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Ancora sul voto utile (fare la cosa giusta)

Bisogna essere grati all’intelligenza di Donatella Di Cesare che con il suo intervento (sul “Fatto” del 13/8) fa compiere un salto di qualità allo stanco e banale dibattito elettorale.

Ogni ragionamento deve partire dal fatto che numericamente la destra ha già vinto, ma questo accade a causa della legge elettorale maggioritaria “rosatellum” (con la proporzionale, Meloni avrebbe forse il suo 20% e non andrebbe da nessuna parte).

Il 46% della destra vs il 31% del “campo (mica tanto) largo” del geniale Letta comporta la sicura vittoria numerica della destra nei collegi maggioritari, come non si stancano di ripeterci tutti i TG con le desolanti cartine d’Italia tutte blu e azzurro scuro (molto scuro).

E sappiamo chi dobbiamo ringraziare per questo: anzitutto l’on. Rosato, eroe eponimo del “rosatellum” (al tempo del PD) e i partiti che, per fregare il M5S, votarono la sua orrenda legge elettorale (il PD e tutta la destra); poi un grazie anche a PD, M5S e LEU che – pur avendo i numeri in Parlamento – non hanno voluto cambiare quella legge elettorale (erano distratti? se ne erano dimenticati?).

Infine un ringraziamento a Letta che ha rifiutato l’alleanza col M5S, abbandonato poi sull’altare, col suo bel velo bianco ancora in testa, dal fedifrago Calenda, subito dopo aver pronunciato il suo “Sì”; ma anche un sentito grazie a SI, Verdi e M5S che hanno respinto la proposta di un polo unitario avanzata da Unione Popolare, un polo a cui comunque si dovrà lavorare dopo le elezioni.

Ora dunque le cose stanno come stanno, e la vittoria numerica della destra si trasformerà in vittoria politica dando vita dopo le elezioni a un ennesimo Governo delle banche e della NATO, benedetto da Mattarella, con l’agenda Draghi in mano, magari condito da qualche Cottarelli di fiducia di Confindustria.

Questo fatto (la sicura vittoria numerica della destra) ha alcune conseguenze che rendono invece la partita politica ancora del tutto aperta. Nessuno si deve arrendere: “Aquì no se rinde nadie!“.

Anzitutto: evidentemente non ha più alcun senso l’appello del PD alla sinistra perché, turandosi il naso, gli dia ancora un voto cosiddetto utile “sennòvienelameloni”. Non saremo certo noi, poveri untorelli di sinistra, a trasformare il 31% in 46%.

Ma soprattutto occorre guardare al voto come una tappa per ciò che verrà dopo. Si tratta di ricostruire una sinistra che sia espressione del conflitto sociale e del rifiuto della guerra, – come scrive Di Cesare – “una nuova formazione in grado di dar voce alla necessaria sinistra del XXI secolo“. È questo il vero scopo politico di questo voto.

E allora la domanda da porsi è la seguente: per realizzare questo scopo serve di più mandare in Parlamento qualche parlamentare del PD oppure garantire la presenza di un gruppo di vera e sicura opposizione come Unione Popolare?

Detta ancora più brutalmente: è meglio assicurare un seggio a qualche Casini o a qualche Minniti in più oppure eleggere qualcuno come l’ambasciatore Calamai, candidato di Unione Popolare?

Direi che, per raggiungere il vero scopo che oggi abbiamo di fronte, nessun voto è più inutile di un voto dato al PD o ai suoi cespugli, e nessun voto è stato mai tanto utile, e necessario, quanto un voto dato a Unione Popolare.

La mancanza in Parlamento di una vera opposizione di sinistra (fondata sulla difesa intransigente della pace, del lavoro, dell’ambiente, della Costituzione) rappresenterebbe una grave minaccia per la stessa democrazia, perché una tale mancanza legittimerebbe quel micidiale “so’ tutti uguali!” che le masse hanno sperimentato in queste anni di Governo del “Partito Unico Articolato” obbediente a NATO, Confindustria e banche, che ha già provocato livelli terribili di astensionismo.

Si rafforzerebbe la dittatura che già c’è, un nuovo fascismo, magari senza bisogno né di orbace né di fiamma tricolore.

Unione Popolare è del tutto cosciente di essere solo un inizio, cioè un processo unitario aperto a tutti e a tutte; per fare solo un esempio: del tutto aperto ai/lle compagni/e di Sinistra Italiana che rifiutano l’intruppamento nelle fila di Letta e dell’agenda Draghi e che hanno criticato la mancata consultazione della base (prevista dallo Statuto di SI).

Nel segreto della cabina elettorale la vostra coscienza di compagni/e vi vede, Letta no: aiutate dunque Unione Popolare a superare lo sbarramento!

L’impegno straordinario di tante e tanti è riuscito nell’impresa impossibile di raccogliere 60.000 firme in agosto, ora si tratta di superare la feroce censura dei media, la totale mancanza di soldi, lo sbarramento, e di mandare in Parlamento un gruppo pacifista, eco-socialista, femminista, contro il fascismo, le mafie e le masso-mafie.

Ci sono momenti in cui la cosa giusta è anche quella più difficile da fare.

 * Unione Popolare

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1 Commento


  • paolo+regolini

    Trovo l’appello di Mordenti patetico e desolante.
    Se Unione popolare vuole (e lo vuole nelle sua larga maggioranza) inseguire i 5 stelle (che peraltro la rifiutano) liberissima di farlo e liberissimi gli illusi di votarla: io no.
    Non darò un voto INUTILE a chi pensa di allearsi (o collaborare o quel che volete) con un Partito PDRONALE, di un comico patetico e molto svanito, che ha scambiato Draghi per un grillino (sic!!!) e Cingolani per un ecologista ma che resta PROPRIETARIO (???) del simbolo.
    Né accetto Conte (peraltro degna persona nel mare di merda dei leccaculo degli USA &co.) che pure è un euro-atlantico, ideatore del PNRR che ci schiavizza, lontanissimo dal sentire popolare di ribellione che solo la destra sa cavalcare.
    Non mi è sfuggita la glaciale freddezza di Contropiano su Unione popolare ( e vorrei proprio vedere) ma mi piacerebbe una parola chiara.
    Non mi interessa il Programma elettorale di unione popolare -carta straccia indigesta anche alla critica roditrice dei topi- ma leggere di “democratizzazione della UE” non so se mi fa ridere o piangere.
    Ross@ ed Eurostop avevano detto ed elaborato molto di meglio.
    Poi Potere al popolo. ora Unione popolare: fin dove bisogna scendere? E perché e per che cosa?
    Per tre seggi in parlamento?
    Lasciamo perdere.
    paolo regolini

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