L’esercito israeliano ha annunciato di aver invaso il Libano. Fin dal 1978 l’Italia fa parte dell’UNIFIL di stanza a Naqoura, nel Libano Meridionale, a pochi chilometri dal confine con Israele, una presenza rafforzata dal 2006. L’invasione impatta direttamente con la missione di pace a guida ONU. Da qualche giorno è di turno la Brigata Sassari.
Domanda n.1: stavolta il ministro Crosetto è stato informato dell’invasione del Libano che mette a repentaglio incolumità e reputazione dei nostri militari in Libano?
Domanda n. 2: sulla base di quale logica Meloni dice alle tv, (e non in Parlamento) che Teheran deve fermare le sue rappresaglie contro i paesi del Golfo, invece di intimare per vie ufficiali a Israele di fermare la sua avanzata in Libano, perché l’Italia non può tollerare si mettano in pericolo i nostri militari impegnati in una missione di pace?
Come se non bastassero le decine di migliaia di inermi cittadini italiani rimasti incastrati nei paesi coinvolti dalla guerra in Medio Oriente, ora ci sono anche 1.100 soldati italiani in Libano che stanno per essere coinvolti direttamente nel conflitto scatenato da Usa e Israele.
Ultima domanda: vi è chiara la possibilità che le basi militari Usa in Italia, più che attive come supporto logistico alle operazioni militari USA nel Golfo, possano diventare un obiettivo che coinvolge il territorio e i loro abitanti?
Dire di non essere stati informati dell’attacco è un’aggravante dell’accusa di complicità politica con l’Amministrazione Trump, una politica estera basata sulla smaccata e consapevole violazione delle più basilari norme del diritto internazionale.
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