del 109% in tre anni e si stima che oltre il 30% raggiungerà i 68 anni prima di andare in pensione nel prossimo futuro.
Record storico nella spesa militare
La spesa militare ha raggiunto un record storico, consolidando il governo del PSOE-Sumar come “il governo più militarista della storia”, se si considerano i bilanci militari e gli aiuti bellici forniti all’Ucraina: ha moltiplicato per 6,5 la spesa militare, raggiungendo i 4.750 milioni di euro nel 2025, con un aumento del 550% rispetto al periodo 2013-2024, e il 43% del bilancio concentrato in 15 aziende, secondo uno studio del BBVA.
Tra l’ultimo martedì di agosto e il primo martedì di settembre del 2026, Moncloa ha approvato oltre 6.800 milioni in più di spesa militare, misure adottate senza passare dal Congresso e modificando sostanzialmente il Bilancio Generale dello Stato. Nel dicembre del 2025, Sánchez aveva già destinato 60.000 milioni di euro al riarmo tramite «decreto».
Con questi metodi di dubbia natura democratica, lo Stato spagnolo ha raggiunto nel 2025 il 2% del PIL in spesa militare, anticipando l’impegno previsto per il 2029, con 33.123 milioni di euro secondo la NATO e il Governo, e 34.265 milioni (2,1% del PIL) secondo il SIPRI. Il Centre Delàs stima che la spesa reale si aggiri tra i 39.000 e i 40.000 milioni di euro (≈2,5% del PIL), includendo voci sparse quali ricerca e sviluppo, Guardia Civil, interessi sul debito e missioni.
Dal 2018, la crescita supera il 140%. La pressione esercitata da Donald Trump e dalla NATO per portarla al 3,5-5% non ha avuto per ora esito positivo, pur rispettando il 2% stabilito in precedenza e gli impegni di aumentarla fino al nuovo obiettivo di spesa del 5% del PIL fissato dall’Alleanza.
Gesti a favore della Palestina, relazioni con Israele intatte dietro le quinte
Per quanto riguarda le relazioni con Israele, nel maggio 2024 il governo spagnolo ha riconosciuto lo Stato di Palestina insieme all’Irlanda e alla Norvegia, ha riconosciuto il genocidio contro il popolo palestinese e ha imposto un embargo formale sulle armi e sanzioni formali.
Tuttavia, numerosi movimenti sociali e rapporti del Centre Delàs e della campagna «Basta al commercio di armi con Israele» (RESCOP) hanno documentato che si tratta di pura facciata: gesti simbolici e retorica forte di fronte alla continuità e persino al rafforzamento dei legami commerciali, tecnologici, universitari e logistici con l’apparato militare e coloniale israeliano.
Dal 7 ottobre 2023, il governo di Sánchez ha aggiudicato almeno 46 appalti all’industria militare israeliana (o a filiali e consorzi con partecipazione israeliana) per un valore superiore a 1.044 milioni di euro. Dieci di questi, per circa 817 milioni, non ancora formalizzati, avrebbero potuto essere annullati, ma Moncloa ha scelto di non farlo.
Nel marzo del 2026, il Centre Delàs ha aggiornato i dati indicando che i contratti in vigore ammontavano a 1.208 milioni di euro, inclusi i missili Spike LR2 (287 milioni), il sistema lanciarazzi SILAM (697 milioni) e l’accordo quadro POD Designador (207 milioni). Il Regio Decreto-legge 10/2025 (settembre 2025), presentato in risposta alle pressioni dell’opinione pubblica, non ha annullato alcuna aggiudicazione successiva al 7 ottobre.
Il Ministero della Difesa ha annullato i bandi di aggiudicazione di 35 contratti, ma non i contratti stessi. Di fatto, sono state approvate delle deroghe che consentono di integrare componenti israeliani nei velivoli (A400M, A330MRTT, C295, drone SIRTAP). A partire dall’ottobre 2023 sono state registrate almeno 134 operazioni di compravendita di armi (esportazioni, importazioni, aggiudicazioni e transiti).
La Spagna è stata in testa all’UE per quanto riguarda l’importazione di armi e munizioni israeliane nel 2025, con oltre 33 milioni solo in bombe nel mese di aprile. Inoltre, il governo ha apertamente giustificato l’aggiramento del falso embargo «per proteggere l’industria degli armamenti spagnola». Rafael Advanced Defense Systems ha smentito di aver ricevuto una notifica ufficiale di rescissione dei contratti. Sono stati mantenuti nove contratti militari dopo aver annunciato una sola rescissione: quella relativa alle pallottole da 9 mm per la Guardia Civil.
È proseguito anche il transito di armamenti e materiale logistico. Alcuni media internazionali (The Ditch, marzo 2026) hanno rivelato l’esistenza di navi da carico con tonnellate di bombe e munizioni prodotte da Elbit Systems che hanno attraversato le acque spagnole con autorizzazione, dirette a Haifa e alla IMI Systems. Per mesi sono stati documentati numerosi scali di materiale con codice 93 («armi e munizioni») nei porti e negli aeroporti spagnoli (Rota, Algeciras, Stretto) provenienti dagli Stati Uniti o diretti nella Palestina occupata da Israele. Il governo non ha impedito questi transiti nonostante la retorica sull’embargo.
Nel settembre 2026, l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha portato a 214 il numero delle imprese collegate alla colonizzazione israeliana nei territori palestinesi occupati illegalmente. Tre aziende spagnole rimangono nell’elenco o vi vengono aggiunte: CAF e Ineco (già presenti) e Salvat Logística (nuova, classificata come «direttamente collegata»). ACS e SEMI ne sono state rimosse. Il governo non ha imposto alcuna sanzione; al contrario, ha mantenuto contratti pubblici con Ineco (azienda pubblica) e crediti FIEM per 750 milioni a favore di CAF per vendite al Marocco.
Venti università spagnole hanno portato avanti progetti europei (Orizzonte Europa) con enti israeliani legati al settore militare o a doppio uso, ottenendo circa 6,6 milioni di euro, nonostante avessero annunciato boicottaggi o una revisione delle relazioni. Esempi: progetti con Mellanox (microchip utilizzati da Israel Aerospace Industries), Weebit Nano, ecc. Persino la Commissione europea ammette che è «impossibile escludere» applicazioni militari.
Almeno 451 coloni spagnoli con passaporto israeliano hanno partecipato alle operazioni dell’esercito israeliano a Gaza, secondo i dati forniti dalle stesse Forze di Difesa Israeliane (IDF) tramite Declassified UK. La Spagna occupa il 21° posto nella classifica dei cittadini stranieri nelle file israeliane. Non risulta alcuna indagine da parte dell’Audiencia Nacional né della Procura per possibili crimini di guerra o genocidio.
Al contrario, proprio queste stesse istituzioni indagano, arrestano e processano gli attivisti internazionali filopalestinesi. Il governo ha conferito la Gran Croce dell’Ordine Reale di Riconoscimento Civile alle Vittime del Terrorismo a una soldatessa ispano-israeliana morta il 7 ottobre 2023, senza che vi sia un equivalente per le vittime ispano-palestinesi.
Altre continuità: un fondo israeliano ha concluso affari con una delle aziende spagnole più sovvenzionate; il Governo sovvenziona filiali israeliane del settore degli armamenti; la Procura ha chiesto l’archiviazione del procedimento contro i dirigenti di Sidenor per la vendita di acciaio alla Israel Military Industries destinato alla produzione di armi; e il Governo ha permesso all’Audiencia Nacional di esaminare l’estradizione negli Stati Uniti dell’attivista filopalestinese Fergie Chambers.
Il riconoscimento della Palestina e la denuncia del genocidio sono serviti da paravento morale mentre si mantengono (e in diversi casi si intensificano) relazioni nel campo degli armamenti, della tecnologia, dell’istruzione universitaria e della logistica, con oltre 1,2 miliardi di euro in contratti, transito di bombe e partecipazione diretta di aziende dello Stato spagnolo alla colonizzazione.
Repressione e riforma autoritaria dello Stato
Anche la repressione dei movimenti politici e sociali registra cifre da record. L’abrogazione della “Legge bavaglio”, uno dei cavalli di battaglia delle precedenti campagne del PSOE, non è stata attuata nonostante le promesse di abrogarla “non appena fossero arrivati al governo”.
Niente di più lontano dalla realtà: sono passati otto anni di “governo progressista” e la “Legge bavaglio” rimane in vigore come efficace strumento repressivo contro la classe operaia. Dalla sua approvazione sono state comminate oltre 1.380.000 sanzioni per un importo superiore a 1.300 milioni di euro; solo nel 2023 sono stati registrati 284.512 verbali (+17%).
Il rapporto «Difendere chi difende» (2025) registra 380 casi di violazioni del diritto di protesta, quasi 2.000 incidenti e oltre 1.700 persone coinvolte direttamente in relazione a questa legge, una tendenza che si è ripetuta anno dopo anno.
La repressione del 2025 si è concentrata sulla solidarietà con la Palestina (90 casi), sul diritto alla casa e sugli occupanti (67) e sull’antifascismo (≈61). Solo a Iruñea (Navarra), nel corso del 2026 sono state registrate quattro operazioni di polizia contro gli antifascisti; nessuna, invece, contro i fascisti.
Sono aumentati anche i casi di brutalità poliziesca, arresti, multe e sono state registrate fino a 13 gravissime infiltrazioni della polizia nei movimenti sociali, denunciate persino dall’ONU. Il governo spagnolo, lungi dal sanzionare queste pratiche, le ha giustificate pubblicamente, ha promosso i vertici della polizia responsabili e ha sanzionato i giornalisti, oltre ad aver punito e arrestato gli attivisti che hanno indagato sui casi. Nel frattempo, il movimento per il diritto alla casa accumula centinaia di migliaia di euro in multe per resistenza agli sfratti.
Nel febbraio 2026, il Congresso ha approvato definitivamente la proposta di legge di Junts (concordata con PSOE, PP e Vox) che modifica il Codice penale per imporre pene detentive da 6 a 18 mesi in caso di tre furti minori reiterati, anche se il valore complessivo non raggiunga i 400 euro. Persino i partner di coalizione del PSOE (Sumar, Podemos, EH Bildu e BNG) hanno votato contro, denunciando che la misura criminalizza la povertà e la sopravvivenza dei migranti e delle persone emarginate.
Nell’ottobre 2026, il Senato ha approvato (PSOE + PP + PNV) la riforma della Legge Organica Generale Penitenziaria che riconosce ai secondini lo status di agenti dell’autorità e conferisce loro la presunzione di veridicità, invertendo l’onere della prova nelle denunce di maltrattamenti.
La Polizia Nazionale e la Guardia Civil hanno ampliato il proprio arsenale di pistole elettriche Taser fino a 3.400 unità (3.000 PN + 400 GC; la GC prevede di aggiungerne altre 800 entro il 2028). Tra il 2025 e i primi 77 giorni del 2026 sono state utilizzate in 185 occasioni (una ogni 57 ore), e il Ministero dell’Interno non ha traccia di alcun procedimento disciplinare per uso improprio.
La morte di Haitam Mejri (Torremolinos, dicembre 2025) dopo più di dieci scariche è stata archiviata senza interrogare gli agenti. Da gennaio 2020 a maggio 2025 sono stati registrati almeno 148 «decessi» in stato di custodia o nel corso di interventi della Polizia Nazionale e della Guardia Civil (43 «accidentali», 12 «suicidi», 93 «naturali»; per coincidenza, nessuno è stato classificato come omicidio).
Nel 2023, secondo il Meccanismo Nazionale di Prevenzione della Tortura, almeno 29 agenti di polizia stavano scontando una pena per tortura o maltrattamenti (oltre a 59 per abusi sessuali e 43 per omicidi). Nel 2026 il «Difensore del Popolo» si è rifiutato di redigere una relazione straordinaria sulla tortura nonostante la richiesta di 13 organizzazioni per i diritti umani.
La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato lo Stato spagnolo ben 13 volte per non aver indagato su casi di tortura; l’attuale ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska era giudice istruttore in sei di questi casi. Nell’aprile del 2026, il Movimento Antirepressivo di Madrid ha smascherato l’ultima agente infiltrata («Fátima García Vázquez»), la tredicesima scoperta nei movimenti sociali e politici nelle ultime due legislature.
Negli stadi di calcio professionistico, all’inizio della stagione la Commissione Antiviolenza ha inasprito le misure relative all’accesso ai campi e alle norme nelle tribune dei tifosi: controlli sull’alcol, un solo megafono autorizzato, divieto di messaggi politici o religiosi e multe fino a 50.000 euro per i club. Il caso dei tifosi dell’Indar Gorri (Osasuna) illustra l’intensità delle misure repressive: 351 multe (228.000 euro), 98 arresti e 52 anni di divieto di accesso in sole due stagioni, il che si traduce in 228.000 euro di sanzioni, una media di 1.000 euro di multa ogni 3,3 giorni e un arresto a settimana.
Sebbene il discorso ufficiale neghi l’esistenza, nello Stato spagnolo, di prigionieri politici e vittime di ritorsioni politiche, la verità è che il governo ha mantenuto e prolungato la detenzione di militanti indipendentisti, comunisti, antifascisti, sindacalisti e sostenitori di cause internazionali, applicando una politica penitenziaria di eccezione che esige il pentimento ideologico come condizione per ottenere benefici e nega la libertà anticipata persino ai malati gravi.
Pablo Hasel ha scontato più di cinque anni di carcere per canzoni e tweet, con altri 14 mesi ancora da scontare; circa 200 professori universitari di oltre 100 università di 24 paesi hanno chiesto il suo rilascio. Lucio García Blanco (PCE-r, 75 anni) è stato liberato il 26 aprile dopo aver scontato integralmente più di 30 anni di pena a Villabona, affetto da demenza senile, Alzheimer e lesioni croniche causate dalle torture; lo Stato gli ha negato la libertà condizionale perché non si era pentito e gli ha persino negato diverse visite. Ha effettuato 23 scioperi della fame.
María José Baños Andújar (GRAPO) è stata rilasciata il 30 aprile 2026 a seguito di un’intensa campagna di solidarietà, con un «quadro clinico devastante e a rischio imminente di morte». I 6 di Saragozza (antifascisti condannati a 4 anni e 9 mesi per aver manifestato contro un comizio di Vox nel 2019) hanno scontato due anni di detenzione nell’aprile del 2026; il governo ha concesso grazia parziale nel settembre 2025, che ha portato alla liberazione di Adrián e Javitxu, ma Imad e Daniel rimangono in carcere, avendo scontato 900 giorni di pena lo scorso 2 ottobre.
Le «6 di La Suiza» (sindacaliste di Xixón condannate a tre anni e mezzo per «coercizione») hanno ottenuto il terzo grado di detenzione otto giorni dopo il loro ingresso in carcere nel luglio 2025 grazie alla pressione sociale; il gruppo di sostegno Sofitu ha chiesto la piena libertà e la grazia.
Gli imputati di Berango (16 persone processate per aver accolto pubblicamente il prigioniero politico basco Ibai Aginaga nel marzo 2022, con richieste di pena che ammontavano a oltre 36 anni) sono stati assolti nel luglio 2026 dopo che è emerso che i rapporti della polizia si basavano su “collaboratori” sconosciuti e sull’assenza di prove concrete.
Asier e Youssef, militanti internazionalisti legati a Samidoun/Iranekin Bat, sono stati arrestati nel 2026 con l’accusa di «legami con Hezbollah» per aver gestito un canale Telegram sulla Palestina, organizzato raccolte fondi di solidarietà per il Libano e organizzato conferenze dell’ambasciatore iraniano. (Continua)
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