Le migliaia di persone, soprattutto giovani e giovanissimi, che ieri hanno riempito le strade di Torino, Milano, Roma, Bologna, Firenze, Genova, Napoli sono la rivelazione visibile che la strada della militarizzazione e dell’autoritarismo intrapresa dal governo non sarà un pasto gratis, al contrario.
Il tentativo di soffocare le crescenti contraddizioni sociali su carovita, economia di guerra, bassi salari restringendo le libertà politiche e l’agibilità democratica, incontra delle resistenze popolari e giovanili crescenti e per molti aspetti “indomite”, insoumis appunto, come in quella Francia che anche ieri ha visto una mobilitazione di massa contro l’autoritarismo e le misure lacrime e sangue del governo.
E’ stato scritto, giustamente, che quella di ieri è stata “una risposta di massa potente e determinata che ha polverizzato la strategia del terrore orchestrata dal governo Meloni e dall’apparato mediatico” dopo gli avvenimenti di sabato e domenica scorsi e che ha prodotto il risultato di far incazzare tanti, molti di più di quelli che erano gli oppositori “consolidati” del governo.
Nelle ore precedenti gli appuntamenti “informali” nelle piazze di ieri, abbiamo assistito infatti nelle principali città – e con un picco a Milano – ad una vera e propria operazione di guerra psicologica e repressiva.
Perquisizioni a tappeto nella mattinata, fermi per le strade di centinaia di ragazzi – spesso minorenni – con individuazione “a vista” (abbigliamento, taglio di capelli, età), ostentazione dei militari per le strade di Milano, polizia nelle stazioni delle metropolitane nelle periferie, piagnistei dei soliti bottegai.
Parallelamente veniva amplificata dai mass media la ridicola versione che il tutto avesse come unico mandante e cervello un trentenne e istruito italo-marocchino, che in mattinata era stato fermato e indagato addirittura con l’accusa di “istigazione al terrorismo” in quanto gestore di una pagina Telegram.
L’obiettivo era quello di una prova di forza del governo inoculando paura, dubbi, tensioni. Ma alla luce di quanto abbiamo visto nelle strade di Torino, Milano, Roma, Bologna, Firenze il dispositivo intimidatorio dell’esecutivo ha fallito il suo obiettivo, e non è bastato nè a cancellare la rabbia consapevole di una nuova generazione né la sua crescente saldatura con altri segmenti della società che non ne possono più di prezzi e affitti alle stelle, bassi stipendi, precarietà, difficoltà del vivere quotidiano, soldi buttati nella guerra in Ucraina o nelle nuove spese militari.
Dunque migliaia e migliaia di giovani ieri – a cominciare proprio da Milano – hanno sfidato il clima di militarizzazione e hanno trovato il modo di riprendersi le piazze, in tanti, a mani nude, a volto scoperto, lasciando perdere le vetrine ai piagnucolosi commercianti.
In alcune città il prezzo come a Bologna e Torino è stato alto a causa della violenza poliziesca. Un dato questo ormai consolidato in città dove la gestione dell’ordine pubblico è da tempo in mano ai teorizzatori della mano dura. Da altre parti – e con diverse modulazioni – l’affrontamento è stato meno duro.
Migliaia di giovani – e via via non solo giovani – ieri hanno scelto di metterci la faccia nelle piazze, di rischiare in prima persona e di far sapere a tutti che le disuguaglianze sociali e le restrizioni della democrazia non sono sopportabili all’infinito senza reagire.
Nelle manifestazioni di ieri si sono visti meno i giovani delle seconde generazioni, sottoposti ad una criminalizzazione impressionante e utilizzati come pretesto per creare allarmismo e consenso di stampo razzista intorno alle misure autoritarie del governo, ma che tendenzialmente e inevitabilmente potranno cominciare a riconoscere la strada della propria emancipazione nell’aggregazione collettiva con gli altri settori della società.
Quella che possiamo definire l’Italia insoumise adesso si è data appuntamento per venerdi 30 ottobre in decine di città per lo sciopero generale convocato da Usb e amplificato a livello globale dallo sciopero internazionale di portuali, contro la guerra e le sue conseguenze sulla vita di milioni di persone. Un appuntamento da gestire con la determinazione e la maturità che richiede una situazione straordinaria e ricca di potenzialità da non disperdere.
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