E’ evidente quanto sfacciato il tentativo degli apparati del governo, dei mass media “a servizio” e delle stesse forze di opposizione, di oscurare due grandi giornate di mobilitazione popolare nelle piazze delle città italiane con lo sciopero del 28 novembre e a Roma con la grande manifestazione del giorno dopo, sabato29 novembre.
Il fatto che dopo le mobilitazioni di settembre e ottobre migliaia di persone non se ne siano tornate a casa ma, al contrario, hanno scioperato di nuovo contro il governo e hanno poi marciato per le strade della Capitale denunciandone le responsabilità sia nel riarmo che nelle politiche antipopolari e nella continuazione del genocidio dei palestinesi, è motivo di seria preoccupazione per chi vorrebbe un paese in letargia, passivizzato e rassegnato.
Il format utilizzato per oscurare questo potente segnale di attivazione e mobilitazione popolare è stato quello di manipolare la realtà e stravolgere i fatti.
Sullo sciopero generale di venerdì, con quasi cinquanta manifestazioni nelle città italiane, hanno puntato tutto sull’incursione degli studenti torinesi nella sede de La Stampa, nota tra gli operai torinesi come “La Busiarda”. Un giornale protagonista negli anni delle campagne di criminalizzazione del movimento No Tav, sostenitore del riarmo della guerra a oltranza in Ucraina da parte della Nato, in prima fila nella criminalizzazione delle manifestazioni per la Palestina, delle mobilitazioni universitarie e nella campagna per la chiusura del centro sociale torinese Askatasuna.
Gli apparati politico/mediatici hanno poi apertamente manipolato e distorto le dichiarazioni della relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese durante il corteo di sabato a Roma su quanto avvenuto a Torino, per poi puntare tutta l’attenzione e i commenti politico/mediatici su questa manipolazione, oscurando volutamente e completamente l’enorme manifestazione nazionale.
Come ebbe a dire una personalità della storia: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. E poi vinci”.
Con la manipolazione e la disinformazione che abbiamo visto all’opera in questi giorni, stiamo attraversando tutte e tre le fasi dello scontro tra la crescente indignazione popolare e il governo, ma anche verso un sistema politico e mediatico bipartisan che alla fine converge sempre sulle stesse posizioni e a difesa degli stessi interessi materiali.
La Rete dei Comunisti intende esprimere la propria solidarietà a Francesca Albanese contro i vergognosi attacchi bipartisan a cui è sottoposta, ma è solidale anche con gli studenti torinesi e il centro sociale Askatasuna oggetto di una campagna di criminalizzazione che viene da lontano.
La gente che è scesa in piazza in questi giorni racconta una storia ben diversa da quella descritta dai mass media e strumentalizzata dalla destra e dal centro-sinistra, ma soprattutto esprime una indipendenza politica e morale che ormai ripudia ogni manipolazione e rimette in campo una prospettiva di cambiamento per il paese.
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Se un bel giorno, mi auguro molto presto, riusciremo a cacciare Meloni&co, propongo di cambiare l’inno d’Italia per cancellare definitivamente il ricordo ormai associato ad un partito fascista e non ad un Inno super partes. Di fatto anche le parole della quinta strofa del Canto degli Italiani o Fratelli d’Italia fa riferimento al periodo fascista. “Dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, ogn’uom di Ferruccio ha il core, ha la mano, i bimbi d’Italia si chiaman Balilla il suon d’ogni squilla i Vespri suonò.”. Semplicemente obsoleto e non ci rappresenta più perchè è anche bellicoso.
Negli anni passati sono già stati proposti il “Và pensiero” dal Nabucco di Verdi e L’Inno del primo
maggio dell’anarchico Gori, ma il primo fa chiaro riferimento agli ebrei che di questi tempi sono
divenuti impopolari e il secondo ai lavoratori in lotta, tema che va bene, ma chiama alla rivolta.
Ce ne vorrebbe uno che esalta il pacifismo, la solidarietà, e l’amore per l’ambiente, con una base musicale fantastica: la proiezione dei sogni di tutti.
Petrillo Angelina
È un sogno, che potrebbe diventare realtà.