Questa è una pagina de “La Stampa“. Non è di ieri, ma di Venerdì 5 Gennaio 1990. Potrebbe essere un divertente gioco de “La settimana enigmistica” con “Nota le differenze“. Panama, 20 dicembre 1989. George H. W. Bush annuncia l’invasione con una frase che unisce tutela di cittadini statunitensi, “democrazia” e guerra alla droga.
«Gli obiettivi degli Stati Uniti sono stati salvaguardare la vita degli americani, difendere la democrazia a Panama, combattere il traffico di droga, proteggere l’integrità del trattato sul Canale di Panama». (George H. W. Bush, Address to the Nation on Panama, Miller Center, 20 dicembre 1989). Notate qualche somiglianza?
Noriega viene incardinato prima come imputato, poi come preda. «È la prima volta che gli Stati Uniti rinviano a giudizio un cittadino straniero che ha commesso reati contro le leggi americane pur essendo assente dal territorio statunitense». L’ex capo di uno Stato finisce trascinato in un’aula federale della Florida, con l’idea di un diritto penale capace di oltrepassare confini e sovranità.
Nel caso Maduro, il binario giudiziario era pronto da anni. Il 26 marzo 2020 il Dipartimento di Giustizia statunitense annuncia capi d’accusa che definiscono una figura nuova, pensata per saldare criminalità e geopolitica. «Oggi annunciamo capi d’accusa penali contro Nicolás Maduro Moros, per aver gestito, insieme ai suoi principali luogotenenti, una partnership di narcoterrorismo con le FARC per gli ultimi vent’anni». (U.S. Department of Justice, Nicolás Maduro Moros and 14 Current and Former Venezuelan Officials Charged…, 26 marzo 2020).
«Gli Usa, per impadronirsi del generale, hanno violato impunemente la Carta dell’Onu e varie altre norme internazionali, invadendo con le forze armate il territorio di uno Stato estero, uccidendo numerosi civili». (Antonio Cassese, “Ma per la coca non c’è Norimberga”, La Stampa, 5 gennaio 1990, p. 3). Cassese aggiunge la torsione più dolorosa: gli Stati Uniti finiscono per calpestare, sul piano internazionale, quella “supremazia del diritto” che rivendicano sul piano interno.
Prima prende forma l’imputato ideale, costruito con parole che uniscono morale e sicurezza interna. Poi prende forma la coercizione, presentata come atto di giustizia [addirittura cambiando i principali “capi di imputazione” in corso d’opera. ndr]. Infine arriva la gestione delle risorse e del potere sul terreno, raccontata come stabilizzazione.
Insomma la dottrina Monroe
Possiamo anche partire dal Cile. Da Allende perché lì si vede la matrice, ancora prima della “guerra alla droga”. Nel settembre 1970, con Allende eletto e in attesa della ratifica, documenti ufficiali statunitensi riportano che la CIA venne incaricata di “cercare di impedire” la sua ascesa alla presidenza e di farlo tramite un lavoro separato dalle vie diplomatiche ordinarie. Da quel punto in poi, per decenni, cambia il lessico, cambiano i pretesti pubblici, resta una sequenza riconoscibile.
Prima si definisce un bersaglio come problema “per la sicurezza” degli Stati Uniti. Poi si costruisce una pressione che può essere economica, diplomatica, informativa, clandestina. A volte arriva la forza armata. A volte basta un cambio di potere favorito e coperto. Allende è la prova iniziale perché documenta la fase di preparazione, l’idea stessa che un governo eletto, se percepito come intollerabile, diventi oggetto di operazioni dedicate.
Ma possiamo partire anche da prima. Il caso Guatemala 1954 mostra la stessa logica, con un dettaglio rivelatore sul piano mediatico. Nei documenti FRUS legati a PBSUCCESS compare una direttiva che include “Ridicule”, cioè la derisione come tecnica di influenza connessa alla costruzione di un dossier pubblico.
Nello stesso archivio del National Security Archive, la documentazione su Guatemala 1954 include materiali di addestramento e perfino un testo intitolato “Study of Assassination”, segno di un repertorio che considera l’eliminazione fisica come opzione di manuale, almeno nella preparazione.
Poi c’è CUBA, che dura ancora adesso, “purtroppo”. 1961, Baia dei Porci, dà una versione più visibile e più fragile dell’operazione. La CIA ha pubblicato una collezione dedicata alla “Bay of Pigs Release”, che include la propria storia ufficiale declassificata dell’operazione.
Negli anni Ottanta, Nicaragua e Iran Contra mostrano la fase della guerra per procura. Nel rapporto delle commissioni congressuali sull’Iran Contra, un passaggio dice che già entro dicembre 1981 gli Stati Uniti avevano iniziato a sostenere i Contras, avversari armati del governo sandinista.
Panama
Panama è comunque un copione riciclato. Nel caso Noriega, un’incriminazione federale costruisce l’imputato perfetto, con accuse di droga e riciclaggio. Poi arriva l’invasione. Poi arriva la consegna a un tribunale USA, con il processo che diventa il sigillo pubblico della legittimità.
Nel caso Maduro, un’incriminazione federale costruisce l’imputato perfetto, questa volta col marchio “narcoterrorismo”. Poi arriva un’azione armata che produce cattura e trasferimento negli Stati Uniti. Poi arriva l’aula, con la battaglia sull’immunità e con l’ONU che discute la legalità dell’uso della forza.
Una linea per nulla sottile che lega tutto
Allende resta l’inizio di questa storia perché mostra l’idea madre, documentata: l’emisfero come spazio di pertinenza politica, dove l’ostilità di Washington può trasformare un presidente eletto in obiettivo operativo.
Guatemala 1954 mostra la mano sulle tecniche di propaganda e sul repertorio clandestino.
Cuba 1961 mostra un grosso azzardo, ma pur sempre un tentativo di ribaltare e distruggere un’idea.
Nicaragua anni Ottanta mostra la guerra per procura.
Panama 1989, a cui si è ispirato Trump, o chi per lui, mostra la svolta decisiva, “la droga” come parola ponte tra politica estera e diritto penale.
Venezuela 2026 mostra il riuso, con un fascicolo del 2020 [ora riscritto al volo, ndr] che diventa base giuridica per un atto di forza discusso poi alle Nazioni Unite che nel frattempo contano sempre di meno.
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