Un dibattito necessario
L’autocritica rappresenta il primo dovere dei comunisti. Per questo penso che la discussione avviata da Luciano Vasapollo sul partito sia un atto profondamente comunista, che ci impegna a recuperare presenza e partecipazione nella vita politica del nostro Paese, non per quella che vorremmo che sia, ma per quella che è e potrà concretamente essere in futuro.
L’agire dei comunisti deve essere, sopra ogni cosa, pragmatico. Il materialismo dialettico ci insegna che ogni determinazione della natura crea al proprio interno le condizioni per il superamento della propria esistenza attuale e per la nascita di una realtà nuova.
Allo stesso modo, il rinnovamento della società assume forme continuamente diverse, che non seguono schemi predeterminati e sono perciò molto difficili da analizzare e impossibili da prevedere con precisione. Ne deriva che la ricetta per l’azione non può essere sempre la stessa.
Se la storia non si ripete mai, a maggior ragione occorre comprenderne a fondo gli insegnamenti. In una realtà complessa e in continua trasformazione, essa rappresenta una guida insostituibile. Altrettanto importante è la capacità di cogliere ciò che il presente offre alla nostra sensibilità e alla nostra capacità di analizzare, comprendere, immaginare e desiderare.
Socialismo e mercato
Chiunque si professi marxista converrà che, se il socialismo non fosse una tendenza storica reale, i comunisti dovrebbero, per coerenza, cessare di esistere. Interrogarsi oggi sulla possibilità concreta del socialismo non è fuori luogo, soprattutto di fronte a chi vuole imbrigliare il processo storico in un paradigma precostituito.
Molti pensano che il socialismo non possa esistere senza abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, del lavoro salariato e delle relazioni di mercato. In realtà, nessuno Stato socialista ha potuto rinunciare a questi dispositivi sociali; né, verosimilmente, l’umanità potrà farne a meno ancora per molto tempo.
I governi socialisti che hanno provato a cancellare la proprietà privata dei mezzi di produzione hanno conseguito, in molti casi, importanti risultati sul piano economico e sociale, ma hanno fallito, alla lunga, nel compito fondamentale di sviluppare le forze produttive del proprio Paese. Per un marxista non può esistere fallimento più grande.
Al contrario, i governi socialisti che hanno saputo impiegare le forze del mercato hanno portato i propri Paesi a svilupparsi e, in alcuni casi, persino a superare i Paesi capitalisti sotto molti aspetti.
Se non accetteremo di fare i conti con queste evidenze storiche, nessun passo avanti sarà possibile né sul piano teorico né su quello pratico. Non si tratta di elaborare il lutto per le nostre convinzioni continuando, in cuor nostro, a rimpiangere un mondo ideale che arriverà forse tra secoli.
Occorre invece abbandonare la presunzione di avere la ricetta pronta per socialismo. In particolare, come Europei, dobbiamo ammettere di aver fatto più male che bene nei nostri esperimenti socialisti e, cosa più grave, di non essere stati finora capaci di imparare dagli errori commessi.
Per rimediare, dobbiamo comprendere a fondo la lezione offerta dal movimento comunista extraeuropeo, invece di rinchiuderci in un recinto ideologico e impartire lezioni al resto del mondo.
Il partito nuovo
Dati i presupposti appena descritti, l’autocritica è indispensabile e benissimo ha fatto Vasapollo a stimolarla.
Oggi più che mai, serve all’Italia una grande formazione politica di massa, che «rompe con gli schemi di un chiuso classismo corporativo, che respinge ogni posizione di massimalismo avventuristico e parolaio, che non vive di mitiche attese», ma «esige nel presente il lavoro per fare delle masse operaie la guida di un grande movimento democratico e rivoluzionario»1.
Secondo Togliatti, il «partito nuovo» doveva lottare per «una democrazia combattiva, che difenda la libertà […] rendendo impossibile ogni rinascita reazionaria, una democrazia che sia attivamente antifascista e antimperialista e perciò veramente nazionale, popolare e progressiva»2.
Chi potrebbe negare l’urgenza di un tale compito nella disastrosa situazione odierna? Oggi come ieri, non si tratta di sostituire un governo con un altro all’interno di compatibilità prestabilite, ma di perseguire la trasformazione in senso progressivo dell’intero sistema economico, sociale e politico.
All’Italia di oggi serve una terza repubblica capace di mantenere le promesse disattese dalla prima, attuando finalmente la costituzione e superando l’esperienza fallimentare degli ultimi quattro decenni. Un obiettivo di questa portata richiede al partito nuovo una politica di coalizione lungimirante, capace di attrarre tutte le forze sane della società italiana, senza altre preclusioni oltre a quelle, invalicabili, dell’antifascismo e dell’antimperialismo.
Richiede, in particolare, di respingere le derive identitarie e di promuovere con coraggio i processi di aggregazione necessari per offrire alla società italiana una prospettiva generale di trasformazione.
Il partito nuovo deve impedire che, come è accaduto in passato, lo scontro politico interno si trasformi in guerra civile. Esistono ragioni di principio contro la violenza politica, che riflettono quelle contro la violenza in generale. A queste ragioni va attribuito un peso particolare, data la pesante eredità storica che portiamo sulle spalle come italiani ed europei.
Allo stesso tempo, i fascisti devono avere chiaro che non troveranno mai gli antifascisti impreparati o inermi. Né il partito nuovo farà mai mancare la solidarietà attiva ai processi di resistenza nel mondo, fino al giorno in cui i crimini dell’imperialismo e del colonialismo saranno definitivamente giudicati e consegnati alla storia.
Un programma per la pace
Il partito nuovo che serve oggi all’Italia deve ereditare il meglio del passato ma non può esserne un semplice riflesso. Troppo grandi e troppo inedite sono le sfide che il futuro ci pone.
L’Italia sta declinando drammaticamente su tutti i piani, e prima di tutto su quello morale. Il dovere dei comunisti è mettersi al servizio del popolo italiano per aiutarlo a risalire la china. Per fare ciò, è necessario da una parte identificarsi pienamente con le aspirazioni del popolo e, dall’altra, impegnarsi per capire come concretamente esse possano essere soddisfatte, aiutando il popolo a non cadere più vittima dei demagoghi che lo vogliono ingannare. Per questo la guida del Partito è insostituibile, e bene ha fatto Vasapollo a richiamarne l’importanza.
Il primo impegno di una nuova politica deve essere la pace, che è la più preziosa alleata del socialismo e la più grande amica della rinascita economica dell’Italia. La Costituzione sia il faro, senza cercare rotture traumatiche con gli alleati, ma neppure accettando compromessi sui principi di una politica estera che trovi il proprio baricentro nel rafforzamento del sistema multilaterale centrato sulle Nazioni Unite, nella risoluzione negoziata delle controversie internazionali e nel rispetto dei principi di non aggressione e di non interferenza negli affari interni degli altri Paesi.
Al tempo stesso, è necessario richiamare la comunità internazionale al dovere di saldare quanto prima il proprio debito storico nei confronti del popolo palestinese operando, in coerenza con i principi della carta delle Nazioni Unite, per la fine dell’occupazione sionista della Palestina.
La pace si costruisce sul rispetto del diritto internazionale e sullo sviluppo di relazioni cooperative in ambito economico, politico e sociale tra governi e popoli. Per questo, il partito nuovo comprende che l’internazionalismo consiste oggi nella costruzione di un sistema di relazioni internazionali basato su principi equi e condivisi.
In questo sistema, ogni popolo che rispetti i principi della convivenza comune deve essere libero di scegliere autonomamente la propria strada in ogni campo. Non devono esistere Paesi che guidano altri Paesi, né alleanze militari, aggressioni o sanzioni unilaterali. Il partito nuovo deve improntare i propri rapporti internazionali al rispetto di questi principi e prestare particolare attenzione a non interferire, con la propria azione politica, negli affari interni degli altri Paesi.
La rinascita economica dell’Italia
Un quadro di relazioni internazionali pacifiche e orientate allo sviluppo condiviso rappresenta oggi la base indispensabile per delineare un futuro diverso per il nostro Paese. L’Italia potrà rinascere solo se saprà aprirsi alla cooperazione paritaria tra i popoli.
Ma questo non basterà se non sapremo valorizzare pienamente le capacità dei nostri lavoratori. L’Italia continuerà a declinare finché l’impegno ad apprendere e a lavorare con onestà e dedizione sarà svalutato da un sistema fiscale, normativo e contrattuale che non assicura salari adeguati e condizioni di lavoro dignitose a gran parte dei lavoratori presenti sul territorio nazionale.
Serve giustizia per i lavoratori, e insieme serve una maggiore spinta verso l’innovazione tecnologica, che possa favorire uno sviluppo di qualità e accelerare la transizione climatica. Finché la nostra economia resterà dipendente da una monocultura turistica, sarà molto difficile creare buoni posti di lavoro per i giovani. Su questa base, è necessario costruire una relazione proficua con quella parte dell’imprenditoria nazionale che rifiuta di sopravvivere parassitando il bilancio pubblico, grazie a privilegi corporativi e a salari sempre più bassi.
Per assolvere ai propri doveri nei confronti delle nuove generazioni, il partito nuovo deve porre al centro della propria politica economica lo sviluppo di forze produttive di alta qualità. Per questo occorre orientare la spesa pubblica a sostegno dell’innovazione, della ricerca pacifica e dei servizi pubblici, garantendo sempre la dignità dei lavoratori che li erogano. Occorre invece tagliare i trasferimenti ingiustificati alle imprese e i sostegni ai profitti dei monopoli privati, in particolare a quelli del complesso militare-industriale, riducendo drasticamente le spese militari.
Al tempo stesso, il partito nuovo deve promuovere la sovranità tecnologica dell’Italia e una ferma politica di regolazione dei monopoli privati. In questi ambiti, il ruolo dell’impresa pubblica, se gestita con criteri di efficienza, è essenziale. L’economia nazionale si rafforza attraverso la concorrenza tra imprese private e imprese pubbliche forti, che perseguano obiettivi di interesse generale senza creare oneri aggiuntivi per il bilancio statale. Tra tali obiettivi rientra prioritariamente la produzione di energia sostenibile e a basso costo.
Il rinnovamento democratico
I finanziamenti più ingenti, da soli, non bastano. Il cambiamento di cui abbiamo bisogno sarà possibile solo se sapremo dare centralità alla cultura, alla scienza e alla tecnologia in tutti gli ambiti della società italiana, contrastando ogni rigurgito irrazionalista e passatista.
Nel fascismo si concentrano gli residui più retrivi del passato, che da decenni ostacolano il rinnovamento della cultura nazionale, e i peggiori vizi morali, che impediscono di immaginare un futuro diverso per il nostro Paese. Il legame tra democrazia progressiva, antifascismo e rinascita economica risulta così evidente. La trasformazione della struttura e della sovrastruttura della società italiana deve procedere di pari passo.
I padri costituenti hanno attribuito rango costituzionale ai partiti che, rendendo effettiva la partecipazione attiva del popolo alla vita politica del Paese, contribuiscono ad attuare il principio democratico dell’autogoverno. Nel quadro della democrazia costituzionale, questo principio deve essere contemperato con il rispetto delle garanzie individuali, ma non può essere svuotato dal peso preponderante di un potere economico concentrato in un numero sempre più ristretto di mani.
La fine della Prima Repubblica ha aperto una crisi profonda e tuttora irrisolta, perché dalle macerie di allora non è emerso un sistema di partiti compiutamente democratico. Al contrario, è seguito un arretramento su tutti i piani. Alla crescente debolezza della partecipazione popolare alla vita politica ha corrisposto la sottomissione del potere politico alle istanze corporative, agli interessi di una grande borghesia nazionale sempre più parassitaria e a quelli dei monopoli esteri.
Nella situazione attuale, i partiti agiscono principalmente in funzione di questi ristretti interessi economici. Per questo è necessaria, prima di tutto, una riforma democratica dei partiti, che li riconduca alla originaria funzione costituzionale. I partiti rinnovati assicureranno la necessaria mediazione tra società civile e macchina statale, accorciando le distanze storicamente ampie, soprattutto nel nostro Paese, tra governanti e governati. Lo Stato italiano cesserà finalmente di operare come un’entità contrapposta alla società.
La rinascita dell’Italia richiede un programma che rafforzi la partecipazione politica e rigeneri la vita democratica e istituzionale. Il partito nuovo potrà sviluppare pienamente la propria azione soltanto all’interno di un quadro politico e istituzionale rinnovato, nel quale le attuali divisioni siano superate ponendo l’intero sistema politico su solide basi antifasciste e antimperialiste.
Una nuova stagione politica
La distanza tra gli obiettivi che dobbiamo porci e la situazione in cui ci troviamo attualmente può apparire scoraggiante. Deve sostenerci, tuttavia, la fiducia che il popolo italiano possa risollevarsi, come ha fatto in passato, dalla difficile condizione in cui è caduto.
In questo momento potrebbe sembrare che le dure lezioni impartite dalla storia siano state completamente dimenticate e che fascismo e razzismo abbiano conquistato il consenso della maggioranza dell’opinione pubblica. Le mobilitazioni antimperialiste dell’autunno passato e il successivo voto referendario hanno invece dimostrato che nel Paese esiste ancora una maggioranza non disposta a vedere calpestati i valori della repubblica antifascista.
L’attaccamento del popolo alla democrazia rappresenta un argine contro ogni progetto autoritario e può costituire la base per una nuova stagione politica. Non tutto dipende da noi, ma dobbiamo fare al meglio la nostra parte affinché questa stagione diventi realtà.
1 Intervento di Togliatti alla Conferenza dei partiti comunisti e operai di Mosca del novembre 1957, in Problemi del movimento operaio internazionale 1956-1961, 1962, pp. 253-267.
2 P. Togliatti, Partito Nuovo, Rinascita, a. I, n. 4, ottobre-novembre-dicembre, 1944 (in P. Togliatti, Opere Scelte, Editori Riuniti, 1974).
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
