Riceviamo e pubblichiamo una lettera del Comitato Centrale del PCI in risposta al documento dei fuoriusciti dal partito che abbiamo pubblicato mercoledi 14 gennaio.
Nella giornata di venerdi 9 gennaio, a coloro che fanno parte del Comitato Centrale del PCI, è giunta una lunga lettera, sottoscritta da diverse compagne e compagni afferenti ad alcune strutture del partito, dal titolo “Lasciamo il PCI”.
Tale lettera è stata contestualmente resa di pubblico dominio attraverso i social con l’inevitabile commento di questo e quello, il più delle volte a prescindere da una pur minima conoscenza dei fatti.
Il Comitato Centrale del partito, riunitosi in presenza, a Roma, nella giornata di domenica 11 gennaio, come previsto sin dallo scorso 30 novembre, per affrontare diverse questioni, alcune delle quali poste dai sottoscrittori della lettera in oggetto, sottolinea con rammarico l’essere venuta meno una possibile occasione di confronto e ha deciso di rispondere. Ciò al fine di offrire all’insieme delle compagne e dei compagni del Partito un giudizio di merito.
Il Comitato Centrale ha innanzitutto evidenziato che in tale lettera è assente qualsivoglia proposta alternativa alla linea politica sancita con il recente 3° congresso nazionale, una linea approvata pressochè all’unanimità, quindi anche da chi ha sottoscritto la stessa.
La questione, quindi, atterrebbe non alla linea politica ma alla gestione del Partito, che si dichiara essere in capo ad una sorta di “cerchio magico”, improntata ad “un’ottusa ed acritica fedeltà al gruppo dirigente”.
Un’affermazione del tutto destituita di fondamento, semplicemente offensiva..
Per quanto concerne poi lo stato del Partito, che si vorrebbe da tempo segnato da crescenti difficoltà per responsabilità del gruppo dirigente, giova ricordare che fino a pochi mesi fa e per lungo tempo dello stesso erano parte integrante esponenti che oggi hanno deciso di lasciare, e che una verifica dell’assetto organizzativo/gestionale era prevista e resta confermata per il prossimo mese di marzo con la Conferenza Nazionale di Organizzazione.
Nella lettera in questione, a sostegno della tesi che vorrebbe il gruppo dirigente arroccato a difesa di se stesso, particolare enfasi è rivolta al commissariamento delle Federazioni di Cagliari e di Roma deciso, come da Statuto, dai rispettivi Comitati Regionali.
Tali scelte hanno ragioni precise.
Per quanto riguarda Cagliari esse sono riconducibili al non riconoscimento del nuovo gruppo dirigente regionale, votato dall’ultimo congresso della Sardegna, da parte di una minoranza della quale fanno parte l’ex segretario regionale e l’ex tesoriere che, tra l’altro, per anni non ha presentato al Partito alcun bilancio in violazione dello Statuto.
Per quanto concerne la Federazione di Roma tali ragioni derivano dal permanere della contrapposizione tra sezioni afferenti alla stessa e tra questa e la struttura regionale che, nonostante il precedente commissariamento e la successiva ordinaria gestione, non ha trovato risposta, anzi, si è acuita.
Si stigmatizza l’azione della Commissione Nazionale di Garanzia e Controllo, che sarebbe stata “usata come clava da parte del gruppo dirigente per liquidare questioni squisitamente politiche” nei confronti di due compagne e due compagni di una sezione della Federazione di Roma.
Nel rimarcare il pieno rispetto della terzietà propria della CNGC, risulta incomprensibile definire “questioni politiche” la reiterata violenza verbale e fisica nei confronti di compagne e compagni, l’ingiunzione legale al gruppo dirigente a sostegno della richiesta di somme dovute non si sa bene a quale titolo, la minaccia di rendere pubblici fantomatici dossier, il ripetuto dileggio, anche e soprattutto via social, nei confronti di compagne e compagni, del gruppo dirigente, l’agire da “partito nel partito” rivendicato e ostentato pubblicamente.
Si afferma che l’attuale gruppo dirigente ha abbandonato uno dei pilastri della linea decisa dal processo costituente, ossia la ricerca dell’unità dei comunisti, dell’interlocuzione con le tante realtà comuniste presenti nel Paese, finendo con l’isolare il Partito.
Un’affermazione sconcertante, che si commenta da sé, stante gli infinti esempi di segno del tutto opposto che si possono portare all’attenzione generale, come le innumerevoli iniziative congiuntamente organizzate sulla guerra, sulla Palestina, sulle politiche liberiste della UE e dei governi, in ultimo l’impegno nelle elezioni amministrative, che nei mesi scorsi hanno visto il Partito al fianco di altre soggettività comuniste, della sinistra di classe, in coerenza con quanto deciso da sempre e ribadito con l’ultimo congresso.
Il Comitato Centrale prende pertanto atto, con rammarico, delle dimissioni, definite irrevocabili, delle compagne e dei compagni in questione, sottolinea ancora una volta che l’essere parte di un’organizzazione politica, di un partito comunista, non può prescindere dal rispetto della linea politica, delle regole che insieme ci si è dati..
E considera grave che in un momento come questo, in cui i comunisti e il fronte anticapitalista ed antimperialista sono sotto attacco, si operi per indebolire un partito come il PCI che coerentemente è stato sempre dalla parte giusta, a livello teorico e dell’azione politica.
Il Comitato Centrale del PCI
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