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Dalla buvette al bar

In effetti si può dire che “la politica” si sia avvicinata al popolo. Anche dalle chiacchiere al bar sotto casa, ormai, si può ricavare una sorta di “editoriale popolare”, perché la differenza di livello è praticamente scomparsa. I parlamentari, per fare bella figura, cercano le citazioni su “aforismi.it”, e tutti se ne accorgono immediatamente. Poi c’è quello che vuole esagerare e fa “il piccolo chimico” ballando tra il carbonio e il glucosio, per poi approdare al voto di fiducia al governo.

Mai, bisogna dire, c’era stato un ceto politico così infimo. La carta velina, al confronto, ha un vero spessore. E sarà per questo che Conte e pochi altri sembrano avere “una statura”.

Difficile pure commentare il nulla… Dalla tragicommedia in Senato emerge un quadro clinico da encefalogramma piatto e un livello politico decisamente indecente.

Il governo non ha una maggioranza e non c’è nessuna maggioranza alternativa credibile. Il pattuglione di parlamentari pronti a tutto può stare in qualsiasi schieramento, purché la contropartita sia interessante, tirandoli via dalla bouvette. Ma nessuno ha granché da offrire, visti i chiari di luna che si prospettano da qui a qualche mese.

In una situazione istituzionale del genere la cosa più logica sarebbero le elezioni. Ma in piena pandemia, tra un caffè da asporto e una saracinesca chiusa, sarebbe un azzardo far uscire tutti insieme di casa 46 milioni di elettori incazzati per aver perso un anno di vita, reddito, occasioni, socialità. Sia per motivi sanitari che politici… Per non dire del Recovery Plan che rischia di saltare.

Però…

Due elementi, nel tourbillon di fesserie sparate ad alzo zero in questi giorni, ci sembrano indicativi per il prossimo futuro.

Il primo è arrivato durante il lungo e piatto discorso di Conte in Senato, dove chiedeva la fiducia e gridava “aiutateci!”. E’ apparso piuttosto nitido il riferimento al malessere sociale che rischia di diventare rabbia e violenza. Un appello manifestamente rivolto a quanti, dentro e fuori la maggioranza, vorrebbero eliminare qualsiasi sussidio o “ristoro”, concentrando tutte le spese in favore delle aziende (che hanno comunque avuto il 50% dei circa 100 miliardi impegnati fin qui dell’esecutivo).

Il secondo, decisamente più trasparente, è arrivato mercoledi: entrambe le Camere hanno approvato all’unanimità lo scostamento di bilancio di 32 miliardi richiesto dal governo. Al Senato 291 sì, nessuno contro; alla Camera 523 voti favorevoli e solo 3 contrari.

Prove per il “governo di salvezza nazionale”, unica soluzione che consenta di evitare le urne e arrivare all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica in modo “condiviso”.

Su tutto domina ovviamente la montagnola di miliardi del Recovery Fund, che devono obbligatoriamente essere impiegati secondo le indicazioni dell’Unione Europea, altrimenti si fermeranno alle prime tranche.

E, visto quel che sta accadendo in altri Paesi (per esempio in Spagna), non c’è dubbio che l’attuale personale di governo sia ritenuto a Bruxelles, e pure al bar, completamente inadeguato. Troppa gente convinta di dover difendere una bandierina elettorale, oppure micro-clientele che dovranno essere affossate. Troppo basso il livello di competenze medio, e dunque anche il tasso di obbedienza, o di credibilità.

Soprattutto la pattuglia dei Cinque Stelle deve scomparire, salvando magari qualche “giovane virgulto” che ha scoperto la luce sulla via di Damasco (imbarazzante quanti vecchi marpioni della politica stiano in queste settimane ricoprendo di elogi Luigi Di Maio, “europeista” e “atlantista” di fresca conversione).

Il povero Conte sarà comunque ringraziato per aver stroncato la carriera dei “due Mattei”, autentici campioni da balera, in grado di ballare una sola estate e poi sparire.

Ora vedremo l’estremo tentativo di accrocco – una pattuglia di “responsabili-costruttori” riforniti di nome e simbolo per farne un “partito” – e provare a tirare avanti. Ma è ovvio che tenere insieme con il vinavil una maggioranza tirata da tutte le parti, da forze potenti (Confindustria appare persino tra quelle minori, in fondo), è un obiettivo di breve durata.

Per governare “all’europea” – secondo quei dettami, più che con quello stile – servono funzionari che non vadano imbeccati ogni giorno. Gente che sa già che fare perché ne discute da anni. Tanti piccoli Gualtieri, insomma. Con in testa un “condottiero” credibile a Bruxelles come al bar, che non debba preoccuparsi di trovare consensi nelle urne future.

I nomi? Sono sempre quelli, da Draghi a Cottarelli. E il programma, idem: un bagno di sangue “con caratteristiche greche”.

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