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Los tres caballeros vannacciani, vecchi democristiani

Ieri alla Camera è andata in scena l’ennesima vergognosa pagina sul coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina. C’è stato infatti il via libera dell’Aula alla fiducia posta dal governo sul decreto Ucraina, con 207 sì, 119 no e 4 astenuti. Il prossimo appuntamento sarà nella settimana dal 24 al 26 febbraio” dove al Senato è previsto l’esame del decreto Ucraina.

Questo governo, in poco meno di tre anni e mezzo, è ricorso ben 107 volte al voto di fiducia per tenersi a galla e lo ha fatto sulla quasi totalità dei 120 decreti presentati dal Consiglio dei Ministri. 

Aiuti a Kiev, fiducia ok Vannacci col governo, ma è sfida sui balneari”.

Il titolo un pò paradossale di un ampio articolo de La Stampa  ci consegna plasticamente l’immagine della pochezza del personale politico oggi a disposizione nelle sedi istituzionali, ma che ha la pretesa di gestire il paese.

La distanza siderale tra la profondità dei problemi e delle crisi all’ordine del giorno – vedi i casini nel vertice europeo in corso nel castello di Alden Biesen o i sabotaggi sulla strada di un possibile negoziato di pace sull’Ucraina – e la miseria politica dello scenario politico italiano, ormai stride come unghie su uno specchio, un rumore insopportabile.

I fascistoni dichiarati del gen. Vannacci, ultima variante sul tema, non fanno eccezione. La pattuglietta di deputati di Futuro Nazionale si dice pronto alla sfida.

Intanto hanno già calato le braghe votando la fiducia al governo sul decreto per altri soldi e armi all’Ucraina, ma dicono di aspettare al varco solo che arrivi in Aula un provvedimento economico: “Allora potremo presentare emendamenti per aiutare gli italiani sulle bolletteo sul taglio delle accise sulla benzina. “Magari proporremo anche quello, visto che Meloni sul diesel le ha alzate”. E poi arriva finalmente la profondità strategica (sic!): “Vogliamo tendere una mano ai balneari”, avvertono i deputati fascistissimi fedeli ai pirati del bagnasciuga.

I vannacciani, con spirito decisamente democristiano, hanno votato infatti la fiducia al governo e al tempo stesso hanno detto “no” al decreto sull’Ucraina.

Insomma, il primo test parlamentare dell’ultima covert action di Renzi (come emerso nei giorni scorsi), si muove in equilibrio tra il ridicolo e il servilismo. Qualcuno oggi richiama un famoso aforisma di Totò: “forse il coraggio ce l’ha, ma è la paura che lo frega”.

A confermare il livello del personale politico di governo c’è poi sempre “Gasperino” Tajani che non si smentisce mai: “Ma perché siete tutti così agitati? Perché mi fate tutte queste domande?”, ha risposto ai giornalisti che cercavano con insistenza una battuta su come vedeva una maggioranza sostenuta anche dai fascistoni di Vannacci.

Ma se a destra si procede “sulla fiducia” e si sguazza nel grottesco, nel centro-sinistra non va molto meglio.

Per il Pd, in Aula, ha preso la parola l’ex segretario Ds Piero Fassino: “Con la fiducia volete evitare un dibattito che avrebbe messo a nudo le ambiguità di una maggioranza condizionata da settori filoputiniani” e con questo presupposto Fassino ha comunicato che dunque – come Pd – “voteremo sì all’invio di aiuti militari e umanitari all’Ucraina”. Una posizione perfettamente democristiana e complementare a quella dei vannacciani, che invece hanno votato al contrario.

E’ un chiaroscuro in cui, direbbe Gramsci, si manifestano i fenomeni più morbosi. E in questo chiaroscuro si muove come un pesce nell’acqua un personaggio come Renzi, il quale sembra aver avviato le grandi manovre per condizionare e sgretolare anche il Pd.

Ultima in ordine di tempo è la defezione dell’eurodeputata Gualmini, mentre il renziano interno Guerrini (non a caso presidente di quello scrigno che è il Copasir) lascia intendere che il sostegno militare all’Ucraina deve diventare la linea ufficiale del partito e non più oggetto di differenziazioni.

E’ evidente che ogni volta che si guarda dentro le sedi ufficiali della “politica” se ne esce con le mani nei capelli. Il risultato è che quando la società viene chiamata a votare ormai la metà se ne resta a casa. Sbagliano, ma è difficile dargli torto.

E’ difficile sentirsi decisivi in questa sorta di danza immobile che avviluppa gli apparati politici e mediatici e alimenta scientificamente lo scetticismo negando, rimuovendo o criminalizzando ogni alternativa all’esistente.

Ma è proprio questa la sfida che ci sentiamo di voler affrontare, a cominciare dal referendum del 22/23 marzo, dando il dovuto peso politico e sociale ad un NO chiaro e tondo a questo governo.

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