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La Grecia fa discutere

Continua sulle pagine di Contropiano il confronto su quanto accade in Grecia. Ospitiamo due interventi di segno diverso che entrano nel merito della situazione in Grecia e delle scelte di Syriza. Il primo è di Alberto Gabriele, un economista maxista italiano, il secondo di Tom Walker, studioso marxista britannico, comparso anche su Z-net.italy.

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Syriza: agnellini innocenti o volpi smaliziate?

Di Alberto Gabriele

1. Le (dis)avventure del nuovo governo greco sono assi difficili da capire in termini di scienza economica (a parte il fatto arcinoto che la scienza economica non e’ poi cosi « scientifica » come alcuni vorrebbero far credere). Piu’ facile, ma nemmeno tanto, sarebbe tentare di interpretarle in un’ottica di “economia politica”, sempre che si abbia la pazienza e la buona volonta’ di stiracchiare questa espressione fino a darle un significato olistico acchiappatutto. Questo significato, rifacendosi con molta disinvoltura a una lunga tradizione teorica, alla quale hanno contribuito in varia maniera gli stessi Machiavelli e Marx, potrebbe essere tradotto in modo un po’ piu’ chiaro come “ la dinamica conflittuale del complesso dei fattori sociali, politici, economici e militari che determinano i rapporti di forza tra le classi e i sottogruppi sociali che ( imperfettamente) le rappresentano”. Fattori di ordine culturale e psicologico contribuiscono spesso ad accentuare l’apparente irrazionalita’ del quadro.

2. Come spesso avviene in tutti i paesi, l’opinione pubblica greca, stanca di sacrifici e corruzione ma spaventata da una eventuale, incerta prospettiva rivoluzionaria, voleva smetterla con l’austerita’ ma restando nell’euro. La botte piena e la moglie ubriaca, poche’ non si puo’ smetterla con l’austerita’ ma restando nell’euro, per la contraddizion che nol consente. Le ragioni sono state spiegate tante volte da tanti compagni e studiosi seri e perfino da personaggi come Zingales e Fassina, ed e’ inutile tornarci sopra in questa sede. Ma non e’ aderendo strettamente al principio di non contraddizione che si vincono le elezioni.

3. Syriza, spostandosi nettamente anche se progressivamente a destra negli ultimi 1-2 anni, ha finito con il confezionare un pacchetto acchiappavoti perfettamente adattato al mercato politico, e cosi’ ha trionfato. Onore al merito. E’ chiaro che se Syriza non avesse raccontato alla gente quello che la gente voleva sentire, le elezioni le avrebbero vinte i soliti partiti borghesi servi del capitale finanziario internazionale. Un risultato in se’ positivo e’ stato comunque raggiunto: per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, in un paese europeo occidentale (anche se non troppo) vinceva le elezioni una forza di “sinistra radicale”, opposta almeno verbalmente all’austerita’, al neoliberismo e a tutte le catene con le quali la UE e i suoi scherani hanno imprigionatoi i popoli della regione.

4. Dopodiche’, Syriza non nazionalizza le banche e non fa nulla (i.e. controlli sul movimento dei capitali privati) per fermare l’ esodo di gran parte dei pochi soldi rimasti che le classi medio-alte avevano ancora avuto la bonta’ di non portare all’estero. Dice anche che blocchera’ le nuove sanzioni antirusse, poi dice avevamo scherzato. Tsipras e Varoufakis fanno un giretto per molte capitali europee, farneticando su una chiaramente impensabile unita’ d’intenti anti-austerita’ con governi organicamente e coerentemente reazionari come quello francese e italiano. Renzi, con l’arroganza e la faccia tosta che non possono non essergli riconosciute, regala pure una cravatta a Tsipras per prenderlo per il culo, e lui gli dice tante grazie.

5. Poco dopo va in scena il ridicolo e patetico negoziato in cui, con buona pace di Krugman, Syriza ha sbragato clamorosamente su tutta la línea, e ha fatto oggettivamente una figura da quaquaraqua di dimensioni megagalattiche. Non contenti, Tsipras e Varoufakis cercano pure con estremo sprezzo per il ridicolo di spacciare la disfatta per una vittoria. Tsipras non dimentica di ringraziare Renzi (senza pero’ questa volta menzionare la cravatta). Il partito si comincia a spaccare e il KKE puo’ affermare (giustamente, in questo caso), “l’avevo detto io”.

6. Queste osservazioni sembrano evidenti a me e a molti altri osservatori (non tutti). Tra coloro che condividono la mia opinione possono annoverarsi senz’altro numerosissimi giornalisti ed economisti borghesi, che si affrettano ad aprire bottiglie di champagne. Ma non molti greci, a quanto sembra. Essi credono (o vogliono convincersi di credere) alla saga dei due cavalieri senza macchia e senza paura che hanno combattuto eroicamente contro l’orco germanico – anche se senza soverchia fortuna. L’appoggio per il governo e per Syriza, paradossalmente, aumenta.

7. E allora proviamo a cercare di districarci tra tutte queste stranezze. Si possono discutere due principali ipotesi stilizzate, che esporro’ in maniera volutamente estremizzata e manichea. Lo sappiamo tutti che nella realta’ invece le cose non sono semplicemente tutte bianche o tutte nere. Ma, con tutti i caveat del caso, a volte puo’ essere utile ragionare in termini dialettici, cominciando con il contrapporre innanzitutto una tesi e una antitesi, anche se diamo per scontato che nessuna delle due e’ “vera” al 100%, ne’ sara’ poi rappresentata ne’ negata del tutto nella sintesi del processo storico.

8. Ipotesi 1. I vertici di Syriza credevano veramente che avrebbero potuto portare avanti il loro programa restando nella UE, forse con l’appoggio dei “cugini” pseudosocialdemocratici o dello stesso cravattaro toscano. Il programa di Salonicco, e’ vero, era stato scientemente annacquato rispetto a quelli che Syriza sosteneva ancora poco tempo fa. Cio’ e’ servito per prendere molti voti moderati. Ma quel programma era sempre anni luce piu’ a sinistra di quanto i padroni avrebbero mai potuto accettare. Non tanto per ragioni economiche, ma politiche. Perche’ Shauble e c. avrebbero dovuto premiare i due ragazzotti disobbedienti? Una volta ammesso che l’austerita’ era in fondo sbagliata in Grecia, tutto il castello di carte etico, ideologico e quasi-mistico che sostiene a fatica la religione neoliberale della UE avrebbe cominciato a sgretolarsi. E perfino cagnolini fedeli come quelli che affollano il governo italiano avrebbero cominciato ad abbaiare sommessamente (o almeno a fingere di farlo). I padroni non sono cosi’ incoscienti, non potevano permettere una cosa del genere.

9. Se le cose stessero cosi’, se ne dovrebbe dedurre che Syriza ha creduto veramente alle assurdita’ che andava raccontando (basta austerita’ ma restiamo nell’euro, salviamo il capitalismo – poverino – dalle sue stesse contraddizioni…). Si tratterebbe allora di una formazione politica guidata da incoscienti pericolosi privi di una strategia praticabile, e/o da semplici opportunisti senza vergogna affamati di potere e prebende. A questo punto rimarrebbe solo da sperare che questo partito si spacchi al piu’ presto e che una parte importante finisca nell’orbita del KKE, prima che i nazisti comincino a farla da padroni.

10. Ipotesi 2. I compagni di Syriza sono dei volponi. Cinici, duri, spietati, leninisti, veri rivoluzionari. Maestri nel distinguere la tattica dalla strategia. Sanno bene che quella di restare nell’euro e’ un favola raccontata ai piu’ ingenui, che non esistono in questa epoca storica le condizioni per una uscita moderatamente keynesiano-socialdemocratica dalla crisi, e che ci si deve preparare a una lotta senza quartiere per la rivoluzione socialista. Quindi, hanno fatto questo teatro soprattutto per interpretare la parte delle vittime innocenti, radunare attorno a se’ il popolo agitando la bandiera ellenica e accentuando bolivarianamente il carattere nazionale della lotta contro l’imperialismo (tedesco, in questo caso), conducendo segretamente trattative con potenziali alleati antioccidentali come la Russia e la Cina, e concentrandosi non tanto su riforme economiche atte a migliorare la condizione del popolo nell’immediato ma sulla occupazione dei gangli fondamentali del potere. Obbiettivo extremamente realistico: fare fuori la borghesia come classe, prima che la borghesia faccia fuori loro.

  1. Spero che sia meno sbagliata l’ipotesi 2, anche se non ci credo tanto…

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No! Syriza non si è arresa

di Tom Walker

Resa! Capitolazione! Tradimento! Syriza non è ancora in carica da un mese ma già si scrivono i necrologi.

Parte della sinistra, naturalmente, li aveva già scritti ben prima delle elezioni di gennaio. Syriza, vedete, ha mancato di dichiarare la rivoluzione. Sin qui, nulla di nuovo. Ma negli ultimi pochi giorni alcune forze più sensate sembrano – come nel caso dell’accordo di coalizione dei primi giorni del governo di Syriza – essersi lasciate un po’ trasportare nel loro orrore per l’accordo di questa settimana sul debito, credendo alla gracchiante retorica del governo tedesco che Syriza ha subito un’umiliazione totale.

Questo è un accordo che è stato descritto in termini del tutto opposti dal primo ministro greco Alexis Tsipras: egli lo ha definito “un passo decisivo, di abbandono dell’austerità, dei salvataggi e della Troika”. A meno che egli non se ne sia inaspettatamente e improvvisamente andato via dal pianeta terra, in corso vi è più di quanto non si veda.

Per scoprire la verità dobbiamo guardare non solo all’accordo, o anche alle interpretazioni mediatiche dell’accordo, bensì esaminare in cosa si tradurrà nella pratica l’accordo che è stato firmato.

Nessun accordo sull’austerità

Gran parte degli articoli ha indotto alla conclusione che Syriza ha “sottoscritto l’austerità”, è ciò sarebbe un’inversione a U se fosse vero. Ma si basa su un certo giocare con la terminologia.

Ciò che il governo greco ha firmato è la prosecuzione del perseguimento di un avanzo di bilancio, anziché del deficit. Questa, di per sé, non è austerità. Austerità è la pratica di pareggiare i bilanci mediante tagli alla spesa pubblica.

Tuttavia l’accordo, come ha detto Tsipras, cancella i tagli alle pensioni pianificati dal precedente governo greco e cancella gli aumenti dell’IVA sugli alimentari e i medicinali. Le riforme che Syriza sottoporrà come parte della sua proposta di accordo appaiono incentrate sull’inclusione di un massiccio giro di vite sull’evasione fiscale e la corruzione, rappresentando una volta dai tagli alla spesa e in direzione di un aumento delle entrate mediante la tassazione.

La dichiarazione dell’Eurogruppo include anche una certa flessibilità riguardo al fatto che gli avanzi siano “appropriati”, considerate le condizioni dell’economia. In altri termini, fino a quando l’economia greca non ritornerà a crescere, gli obiettivi punitivi del precedente governo possono essere attenuati, cioè non si dovrebbe raccogliere tanto denaro quanto imposto in precedenza. Ciò dovrebbe liberare un po’ di liquidità per affrontare la crisi umanitaria greca mediante le misure promesse da Syriza, quali l’elettricità gratis e sussidi alimentari per i più poveri.

E il ministro greco delle finanze Yanis Varoufakis ha aggiunto una clausola condizionale molto importante e scarsamente pubblicizzata: “Nessuno ci chiederà di imporre alla nostra economia e alla nostra società misure sulle quali non siamo d’accordo … Se sulla lista delle riforme non ci sarà condivisione, questo accordo è defunto”.

Spazio per respirare

Questo, naturalmente, non sarebbe considerato da nessuno un programma di governo ideale. Anche se non è vero che è tornata l’odiata “Troika”, la Grecia deve comunque negoziare con “le istituzioni” (la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea e il FMI); la distinzione è che oggi ha il potenziale di negoziare separatamente con le diverse istituzioni. La democrazia greca rimane parzialmente sospesa, almeno per i quattro mesi di durata dell’accordo, soggetto a negoziato e controllo.

Ma, prima di condannare,  si consideri la situazione in cui era Syriza in precedenza. Numerose fonti credibili affermano che, se non avesse accettato l’accordo, le banche greche sarebbero crollate nel giro di giorni e Syriza sarebbe stata incolpata di portare il paese in una nuova crisi. Come ha detto Varoufakis: “Ai greci era stato detto che se fossimo stati eletti e fossimo rimasti al potere per più che solo pochi giorni i bancomat avrebbero smesso di funzionare. La decisione di oggi mette fine a questo timore.”

Non pagare i debiti e uscire dall’euro potrebbe essere preferibile nel lungo termine – anche se il sostegno a tale scelta resta molto basso nella popolazione greca – ma significherebbe un enorme caos e sofferenza nel breve termine e i negoziati di Syriza sono riusciti a evitarli.

In ogni caso l’accordo non è firmato con il sangue. Può essere rescisso se le cose vanno male quanto alcuni commentatori stanno dicendo. L’opzione della ‘Grexit’ e dell’insolvenza non è svanita. E’ chiaro, tuttavia, che non fa parte attualmente del mandato di Syriza e quelli che hanno avanzato quell’alternativa alle elezioni hanno ricevuto solo una frazione dei voti di Syriza. L’insolvenza doveva sempre essere l’ultima risorsa, non una mossa d’apertura; sarà politicamente possibile solo se non resta alcuna altra scelta.

Una possibilità alla Grecia

Sinora il governo di Syriza ha dovuto ricercare un compromesso – e chiaramente accetta compromessi piuttosto che arrendersi – che rappresenta non tanto un suo fallimento quanto uno nostro. Syriza è sempre stata chiara sul fatto che non possiamo attenderci che la Grecia sconfigga l’austerità da sola.

I vari ministri europei dall’altra parte del tavolo nei continui negoziati con il governo greco devono avvertire una pressione. Abbiamo bisogno di un grande movimento in tutta Europa di solidarietà con la Grecia e dobbiamo gettarci nella costruzione di tale movimento, non adagiarci sulle nostre poltrone pronti a dire: “Ve l’avevo detto”.

Dobbiamo impegnare tutto ciò che riusciamo a raccogliere per operare una svolta nel rapporto politico di forze in tutta Europa. Abbiamo ora quattro mesi di tempo in cui farlo: dobbiamo sfruttarli bene.

Chiaramente c’è una divisione oggi nell’élite riguardo al tema dell’austerità, con il governo statunitense, l’Adam Smith Institute e vari economisti di spicco solitamente non associati alla sinistra, che sostengono le proposte della Grecia. La fenditura è in attesa di essere forzata a spalancarsi.

Questa battaglia è ben lungi dall’essere terminata. Ci sono altri momenti chiave questa settimana e indubbiamente ci sono settimane e mesi di momenti di crisi ancora da venire. L’ultima cosa che dovremmo fare è abbandonare Syriza perché non ha soddisfatto tutte le nostre speranze nelle prime poche settimane dopo le elezioni. E non serve a nulla altalenare tra entusiasmo e scoramento in base alle sessioni quotidiane dei negoziati.

Il futuro dell’austerità in tutta Europa oggi dipende da quello che accade in Grecia. Se li abbandoniamo, abbandoniamo anche la nostra stessa lotta.

“Date una possibilità alla Grecia” è stato uno degli slogan indirizzati alla Banca Centrale Europea & Co. Si applica altrettanto a noi della sinistra.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/no-syriza-has-not-surrendered/

Originale: redpepper.org

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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2 Commenti


  • dante.goffetti

    Sono d’accordo con il compagno Giancarlo Staffo 🙂


  • dermicosvive.it

    Argomento molto interessante. Tornerò!

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