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Fascismo senza dittatura

L’Italia è governata, è bene ricordarlo a chi non se ne fosse ancora accorta, dall’estrema destra.

Questo intervento ha uno scopo ben preciso: quello di lanciare un appello per lo sciopero generale, da svolgersi ben prima di quel 28 Gennaio indicato dalla FIOM quale data della discesa in piazza dei suoi associati.

Dobbiamo fare di tutto perché la FIOM non resti isolata ma si collochi al centro di un vasto movimento di opposizione, che oggi manca nello specifico del terreno politico, e che va urgentemente costruito.

Non coltiviamo il mito soreliano dello sciopero generale quale arma “finale” della classe operaia, troppa acqua è passata sotto i ponti per poterci illudere dei miti, di qualsiasi tipo e natura: figuriamoci poi dell’illuderci di leader presuntamente carismatici.

Lo sciopero generale al quale pensiamo e che indichiamo quale obiettivo immediato del movimento è, però, “sciopero generale politico”: inteso nel senso, cioè, del rappresentare un momento di cesura nella storia minima di questo Paese, di passaggio dalla politica del “non rischio” (“se perdiamo il referendum firmiamo”) ad una politica provvista finalmente di una logica sulla base della quale le classi subalterne rialzano la testa, dopo la grande crisi partita dagli anni’80 del neo-liberismo, del decisionismo, della governabilità, dell’adeguamento da parte della sinistra storica a tutti i modelli proposti, via, via dall’avversario, fino alla perdita completa di una identità teorica, culturale, politica e della riduzione della sinistra a luogo di tatticismi e contese individualistiche.

“Fascismo senza dittatura” è un ossimoro che, certamente, non avrà il successo delle “convergenze parallele”, ma è un modo, speriamo efficace, per indicare come, accanto ad alcuni residui di garanzia democratica come quello rappresentato dalla possibilità di esprimere il proprio voto ( nella maggior parte dei casi ridotto a simulacro, come per le elezioni politiche che presentano le liste bloccate o per le elezioni amministrative che impongono di eleggere direttamente, nelle Regioni, nelle Province, nei Comuni improbabili personaggi a cariche monocratiche con a disposizione eccessivi poteri sul piano individuale. Poteri gestiti elettoralisticamente, senza il minimo di carico di responsabilità. Non parliamo, poi, della quasi-nuova moda delle cosiddette Primarie, veicolo di ulteriori vanità personalistiche, in assenza di soggetti in grado di raccogliere, dibattere, esprimere volontà sorte effettivamente da un rappresentanza sociale di tipo collettivo).

“Fascismo senza dittatura” è un ossimoro a nostro giudizio valido per esprimere il forte timore che ci pervade vedendo la Costituzione repubblicana sopravanzata, nei fatti, da una sorta di “Costituzione Materiale” di stampo presidenzialista (un presidenzialismo gestito in forma assolutamente populista); osservando il definirsi di un nuovo tipo di dominio padronale sul mondo del lavoro ricattato duramente e ormai pressoché privo di rappresentanza effettiva; verificando lo squassamento della coesione tra cultura e società che sarò prodotto dalla presunta riforma dell’Università.

Abbiamo elencato soltanto i passaggi più recenti di uno stato di cose in atto che registra un restringimento effettivo della qualità della democrazia, vede affermarsi con forza l’egemonia di una destra pericolosa in entrambi i settori in cui si è divisa soltanto sul piano della lotta del potere (quali sono i valori di riferimento degli ex-missini approdati ad un non tanto ben mascherato “centrismo”?).

Servirebbe uno scatto di reni, un salto in avanti: nessuna forza politica ci pare in grado di avanzare una proposta adeguatamente unitaria, provvista di un programma di minima riferito concretamente alla qualità di questa crisi; capace di valutare appieno la gravità della situazione che, a nostro giudizio, potrebbe essere paragonata, tanto per fare un paragone storico facilmente comprensibile, a quella del Luglio ’60.

Far avanzare da subito una proposta come quella dello sciopero generale, come momento di aggregazione e di saldatura dei soggetti attivi di questo Paese, anticipando la scadenza proposta dalla FIOM potrebbe rappresentare un primo momento di inversione di tendenza, scuotere le forze della residua sinistra, mettere in chiaro una nuova qualità di una piattaforma possibile che non può non principiare dal riappropriarsi dei fondo dei principi della Costituzione Repubblicana e delle leggi che ne sono state diretta emanazione, dal ruolo del Parlamento, alla rappresentatività delle forze politiche,allo Statuto dei Lavoratori.

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