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L’incapacità di comprendere il presente: come criticare il M5S

Molto, troppo, ha fatto discutere la nostra posizione pubblica riguardo alle prossime elezioni romane, svelando il solito nervo scoperto della sinistra residuale rispetto alle elezioni: da passaggio prettamente tattico vengono sempre affrontate con l’ansia da prestazione data dall’evento, a cui dare la massima rilevanza strategica sia nel caso dei votanti a prescindere sia nel campo dell’astensionismo purista. Niente di nuovo. L’ovvia marea di commenti ha però fatto emergere una questione a suo modo interessante, questa sì imprevista. Nel criticare giustamente le caratteristiche politiche del Movimento 5 Stelle, abbiamo scoperto che il Movimento di Grillo viene concepito nientemeno che partito “fascista” o addirittura “neofascista”.

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La questione è di estremo interesse, perché la critica serrata ad un soggetto politico ha un suo valore se viene centrata, se cioè si hanno le capacità interpretative per comprendere i suoi limiti, il suo ruolo sociale, il paesaggio politico nel quale è inserito, le ragioni sociali della sua nascita e della sua forza. Una critica sconclusionata non interessa tanto l’aspetto teorico della vicenda, in questo caso marginale, ma inficia gli strumenti da predisporre per l’agire politico della sinistra nella società.

Veniamo allora al dunque. Secondo molti, davvero troppi, tastieristi militanti, il partito di Grillo sarebbe un soggetto “neofascista”. Il neofascismo è però un ambiente o area politica contrassegnata da alcuni tratti peculiari: soggettivamente, è un’area estremamente settaria, ideologizzata, filosoficamente elitaria; è una scelta che viene vissuta come “stile di vita” caratterizzata da elementi razziali e spirituali rivendicati e posti alla base di una scelta politica “ideale”. Concretamente, invece, il neofascismo è frutto di un determinato pezzo di borghesia impaurita dalla forza sociale dei movimenti antagonisti dagli anni Sessanta in avanti. E’ infatti in questo tornante storico che avviene il passaggio da “neofascismo regime”, sostanziale continuazione del disciolto Pnf nel Msi, al “neofascismo sociale” che riprende lo “spirito” diciannovista o tardo-repubblichino rompendo a parole con la “destra ufficiale”. Il neofascismo assolve una funzione che in parte recupera il senso del fascismo storico: impedire l’accumulazione di forza del movimento operaio. Se il “fascismo” rappresentava un problema di *potere* per le classi subordinate dell’epoca, il “neofascismo” figura un problema di *agibilità* per la sinistra di classe. Casapound, Forza Nuova e altra merda varia non sono un problema perché possono “andare al potere” o anche solo incidere nelle scelte di potere (ma quando mai, siamo seri), ma perché sottraggono agibilità politica alla sinistra e ai suoi militanti. Stiamo tagliando con l’accetta chiaramente, non è questo il cuore del discorso, quanto piuttosto scovare le presunta analogie tra i due movimenti, per alcune tweetstar addirittura evidenti. Il Movimento 5 Stelle possiede queste stesse caratteristiche? Dice o esprime le stesse idee e/o la stessa visione del mondo del neofascismo? Assolve allo stesso compito storico?

Nel tempo, prima del tempo, ci siamo occupati di svelare la natura intimamente populista-reazionaria del movimento grillino:

http://www.militant-blog.org/?p=9487

http://www.militant-blog.org/?p=9640

http://www.militant-blog.org/?p=11350

Non solo noi peraltro: contestualmente, anche Wu Ming produsse alcune analisi di valore, che reggono ancora nel tempo nonostante il costante mutamento politico imponga alcuni aggiornamenti, che valgono d’altronde pure per quei nostri articoli.

Il partito di Grillo è tutto tranne che un soggetto “settario”: rivendica anzi con orgoglio il suo essere completamente liquido, destrutturato, aperto, un soggetto contenitore interclassista e post-politico; il partito di Grillo è tutto fuorché un soggetto “ideologico” o “ideologizzato”: è, al contrario, un partito post-moderno, distante da ogni diatriba filosofica strutturale, espressione politica del “pensiero debole” in cui può essere espresso tutto e il contrario di tutto, reclamando la sua rottura col passato e rivendicando il suo tecnicismo anti-politico; il partito di Grillo è tutto tranne che “elitario”: è anzi fieramente populista, non “dirige”, “educa” o “indirizza” pezzi di popolazione, ma dice quello che la gente vuole sentirsi dire. Per essere parte del Movimento non si devono avere competenze particolari, anzi, meno se ne hanno più si è protagonisti del rinnovamento: Rocco Casalino, salito agli onori delle cronache per la sua partecipazione al Grande fratello, è un dirigente del movimento e responsabile del suo ufficio stampa, e questo, speriamo, chiude ogni discorso sul presunto elitismo.

Si può però affermare che il partito di Grillo assolva allo stesso “compito storico” del fascismo o del neofascismo. Niente di più sfocato. Il M5S cresce nel deserto della sinistra, non nel suo momento di massima forza e/o mobilitazione. E’ un soggetto che nasce dalle ceneri della rappresentanza politica del mondo del lavoro, dalle polveri dei movimenti sociali e della partecipazione politica. Non “impedisce” alcunché, colma piuttosto un vuoto. E’ un partito-movimento che raccoglie il bisogno di rottura di pezzi contrapposti della società italiana, e proprio per tale ragione è intrinsecamente e inevitabilmente populista. Non ha un soggetto sociale di riferimento, ne ha almeno due: una parte importante del mondo del lavoro dipendente salariato senza più rappresentanza politica una volta scomparso il Pci e soggetti credibili alla sua sinistra; e un pezzo rilevante di piccola borghesia impoverita dal processo di accentramento europeista determinato da un altro pezzo di borghesia, quella transnazionale globalizzata rappresentata in Italia dal Pd. La mancanza di orizzonte politico delle classi subalterne e l’impoverimento di una piccola borghesia un tempo benestante hanno prodotto una saldatura temporanea attorno al M5S. Ma siccome gli obiettivi del breve periodo e gli orizzonti di lungo periodo sono, tra questi due soggetti sociali, in contraddizione tra loro, questi trovano terreno comune esclusivamente sul piano della critica all’attuale degenerazione politica, sintetizzata nella “lotta alla casta” e nella “lotta alla corruzione”(degli altri). Per il resto, le richieste non potrebbero essere più inconciliabili: un soggetto vuole più Stato, più rappresentanza, maggiore mediazione politica, più democrazia nei posti di lavoro, più diritti sociali, più welfare; l’altro vuole meno Stato, meno tasse, meno politica, meno sindacati, meno mediazioni nel raggiungimento del suo profitto privato. Sono queste determinanti sociali a produrre il Movimento 5 Stelle, e non viceversa: non è il M5S a spostare sul piano del populismo la lotta politica, ma l’attuale panorama politico a lasciare scoperte praterie che vengono colmate da soggetti capaci di intercettare e dare rappresentanza, ancorché alienata, agli umori popolari. Il Movimento 5 Stelle è un soggetto populista di massa, che offre strumenti di rappresentanza a una platea che non sa come esprimere il proprio odio verso una classe politica, e che al momento non viene organizzata su percorsi reali di lotta per k.o. tecnico della sinistra.

Se il fascismo ci diceva paradossalmente della forza della sinistra, il Movimento 5 Stelle ci racconta oggi della sua debolezza. E’ la scomparsa della sinistra che produce Grillo, non è Grillo che impedisce alla sinistra di risorgere. Poi, ma solo secondariamente, il M5S funziona anche come “specchietto per le allodole”, sviando e rimasticando sincere istanze di lotta ricalibrandole su obiettivi feticizzati quali appunto la presunta “casta”. Ma anche qui è il prodotto di una debolezza: la nascita di un movimento di massa spazzerebbe via qualsiasi velleità del M5S di rappresentare quantomeno il mondo del lavoro. Rimarrebbe il partito del rancore proprietario piccolo-borghese, che rifluirebbe prontamente nel qualunquismo prima e nell’insignificanza dopo, perché fagocitato immediatamente dal costituendo “blocco lepenista”, articolazione italiana del Front National francese. Anche qui, bisogna operare uno sforzo di analisi.

La Lega Nord di Salvini è tutto tranne che un soggetto neofascista. E’ piuttosto un blocco reazionario di massa, che è cosa ben diversa e ben più grave. Salvini non è neofascista, e neanche fascista, sebbene la polemica politica può portare a certe riduzioni, e sicuramente può essere insultato anche dandogli del pezzente fascista, figuriamoci. Ma in ambiti di ragionamento, bisogna discernere il grano dal loglio, perché un’analisi sbagliata porta poi a elaborare soluzioni sbagliate al problema. Salvini rappresenta politicamente quel pezzo di borghesia sconfitta dall’europeismo, in fase di progressiva pauperizzazione, che però non si trasforma in “proletarizzazione”, non diventa cioè dipendente dal salario, e in questo senso è il diretto competitore con il Movimento di Grillo. E’ proprio questo scontro tra due forme di rappresentanza che impedisce al momento una crescita ben più larga e pericolosa del blocco reazionario lepenista: in assenza di Grillo e vista l’attuale mutazione genetica di Forza Italia e della destra “moderata” (qui occorrerebbero decine di virgolette: in realtà non esiste più alcuna ipotesi “centrodestra” o “centrosinistra”, quanto un unico partito liberista articolato in due ceti politici concorrenti), Salvini&co raccoglierebbero oggi cifre elettorali ben sopra il 20%, difficilissime oggi da raggiungere su scala nazionale nonostante il vuoto lasciato dal berlusconismo decadente.

Tutto questo per dire cosa? Che bisogna conoscere il nemico, cogliendone materialisticamente ruolo e funzioni nella società. Oggi il famigerato “corso della storia” di hegeliana memoria (stiamo qui parlando dell’Europa, non di altri contesti) va in direzione della progressiva snazionalizzazione della politica, non verso rigurgiti reazionari-nazionalistici. La forza dei nazionalismi xenofobi non è data da loro intrinseche qualità/capacità di raccogliere il dissenso, ma dalla scomparsa della sinistra in Europa. Senza più strumenti per esprimere la propria naturale avversione allo stato di cose presenti, i ceti popolari del continente trovano in questi soggetti una forma di rifiuto verso la politica. Non è un caso che tali partiti fondano la propria forza, almeno elettorale, sulle classi impoverite: Trump negli Usa, Salvini e Grillo in Italia, il Front National in Francia, e via dicendo, insediano temporaneamente la propria base elettorale nel mondo del lavoro, tanto dipendente quanto proprietario impoverito. Questo non significa che “i lavoratori si sono spostati a destra”, ma che i lavoratori sono orfani di una rappresentanza, di un movimento reale, di un orizzonte di senso, e colmano questo vuoto optando, in forma ovviamente alienata e reazionaria, verso chi esprime, almeno a parole e attraverso atteggiamenti muscolari, questo rifiuto. Sono partiti che “vengono usati” per esprimere un bisogno di rottura, non perchè se ne condividono i punti di vista.

E questo, col “neofascismo”, non c’entra davvero un cazzo. Perché la base sociale neofascista non esiste, e laddove avesse una qualche marginale rilevanza, sarebbe materialisticamente e ontologicamente nemica degli interessi di classe: verso il neofascismo non ci può essere allora pietà, perché non dobbiamo “recuperare” nessun pezzo di società fuggito di senno e sedotto da quelle proposte politiche; la base sociale dei fenomeni reazionari di massa di cui sopra è invece *proprio quella* che dovremmo tentare di ri-organizzare, re-intercettando i suoi umori di classe, le sue istintive nemicità, le sue forme di resistenza esplicita e implicita, il suo rifiuto dello stato di cose presenti.

Ed è qui che vanno dispiegati gli strumenti politici adeguati al recupero potenziale: perché si possono e si devono combattere i soggetti reazionari, senza però con questo favorire quel “corso della storia” ordoliberista incarnato oggi dal Pd. Ed ecco, infine, perché il Partito democratico oggi è il principale problema oggi in Italia: perché la sua affermazione non sedimenta solo l’egemonia politica di un soggetto avverso agli interessi di classe, ma anche perché lavora in funzione di un rafforzamento delle ipotesi politiche reazionarie descritte come “unica opposizione” possibile all’ordine economico vigente. Un avvitamento da cui non se ne uscirà se non scardinando la normalizzazione politica, ricostruendo le ragioni della nostra esistenza politica.

da http://www.militant-blog.org

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13 Commenti


  • Francisco

    “il suo essere completamente liquido, destrutturato, aperto, un soggetto contenitore interclassista e post-politico”
    Niente di più sbagliato, qui si confonde il consenso elettorale con l’appartenenza militante… per quella devi avere un passato di “garanzia”, per ora hanno tutti un curriculum famigliare, lavorativo e politico chiaramente destro, e spesso lo rivendicano pure. Parlo di chi decide, non dei passanti incuriositi.
    Tanto per cominciare definire il m5s, o lasciare che si autodefinisca, un partito populista è una ciambella di salvataggio gettata a un partito sfacciatamente qualunquista, con quel che ne consegue riguardo eventuali derive reazionarie.
    Le “praterie” lasciate a sinistra sono frutto di pressioni decennali da parte di un sistema che tutto può digerire meno che una rappresentanza di sinistra, e tantomeno comunista, in questo paese e nell’Europa intera. E se le pressioni le traduciamo in repressione, isolamento e demonizzazione va da sé che non c’è proprio spazio per nessuna rappresentanza che si possa definire di sinistra né tantomeno antagonista, sia sul territorio che nelle istituzioni.
    Il m5s è stato creato per un suo compito ben preciso come scrissi in tempi non sospetti, ciò che i Wu Ming definirono i pompieri del sistema non sono altro che il braccio “armato” del sistema.
    Ricordiamoci che fino al 2011 e alla caduta di Berlusconi il m5s vegetava in rete con percentuali da prefisso telefonico, nessuna presenza significativa sul territorio e sicuramente lontanissimo, ieri come oggi, dalle lotte sociali, che appunto in quel momento potevano alzare la testa.
    Alla caduta di Berlusconi i media di regime, quindi il sistema, accesero improvvisamente i fari sul movimento di Grillo, nonostante il padrone non volesse apparire in TV e lo vietasse ai suoi queste vituperate TV di regime cominciarono a servircelo a colazione, pranzo e cena tutti i giorni e ad ogni notiziario, gran spolvero sui sondaggi (chi tiene in mano le redini dei sondaggi e a che servono?) fino ad accompagnarlo al voto regalandogli il 25%… memorabile l’intera ultima giornata di propaganda elettorale dedicata dai media al comizione di S. Giovanni, superò in apparizione tutti gli altri partiti messi insieme, da lì a veicolare il voto su una massa informe di elettori fu un gioco da ragazzi.
    Prima regola del marketing, perché di questo si tratta, è il parlatene bene, parlatene male purché se ne parli, i rudimenti della pubblicità praticamente, non a caso quando è servito s’è ripetuta la prassi con la Lega di Salvini… e questa è cronaca, non fantascienza.
    Glissiamo sugli abbracci a Casapound e Froza Nuova, l’invito ai gendarmi a togliersi l’elmetto davanti ai Forconi e conseguente suggerimento di scortarli a Montecitorio per “manifestare le loro preoccupazioni”, l’endemica assenza dalle lotte sociali, i tre incontri in streaming con Renzi nei quali non si pronunciò una sillaba su Muose, Tav, F35, la fuffa dei rimborsi “restituiti”, che mai presi perché non gli spettavano non si capisce di che stiamo parlando, il mezzo stipendio alle PMI con tanto di megafoni (padroncini e Forconi insomma).
    E poi il “né di qua né di là”, che non è un semplice slogan per acchiappare voti ma l’impronta digitale di un neofascismo reazionario che sa fare bene i conti coi mutamenti generazionali.
    E il sistema, questo sistema che mette a ferro e fuoco mezzo mondo per molto meno, si sarebbe lasciato crescere sotto il naso un nemico del genere?
    Ma per piacere!


  • Francisco

    correggo con “pompieri del dissenso” rileggendo ho scoperto il refuso


  • Massimo Ulivari

    Premetto: sono un 5 stelle, o meglio, dal vostro punto di vista sono un traditore, poiché anch’io sono stato un comunista e un antagonista. Si era però negli anni 70, quando esserlo aveva ancora un senso e i movimenti cercavano di sfondare la cappa asfissiante del compromesso storico e riorganizzare la vita della società su basi nuove.
    Essere comunisti o antagonisti adesso mi assomiglia tanto ai giapponesi del dopoguerra asserragliati in qualche isola a continuare la loro guerra. I primi „giapponesi“ del movimento di allora furono guarda caso i brigatisti, che minacciavano di morte chiunque si azzardasse a deviare dalla linea. Voi siete molto più innoqui, per fortuna, ma quella vena di odio tribale del terrorista la scorgo ancora. Si cela dietro la dicotomia amico/nemico per voi così fondamentale. Questa dicotomia non ha teoricamente un’origine molto nobile, venne enunciata da un teorico del totalitarismo nazionalsocialista. Ma non è un problema di patarnitá teorica, semmai proprio di conseguenze pratiche. Questo odio compulsivo, il bisogno di un nemico per sapere cose si è e cosa si vuole, ha un tratto decisamente patologico e non lascia sperare in una buona politica quale che sia. Che ne faremo die nemici quando gli antagonisti avranno non dico più potere ma una certa influenza sulla realtà. Lascio a voi sbrigliare la fantasia.
    L’essere giapponesi ha però anche un risvolto teorico che verifica spesso quando mi confronto con gli antagonsti. Si tratta dell’arretratezza delle categorie. Vivete ancora in epoca di industraializzazione sfrenata, della terziarizzazione della societá e dell’informatizzazione non sembrate aver percepito il peso. La società si è radicalmente trasformata e per questo anche le istanze di cambiamento devono trovare nuova formulazione.
    Vi faccio un esempio, il concetto di cittadinanza. Per chi ragione in termini di classe e di lotta di classe, coniati al sorgere dell’indutrializzazione, capisco che sia difficile arrivarci, ma prendere il cittadino come perno della rivendicazione politica signifca innazitutto essre all’altezza dell’attacco che il neoliberismo sta portando alla societá. Il cittadino non è una nozione da rivoluzione francese, semmai è la fusione di bourgeois e ctoyen di rousseauiana memoria. La vita intera è in gioco nella nozione di cittadinanza. Se volete, pensate a Foucault e alla nozione di biopotere. Sesondo me c’è questa intuizione nella nozione di cittadinanza die 5 stelle. A questo segue ad esempio la rivalutazione importantissima della quotidianità e del ruolo della persona quando si parla di onestà. È nelle piccole cose che deve cominciare il cambiamento e nella capacità di coinvolegre gli altri nelle buone pratiche. NON c’è bisogno di aspettare la presa della bastiglia, il cuore dello stato di briigatista memoria NON c’é. Il cittadino si fa stato perché riscopre la sua capacità di fare legge, di essere sovrano e poter dettare legge – quando i suoi portavoce sono anche in parlamento e traducono in proposte quando viene dalla cittadinanza.
    La forza del movimento 5 stelle NON è la debolezza della sinistra, perché una sinistra degna di questo nome in italia è finita con il terrorismo brigatista che ne è stato la conseguente formulazione e morte. Il punto è che la fine della sinistra non significa per fortuna la fine della lotta per la qualit´`a della vita, anzi ne è stata la premessa.



  • Francisco

    Sig. Massimo Ulivari, se una certezza esce dal tuo post è che non sei mai stato comunista, né ieri né l’altro ieri, però ho imparato dall’osservare i fascisti che l’essere ex fa curriculum, c’ha campato molto il qualunquismo su questo equivoco, un ex “comunista” si spende assai facilmente a destra.
    Per il resto posso aggiungere soltanto che il richiamo pernicioso al “terrorismo”, mentre si trattava palesemente di lotta armata, rivela le vera natura di chi la descrive in quel senso, se poi condivisibile o no spetta ai singoli.
    Il terrorismo in questo paese, come in altri, è fatto di bombe atte ad incutere terrore nella comunità con lo scopo di instaurare politiche repressive, è la storia che lo dice.
    Concludo con l’ovvia constatazione che se il movimentismo pentastellato ha una forza in sé è sempre nel parlare d’altro per sviare le indagini, e seguendo le cronache devo purtroppo constatare che proprio questo vituperato sistema mediatico è un favore che non vi nega mai.
    Parlavo di fatti, non romanzetti d’appendice, e sui fatti andrebbero sviluppati i dibattiti, ho capito che il tuo disappunto è nato da quel che ho scritto… basterebbe quindi smentirne il contenuto pezzo per pezzo per farci un figurone ma tant’è… da una decina d’anni è prassi che con me non funziona, soltanto la censura delle mie repliche può lasciarvi spazio, egregi grillini… e ci sono abituato.


  • Francisco

    Per Alex: anche il calendario è inutile?
    “tre incontri in streaming con Renzi nei quali non si pronunciò una sillaba su Muose, Tav, F35”
    Vero o no?


  • Trotsko

    Condivido tutto quanto ha scritto Francisco ,e aggiungo qualche elemento su cui chi si dichiara COMUNISTA avrebbe il dovere di considerare (agli EX non parlo, oggi sono tutti EX di qualcosa…la coerenza è merce rara):

    1- dite: (il M5S) è espressione politica del “pensiero debole” in cui può essere espresso tutto e il contrario di tutto .

    L’analisi è la stessa, è un movimento post-moderno di destra PUNTO. Questo non li rende meno pericolosi ma MOLTO più pericolosi, perché si adattano allo spirito del tempo.

    2- Dite: Il “corso della storia” (…) va in direzione della progressiva snazionalizzazione della politica, non verso rigurgiti reazionari-nazionalistici.

    Ne siete sicuri? Ucraina, Ungheria, Austria e Polonia sembrano dirci esattamente il contrario.

    3- Il blocco sociale da cui attinge ogni fenomeno “bonapartista” sono le NON-classi o “classi sterili” (Bordiga). Una classe formata da persone “che non possono rappresentare se stesse” (Zizek): che formano una massa numerosa, i cui membri vivono in condizioni di vita simili, ma senza entrare in relazioni articolate uno con l’altro. Il loro modo di produzione li isola l’uno dall’altro anziché riunirli insieme (…) Sono quindi incapaci di far valere i loro interessi nel loro nome, sia attraverso un parlamento, sia attraverso una Convenzione. Non possono rappresentare se stessi; debbono farsi rappresentare. Il loro rappresentate deve in pari tempo apparire loro come il padrone, come un’autorità che si impone loro, che li difende dalle altre classi e distribuisce loro dall’alto il sole e la pioggia. (Marx, 18 Brumaio)

    Oggi questa non classe di disperati descritta dal Moro, senza rappresentazione, e senza progetto politico si riconosce nell’equivoco del M5S.
    Pertanto:
    -Esiste un blocco sociale,
    -esiste una mistica del leader,
    -esiste una visione complessiva anti-democratica che riduce la politica al web.
    -L’unico punto programmatico chiaro è il reddito di cittadinanza

    Possiamo decidere se combatterli senza mezzi termini o votarli al secondo turno…

    Sul reddito di cittadinanza riporto una comparazione con la Germania di Weimar:
    Ora, il punto importante è questo: con la Grande Crisi si verificano a livello di massa periodi di disoccupazione sempre più prolungati (…) Queste dinamiche riducono in povertà persone di diversi ceti sociali. Davanti agli uffici dell’assistenza, una volta alla settimana o una volta al mese, una massa eterogenea di impiegati, commercianti, artigiani, anziani, invalidi, marinai senza imbarco, operai di fabbrica disoccupati, ex prostitute, donne sole con figli, debbono convincere i funzionari di turno della legittimità delle loro richieste.
    Ed è solo presentandosi come “vittime” che possono aspirare a ottenere qualcosa.
    Oggi, in piena epoca neo-liberale, questa archi-scena di crisi del Welfare è diventata la norma. Dappertutto risuona sempre e solo il medesimo ritornello: “Sei un precario che non ce la fa ad arrivare a fine mese? Non c’è problema…”.
    Usa la tua autonomia per soggettivarti come vittima e forse avrai una chance di sopravvivere.
    Negli anni 20-30, a fronte di questa situazione, il partito comunista tedesco cerca di mobilitare i disoccupati affinché essi non si presentino davanti ai burocrati con un atteggiamento remissivo, ma con la postura di chi rivendica un diritto. Grazie alla propaganda comunista, il comportamento degli assistiti diventa sempre più aggressivo e insubordinato. Con il radicalizzarsi dello scontro tra la struttura e l’assistito, il sistema previdenziale perde il suo carattere di servizio sociale, e si converte in un sistema poliziesco di controllo e schedatura sul quale farà presa la macchina nazionalsocialista(…)
    (Tratto da: L’uniforme e l’anima, p.20-21)


  • Massimo Ulivari

    perdonatemi l’ironia, ma direi che con contendenti politici come voi il MoVimento 5 stelle può stare tranquillo. direi che di carne al fuoco ne avevo messa parecchia, peccato ennesima occasione mancata di confronto.


  • tonino

    per Francisco,
    da quale isola sperduta del pacifico scrivi, fammelo apere che ti mando un po di aggiornamenti sulla sedicente sinistra comunista italiana!


  • Francisco

    Siete degli inguaribili burloni… non ce la fate a restare in argomento eh?
    E pensare che sarebbe sufficente rimanere sul pezzo per farci ritirare in buon ordine.
    Basta provare.


  • Alex-G

    Per Alex: anche il calendario è inutile?
    “tre incontri in streaming con Renzi nei quali non si pronunciò una sillaba su Muose, Tav, F35”
    Vero o no?

    1) Che ci parli a fare con Renzi di TAV ecc. quando ha già chiaramente fatto intendere che per lui sono priorità di governo? e quindi di conseguenza… che ci parli a fare con renzi se non per accontentare chi ti rompe le scatole lamentandosi che “non ci vuoi parlare”?

    Tutti gli incontri sono stati fatti su pressione di alcuni attivisti e parlamentari ricordi? Grilo stesso dovette andarci per rispettare il rirultato di una votazione.

    Coem andarono gli incontri? Lasciamo perdere quello di Grillo che già prima di iniziare disse che *non aveva voglia di parlare con Renzi perché totalmente inutile*.

    Parliamo dell’ incontro con la delegazione di parlamehtari:
    http://www.corriere.it/politica/14_luglio_17/incontro-movimento-5-stelle-pd-faccia-faccia-slitta-15-d43b5e44-0d9b-11e4-9f11-cba0b313a927.shtml
    Era possibile trattare tutti i temi in UN solo tavolo? Direi di no, si inizia da quelli più prettamente isitiuzionali per passare poi da quelli ambientali, quindi a parte che a rimandare “a tavoli successivi” fu proprio Renzi, la cosa morì proprio dopo i primi incontri e i motivi li conosciamo tutti…

    Quanto ai temi da te citati contano i programmi, le dichiarazioni scritte nero su bianco, non 3 pseudo incontri appena appena esplorativi.

    Se devo parlare di Politica vorrei farlo con chi ha l’ onestà di raccontare i FATTI. Grazie.


  • Francisco

    “progresso tecnologico alla portata persino dei bambini e degli anziani, praticamente… inutili”
    Mi riguardava, credo.

    Cominciamo col dire che se vuoi parlare di Politica devi e puoi spendere ciò che hai, altrimenti vai a debito.
    Qual’era il debito del m5s? Presi i voti “anche” su questi temi doveva imporne la discussione con relativa reazione di Renzi.
    Un incontro streaming, dicasi diretta televisiva nazionale, è stato un privilegio accordato solo al m5s, e su questo già bisognerebbe discutere, ma anche tralasciando questo particolare conoscendo l’inerlocutore gli metto sul piatto queste tre “quisquilie” già prima di sedermi, così vediamo se va a finire che per tutto il tempo si blatera su “onestà… tutti a casa… tutti ladri” etc… così la commedia si conclude nel nulla, come infatti avvenuto e come ancora ne paghiamo le conseguenze.
    A quel punto il bomba, come lo chiamate voi, poteva solo andare fuori di testa, con quel che ne consegue in una diretta NAZIONALE a portata anche dei “bambini”.
    Vi vantate tanto d’essere maestri di comunicazione e poi vi lasciate sfuggire un’occasione simile? Risibile!
    O vogliamo parlare del reato d’immigrazione per dirne una? Bene, il giorno dopo Buccarella e Cioffi confessarono che l’emendamento fu presentato colla speranza fosse rifiutato per sbraitare dopo all’inciucio, ma la questione andò diversamente e con l’aiuto dei media metteste in piedi le false contraddizioni del m5s con Grillo… pagliacciata esemplare visto che eravate tutti già d’accordo con parallelismi legaioli.
    Ti serve un elenco dettagliato di altri innumerevoli episodi simili che ho registrato nei 10 anni della vostra vita???
    E ci sono i documenti, tanto per parlare di FATTI e POLITICA.
    E, come scrivevo, questo sistema che dipende dai dictat europei e dalle multinazionali vi lascia ste praterie aperte e bastona soltanto gli antagonisti e comunisti sul terreno, terreno in cui non v’abbiamo mai incrociato?
    Troppo facile… troppo facile… è roba per gonzi che s’aggrappano al qualunquismo post bellico di fascistoide memoria.
    Quindi se gli fate un favore simile a Renzi e al suo entourage una ragione ben precisa deve pur esistere.
    E se la sommiamo agli altri episodi di cui fai finta di non interessarti (e che avevo citato) è pacifico che da qua, da sinistra e da comunista, ti permetto di spenderti tutte le panzane che vuoi perché non posso impedirtelo, tutte però meno quelle che vi vorrebbero accreditare a sinistra.
    Siete dall’altra sponda, siete l’antisistema coccolato dal sistema, dovrebbe bastare.
    Ho raccontato i FATTI.
    Prego, e PUNTO, perché su questo non ci piove.


  • Domenico

    Mi dispiace ma dai commenti che leggo noto che di politica ne capite ben poco…. tenetevi Renzi Berlusconi salvini!

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