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Parole come pietre

In queste feste natalizie in piena pandemia, si sta palesando agli occhi di tutti quella che abbiamo spesso definiti come crisi della civilizzazione capitalistica.

A dimostrarlo sono le dichiarazioni del presidente della Confindustria di Macerata, Guzzini, sulla “leggerezza” dei morti da Covid rispetto al “retail” dell’economia. E’ stato costretto a dimettersi, ma è chiaro ormai che quel padrone delle ferriere ha detto quello che pensano, e dicono da mesi a mezza bocca, i suoi colleghi imprenditori.

Prima di lui, lo aveva fatto capire un altro presidente di Confindustria, quel Bonometti espressione dell’imprenditoria lombarda che, nel pieno della prima ondata della pandemia, affermava che “ora non farei il processo alle intenzioni, bisogna salvare il salvabile, altrimenti saremo morti prima e saremo morti dopo”. O anche che “Codogno è un paesino, si capisce che non fa testo”.

Quel Bonometti lì rivendicava infatti con orgoglio di aver fatto pressione su Regione e Governo affinché non venissero fermate le attività produttive mentre in Val Seriana, e tutta la Lombardia, le persone si ammalavano a migliaia e morivano come mosche.

Volendo aggiungere altro, non possiamo non segnalare l’europarlamentare della Lega, Angelo Ciocca, secondo cui nella somministrazione dei vaccini il valore di un magazziniere lombardo è superiore a quello di un ministeriale romano. Ridotti a merce, pesati in termini di Pil, come pecore al mattatoio…

Quando in questi anni abbiamo spesso segnalato che tirava aria di eugenetica sociale mentre si diffondeva la vecchia-nuova dottrina capitalista secondo cui, rivolti a noi, ci facevano intendere che “dovete morire prima!”.

Qualcuno l’ha presa come amara ironia e qualcun altro ci ha chiesto le prove. Per queste ultime, purtroppo, non abbiamo dovuto aspettare molto.

I dati della sindemia di Covid 19 stanno lì a dimostrarlo. Si, perché di sindemia e non di pandemia occorre parlare. Le disuguali condizioni sociali stanno facendo la differenza tra chi muore e chi no di fronte allo stesso virus. Il Covid 19 può colpire anche i potenti come Macron o Trump, o ricchi come Briatore e Berlusconi. Ma se scorriamo i nomi e le vite di chi è morto per il virus non vi troveremo né ricchi né potenti, tranne rarissimi casi.

A fronte di questo cinismo imperante e alla brutale selezione umana e sociale che ne deriva, non possiamo sottrarci dall’indicare il sistema capitalista dominante e i suoi disvalori di riferimento come i responsabili del piano inclinato sul quale stanno trascinando l’umanità in tutti i suoi aspetti: da quello sociale a quello ecologico, da quello sanitario a quello morale.

Infine, ma non per importanza, non possiamo non segnalare l’indecenza della classe politica posta a dirigere il nostro e gli altri paesi in questa emergenza epocale.

In un recente articolo del nostro giornale – Le stalle di Natale – abbiamo messo in fila tutte le ottusità, le incertezze e le conseguenze nefaste dell’azione del governo (e dell’opposizione) nel cercare di salvare capra e cavoli di fronte alla strage derivata dalla seconda (e non ancora ultima) ondata del virus.

Non abbiamo molto da aggiungere a quanto scritto in quello e in decine di altri articoli, con cui abbiamo seguito gli avvenimenti in questi e con cui abbiamo decostruito tutte le false verità che hanno cercato di negare l’evidenza: il primato dell’economia sulla vita umana nel capitalismo non è una eccezione, è la regola.

Se non si rovescia il paradigma, prepariamoci ad affrontare un imbarbarimento molto superiore a quello che abbiamo visto ad oggi.

Proprio per questo occorre arrivarci preparati e non come sprovveduti, con la testa rivolta in avanti – non all’indietro – e consapevoli che il nemico non prevede una visione diversa dalla propria.

E’ evidente a tutti che anche quello di Natale non sarà un pranzo di gala!

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1 Commento


  • Pasquale

    …”Le persone sono stanche di questa situazione, bisogna riaprire e anche se qualcuno morirà, pazienza”.
    Il pensiero dominante della borghesia industriale è racchiuso tutto in questa frase pronunciata da Domenico Guzzini, un imprenditore che produce caffettiere bombate, presidente di Confindustria Macerata parlando delle ricadute economiche della pandemia, nel corso di una conferenza online e a cui i media di regime hanno dato poco rilievo. Sembrerebbe che in seguito, accortosi dell’infelicità della frase esclamata, si sia scusato e dimesso. La salute dei lavoratori, di chi, cioè, produce veramente la ricchezza del Paese, è ancora una volta messa in secondo ordine per avvantaggiare il profitto della grande imprenditoria che pensa esclusivamente al proprio interesse. Il caso di Bergamo a marzo scorso, quando proprio per favorire il profitto, continuando a tenere aperte le attività produttive, si è lasciato correre il contagio in modo del tutto irresponsabile non ha insegnato niente. Nessuno dimentica, infatti, la pressione che è stata esercitata sul governo dai poteri forti della grande industria del nord, con la quale, opponendosi alla chiusura delle fabbriche hanno contribuito non poco alla strage da coronavirus della prima fase della pandemia.
    Chiedono sacrifici, i padroni del vapore, dicendo ai lavoratori di essere tutti sulla stessa barca. Ma non è vero. Le loro condizioni non sono quelle degli operai.
    I capitalisti, come è in genere nella loro natura, salvo casi eccezionali, sono solo degli sfruttatori, che si concedono il lusso di parlare così perché, a rischiare la salute e la vita ogni giorno nelle aziende e sui cantieri, non sono loro ma i lavoratori, che continuano a lavorare quasi sempre senza misure di sicurezza e specie in questo periodo di pandemia, in molti casi, ancora oggi non hanno le dotazioni dei dispositivi personali per prevenire il contagio da coronavirus. La salute di tutti non può essere sempre sacrificata a discapito del profitto di pochi. Anche Francesco pensa che la semplice libertà economica non deve mai prevalere sulla concreta Libertà di ogni uomo e sui suoi diritti.
    Disgraziatamente il mondo del lavoro è regolato dalle leggi del liberismo, il profitto e l’economia di mercato a scapito della salute, della democrazia e della dignità umana. L’unico metro con cui ragiona la classe borghese è quello dei guadagni creati dal profitto, che a sua volta è generato da tutti i lavoratori che quella ricchezza la producono e non possono goderne. Purtroppo in Italia, come nella maggioranza dei paesi occidentali, persiste un sistema puramente capitalista che di conseguenza convalida e supporta tutto ciò. Questo virus ha messo a nudo il nostro modo di essere, i nostri sistemi di vita. Fra la gente regna la confusione assoluta, perché sono ormai cadute convinzioni e teorie consolidate. Solo se si comincia a riflettere seriamente su tutto ciò che sta accadendo si può veramente capire il futuro che si vuole costruire. E’ la più grande occasione per non tornare come prima. Se si vuole continuare a essere schiavi di un potere che annichilisce la vita di ognuno o se sia veramente ora di considerare un cambiamento epocale innescando, questa volta si, un virus che contagi le menti nel senso di apertura verso una rivoluzione che conduca sulla via di un mondo nuovo costruito su lavoro vero e appassionante, che attragga, e non sia più ripugnante perché servile, ma che diventi una autentica celebrazione della Libertà.

    Pasquale Aiello

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