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Fuori la guerra dall’8 marzo, contro le infiltrazioni di USA e Israele

Dalle manifestazioni alle passeggiate nei quartieri popolari, passando per lo sciopero nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, proseguono le mobilitazioni in occasione dell’8 marzo. Ma tutto questo si muove in un contesto nazionale e internazionale in evidente precipitazione, dove la guerra e le aggressioni imperialiste finiscono per attraversare anche quelli che pensavamo essere i “nostri” spazi.

Ed è così che ieri (l’8 marzo, ndr) alla partecipata manifestazione di Roma indetta da Non Una di Meno si è presentato un gruppo di iraniane e iraniani con le bandiere monarchiche dello Scià e con cartelli che riportavano “Sì alla guerra in Iran per il salvataggio del popolo iraniano”, facendo agghiaccianti cori come “USA, USA” e “Bibi Bibi”, in onore agli assassini e criminali Trump e Netanyahu.

Il tutto cercando di strumentalizzare come sempre, portando foto di donne uccise, le legittime rivendicazioni delle donne iraniane, per supportare l’aggressione imperialista di Israele e Stati Uniti. Non una foto, invece, abbiamo visto delle 170 bambine uccise dagli USA nella strage della scuola femminile di Minab.

Come da copione ormai scontato, la scena era costruita per essere in favore delle telecamere dei soliti sciacalli di Rete 4 e degli influencer a libro paga di Elon Musk di Welcome to Favelas. Evidentemente una provocazione bella e buona, fatta per istigare e poi criminalizzare le eventuali – ovvie – reazioni.

Di fronte a questa situazione la piazza ha reagito immediatamente, esprimendo chiaramente che quella non era la loro piazza e respingendo le provocazioni e i tentativi di infiltrazione nel corteo, al grido di “Free Palestine” e “Fuori la guerra dal corteo”. Assieme alle organizzatrici della manifestazione e a manifestanti, attiviste, studentesse, lavoratrici e solidali della Palestina abbiamo quindi costruito materialmente un cordone che ha impedito al gruppo di procedere e di inserirsi nel corteo.

La rappresentazione plastica di quello che sosteniamo da tempo, ossia la necessità di un fronte delle donne e persone queer che si organizzi, con ogni mezzo necessario, contro la guerra. Non smetteremo mai di ripeterlo. La liberazione dei popoli passa per la loro autodeterminazione e dalla Palestina all’Iran al Venezuela a Cuba dobbiamo respingere con ogni mezzo le strumentalizzazioni e le aggressioni che l’imperialismo statunitense e il sionismo portano avanti ormai impunemente sotto gli occhi di tutte e tutti.

Dalle piazze alle scuole alle università ai posti di lavoro, continuiamo a praticare un fronte delle donne e persone queer contro la guerra e il genocidio in Palestina!

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