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Dal modello Trump agli sgomberi e un attimo

Sabato 10 gennaio in piazza a fianco del Venezuela. Giovedì 15 gennaio alle ore 18 a piazza Vittorio Assemblea pubblica #stopsgomberi #nonuovodlsicurezza

Nel giro di poche ore abbiamo assistito al rapimento di un capo di stato, condito da diverse minacce di annessione contro altri paesi sovrani, e alla vera e propria esecuzione a Minneapolis, da parte di un agente dell’ICE, di Renee Nicole Good, una cittadina americana di 37 anni, madre di tre figli, colpevole di intralciare i rastrellamenti di persone migranti che l’agenzia federale compie da tempo, in particolare nelle città ritenute politicamente “ostili”. Un omicidio avvenuto a pochi metri da dove, nel 2020, George Floyd morì soffocato da un agente di polizia che gli schiacciò il collo con il ginocchio, impedendogli di respirare.

In ambedue i casi, di fronte alle deboli rimostranze delle forze politiche “democratiche” (domestiche e internazionali), Trump e la sua amministrazione hanno risposto in modo assolutamente esplicito: chiunque intralci il governo è un agitatore che può essere rapito, rimosso e finanche ucciso se le circostanze lo richiedono; e a chi commette questi atti di repressione va garantita immunità totale da indagini interne (come nel caso dell’agente ICE) e da organismi ancora dediti ad invocare il diritto internazionale (come visto d’altronde ampiamente col genocidio palestinese).

Questo modus operandi, sia internazionale sia interno, sta producendo un orribile modello che il governo Meloni sta legittimando senza alcuna remora, sposando a tutto tondo la deriva imperialista sul piano esterno, e quella securitaria sul piano interno. Nel caso del rapimento del Presidente Maduro e di Celia Flores (apparsa peraltro in tribunale con evidenti segni di percosse sul volto), la Premier ha difeso l’azione di Trump a spada tratta definendola “difensiva dal narcotraffico”.

Nel caso di quanto accade con l’ICE, è dal precedente Decreto Sicurezza che si discute di estendere in maniera pressoché illimitata la tutela legale per gli agenti di polizia che commettano abusi nell’esercizio delle loro funzioni andando quindi nella direzione della immunità totale invocata da Trump e JD Vance persino per gli agenti assassini dell’ICE. Nel frattempo, si continuano a legittimare i vergognosi centri di detenzione extraterritoriale per persone migranti in Albania.

Inoltre, dopo gli sgomberi del Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino, e dopo gli arresti con accuse di terrorismo di persone individuate in Italia su mandato di Israele, assistiamo a una nuova accelerazione securitaria, suggellata dalla bozza di un nuovo pacchetto sicurezza. Ancora una volta promosso dalla Lega, e che il governo si appresta a portare a breve in aula, forse ancora una volta nella forma di un decreto legge. In questo nuovo dispositivo troviamo norme ancora più penalizzati su cittadinanza, ricongiungimenti familiari, sicurezza nelle città e criminalità giovanile; inoltre, troviamo ulteriori tutele processuali per le forze dell’ordine e quei cittadini che usano la forza (anche letale) invocando la legittima difesa.

In questo quadro, le recenti dichiarazioni del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sulla necessità di proseguire con la politica degli sgomberi non appaiono prive di pericolosità sociale. E il lavorìo che percepiamo nella nostra città ce lo conferma. Il centrodestra, con l’aiuto di media compiacenti e operazioni giudiziarie mirate, prova da tempo a costruire una campagna elettorale basata sul ripristino della legalità. Temiamo che possa essere inseguita dal centrosinistra su questa strada, come spesso è avvenuto. Che fare in questa fase è il vero interrogativo che le realtà organizzate, sul piano abitativo e sociale, devono porsi con urgenza.

Esiste un orizzonte di indipendenza per spazi di lotta che hanno fatto della libertà di movimento e dell’autonomia di percorso la propria cifra distintiva? Oppure la via maestra è chiudersi nelle proprie case matte, confidando nelle relazioni particolari con governi e partiti amici? Pensiamo sia importante discuterne insieme, e pubblicamente, dando nel contempo una prova della forza e della solidità dei nostri percorsi. Per questo, proponiamo per giovedì 15 gennaio alle 18 in piazza Vittorio un’assemblea cittadina pubblica contro le minacce di sgombero e la stretta securitaria in atto. Inoltre, sabato 10 gennaio vogliamo riempire di nuovo le piazze, come abbiamo fatto con la bandiera palestinese, per sostenere il popolo venezuelano.

Contro le politiche repressive, l’economia di guerra, le scelte belliciste e le ignobili complicità internazionali del governo Meloni

Ci vediamo in città!

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