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La fine dei cinque stelle

Di Maio ha guidato la scissione del M5S , accusandolo di non essere sufficientemente euroatlantico. Conte ed i suoi hanno sdegnosamente respinto le parole di Di Maio, affermando che sono euroatlantici come lui.

Nel frattempo tutti hanno votato per Draghi, che manderà armi come e più di prima, senza altre rotture di scatole parlamentari. Quelli che chiedevano lo stop all’invio lo hanno rivotato.

Intanto Grillo scriveva proclami che sembravano la caricatura dei discorsi del santone della montagna.

Il M5S ha raccolto una grande speranza di cambiamento popolare e l’ha buttata nel cesso, promuovendo una classe politica trasformista, opportunista e legata a filo doppio a quel potere che proclamava di rovesciare.

Hanno fatto danno alla democrazia, perché tante persone che hanno creduto in loro, ora saranno ancora più convinte che in realtà non si possa fare niente.

Dopo il PD, che ha usurpato il campo della sinistra impiantandovi NATO e Confindustria, il M5S ha devastato quello del cambiamento, insediandovi il più sfacciato attaccamento alle poltrone di governo.

Oggi più che mai è necessaria un’alternativa a questo sistema sempre più ingiusto e guerrafondaio, la fine dei cinque stelle sarà un piccolo aiuto a capire cosa non fare, cosa non diventare.

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4 Commenti


  • Mauro

    …dopo essersi assicurati la pensione a fine mandato torneranno rivoluzionari…


  • Manlio+Padovan

    Il difetto fu nel manico: non si può essere né di destra, né di sinistra.
    Senza ideologia non ci possono essere idee perché l’ideologia indica un orizzonte, una base di partenza.
    Ma se l’ideologia si trasforma in idealismo, rinuncia al momento storico che essa vive per sviluppare la realizzazione del suo messaggio idealistico in un futuro che si proietta all’infinito: così si rimane in perenne attesa che la Storia da essa propugnata si realizzi; ma la contingenza storica muta continuamente ed è evidente, allora, come l’ideologia mai potrà proporre soluzioni concrete.
    Occorre avere sempre un piede ben fermo sulla realtà per evitare che l’ideologia si trasformi in mito, col quale essa confina.
    Il realismo è la nostra salvezza.
    Dobbiamo abbandonare l’idealismo sotto qualsiasi forma esso si presenti.


  • Walter

    E’ che proprio non esistono scelte che non siano politiche. Pensare che sia possibile è solo del becero qualunquismo che poteva portare dove in effetti ha portato.
    E aggiungiamo l’ennesimo danno derivato dall’ennesima disillusione che va solo a favore di chi governa per conto dei padroni e quindi dei padroni stessi.


  • Eros Barone

    Ho sempre ritenuto il M5S un movimento qualunquista, piccolo-borghese e interclassista, non privo di tratti reazionari, laddove mette conto di sottolineare che il sistema dominante non esprime soltanto i partiti di governo, ma crea altresì le proprie opposizioni, finché gli servono, e le disgrega, quando non servono più, reclutandovi gli elementi maggiormente collaborazionisti (vedi Di Maio). La dissoluzione del M5S, cui stiamo assistendo, dimostra che esso, successivamente (o anche assieme) al leghismo, al berlusconismo e al dipietrismo, non solo è l’ennesima maschera di quella farsa italiana del populismo che, avvalendosi delle doti istrioniche e dell’intuito politico di un ex comico, ha intercettato per un certo periodo il rifiuto di massa di un sistema politico-istituzionale putrido (peraltro speculare a vasti settori sociali), ma è anche l’ultima espressione, in ordine di tempo, di un aggravamento della crisi politica italiana. Di un aggravamento, non del superamento. Del resto, per usare un termine della fisica, le condizioni al contorno confermano pienamente questo giudizio. E’ sufficiente rivolgere lo sguardo ai quattro cavalieri dell’Apocalisse che minacciano l’Europa e in particolare il Belpaese: il primo è rappresentato dal debito pubblico, il secondo è quello relativo all’approvvigionamento energetico, il terzo è il crollo demografico, il quarto è il crescente divario tra il Nord e il Sud. E sopra questi quattro incombe il quinto cavaliere, il più temibile e il più micidiale: la guerra (per ora) in Ucraina.

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