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Disarmare l’Intelligenza Artificiale

Lunedì scorso 25 aprile, è uscita la prima enciclica di papa Prevost intitolata “Magnifica Humanitas”, che presenta un interesse generale per le popolazioni di tutto il mondo, al di là di ogni riduttivo giudizio di appartenenza confessionale o di condivisione di valori spirituali, magari anche poco conosciuti.

Sembra oggi necessario fuoriuscire dall’angustia non solo sterile, ma ormai retrodatata, della separazione tra credenti e non credenti di fronte a un messaggio vaticano, al fine di raggiungere una maturità coscienziale che permetta di riconoscere le dinamiche politiche di un mondo in rapida evoluzione e partecipare attivamente, di conseguenza, alle scelte che il mutamento impone.

L’interesse preminente, che coinvolge popolazioni e non solo direttamente istituzioni e governi, in particolare quelli che perseguono obiettivi dispotici o suprematisti, riguarda un’umanità centrata nell’enciclica che non prevede di approfondire le attuali diseguaglianze né puntare a obiettivi di potere.

L’interesse particolare di questo messaggio riguarda anche l’IA, analizzata dalla personalità di un papa scientificamente competente, ma anche autorevole su un piano politico generale, in netto contrasto con le ambizioni imperiali tuttora impegnate a resistere all’estinzione progressiva dell’Occidente.

Nonostante Prevost rifugga da questo ruolo, per sua esplicita affermazione, non se ne può ormai esimere per merito dei ripetuti precedenti attacchi di Trump, che l’hanno consegnato, nei fatti, ad essere il principale oppositore internazionale e fors’anche europeo all’attuale politica aggressiva degli USA.

Questo papa, che conosce dall’interno il senso della formazione e dell’uso algoritmico che la rivoluzione tecnologica in atto fornisce in vari campi della gestione di questo sistema, sembra così meritevole di attenzione proprio per un doppio valore di scientificità e scelta politica e umana unitamente.

Il progetto di ri-umanizzazione rispetto alla de-umanizzazione invece richiesta dai cinici interessi di Usa e Israele, pone sotto accusa lo schermo delle loro guerre senza soluzione di continuità. In questi ultimi giorni si sono riavviati nuovi attacchi criminali sia in Libano e a Gaza che in Iran, e qui, come di consueto, a condizionare le ultime trattative in corso, come se lo spegnimento della vita delle persone già utile all’apparato militare-industriale lo fosse anche a dimostrazione della stabilità della superpotenza mondiale.

Il rilievo di questa enciclica allora va letto soprattutto come scelta inderogabile rispetto a tale situazione internazionale, di “fine dell’impero Usa” che però si dibatte in negazioni continue della realtà, con aggressioni non solo militari ma anche ideologiche-religiose, essendo l’America percorsa da varie confessioni religiose ben radicate e da tenere sotto controllo nella instabile vita quotidiana del paese.

Nell’enciclica si ribadisce ovviamente il tema della pace come premessa alla possibile convivenza, ed in questo sostanzia il saluto nella domenica di Pentecoste rivolto ai cattolici cinesi e alle famiglie dei minatori morti nella miniera di carbone nello Shanxi, ricollegandosi idealmente all’offerta di Xi a Trump sulla potenziale convivenza competitiva, senza distruzioni ulteriori.

Soffermandoci al momento sui problemi posti dal progresso tecnologico, in particolare sull’uso dell’IA, l’enciclica si sofferma sul “paradigma tecnocratico” che tende a rendere prioritaria “la logica dell’efficienza, del controllo e del profitto” che “governi da sola le scelte personali, sociali ed economiche”.

La tecnica così non è più strumento, ma “criterio” dominante di uso degli umani utili e da sfruttare, o scarti da abbandonare o eliminare. IA, “scienze cognitive, nanotecnologia, robotica e biotecnologia” hanno un doppio destino contraddittorio come innovazioni: o “aiuto per lo sviluppo umano” o pericolo se il loro uso, definito sui fini preposti, non è accompagnato da “una maturazione etica e sociale” che non è più in capo agli stati, ma ad “attori economici e tecnologici” che ne gestiscono condizioni e regole.

La concentrazione di potere, che risponde ampiamente a quella realizzata alla Silicon Valley, e che esprime il livello di concentrazione e centralizzazione del capitale in questa fase imperialistica, è perciò soggetto alla velocità continua dello sviluppo dell’IA, i cui “aspetti scientifici fondamentali” quali “rappresentazioni interne e processi computazionali di questi sistemi rimangono al momento sconosciuti”.

La “parvenza”, cioè quella sembianza priva di realtà effettiva, della semplicità comunicativa, l’oggettività, l’imitazione artificiale, possono costituire quella simulazione di un inganno frainteso in termini di relazione, invece inesistente.

La manipolazione diventa allora la tecnica per intaccare “diritti, opportunità, reputazione, libertà” e inchiodare a ruoli sociali inamovibili o di scarto un’umanità già frammentata, che mai più potrà riconoscersi in termini di classe ovvero quali “modi di esistenza delle forze produttive nel loro sviluppo1.

Tale definizione intende affermare, fuori dall’enciclica, che la storia non solo alle nostre spalle, ma quella che forgiamo giorno per giorno, è in continuo movimento e questo non è determinato dai nostri pensieri o azioni singole, ma da un sistema entro cui siamo di fatto immersi, che produce per vendere e viceversa.

Questo ci eguaglia sul mercato del lavoro, ormai talmente estremamente differenziato nelle forme di sfruttamento, che non permette più di riconoscerci come tutti egualmente subordinati e dipendenti nella progressività innovativa e distruttiva insieme, indissolubilmente legate all’origine.

La sopravvivenza di questo sistema e la sua riproduzione è possibile solo attraverso una tecnologia da rinnovare e ora, con l’IA, è in grado di rendere quasi assoluto il suo dominio sull’umanità, risucchiata nella sua forma e integrata materialmente nel suo processo, così da ridurla totalmente al suo servizio.

Ritornando all’enciclica vi si legge che “non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito”. E inoltre: “la proprietà dei dati non può essere affidata solo a privati, ma va regolamentata”.

Nella logica della condivisione – i dati – non possono essere affidati a pochi” ma vanno gestiti “come uno dei beni comuni o collettivi”, smascherando la nuova asimmetria epistemica, economica e politica, nominando i nuovi monopoli dell’IA. “Disarmare l’IA… vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare… impedire di dominare l’umano”.

Fermiamo qui questa prima incompleta lettura e analisi delle parole usate. Se solo la metà dei concetti espressi entrassero nel programma delle cosiddette sinistre del nostro campo largo, saremmo dei pericolosi rivoluzionari. L’americano papa e non il papa americano – come ironicamente sostengono i “compagni di Limes” – ha scagliato un dardo infuocato all’amministrazione Usa attuale, toccando i nervi scoperti della sua decadenza.

La denuncia sin qui esposta mostra a tutto il mondo l’iniquità di questo sistema proprio all’interno del suo aggrapparsi al rivoluzionamento necessario delle forze produttive, di cui gli umani sono per ora parte subalterna in quanto classe, rivoluzionamento senza il quale sono già presenti forme di dissolvenza o recessione irreversibili, per esempio sul piano valutario.

L’amore, non le superpotenze, vincerà la guerra, viene sostenuto a fronte delle minacce di distruzione potenzialmente sconfinata. Intanto continuiamo a calcolare che occorrono non meno di 71 mld $ per ricostruire solo Gaza, dove il 70% della popolazione ora non ha neppure accesso all’acqua potabile, in mezzo a un numero incalcolabile di sofferenze che l’indifferenza colonialista dell’Occidente ignora, vagheggiando territori da rendere resort o comunque espropriabili.

La velocità con cui si attuano i mutamenti in corso rende più oneroso comprendere la direzione degli obiettivi che le nuove frontiere tecnologiche stanno perseguendo, ponendo però nel cosiddetto “transumanesimo e postumanesimo” il problema del limite.

La cosiddetta “fine delle ideologie” mostra qui definitivamente tutta la falsità di questo assunto nello sfondo ideologico invece di colonizzazione delle menti già adattate alla semplificazione immaginifica dell’“uomo potenziato o ibridato con le macchine”.

Il “superamento” del limite, ipotizzato dai confini della natura incentrato sull’idolatria tecnologica, è funzionale a suddividere ulteriormente l’umanità tra chi rimarrà inutile, magari assoggettabile con “sacrifici necessari” (già ampiamente realizzati a Gaza, Libano, Sudan, Iran, ecc.), e chi invece sarà “potenziato” secondo fini orientati alla supremazia di un “oltreumano”.

Niente di tutto ciò riguarda la filosofia di Nietzsche sull’Uebermensch, o oltreumano, se qualcuno male informato avesse tale dubbio o reminiscenza. Il concetto di limite indotto dall’uso di questa tecnologia è quindi indirizzato a governare la normalizzazione delle ineguaglianze, da renderle così tecnologicamente ineliminabili, per scoraggiare qualsiasi ostacolo ai sicuri fini del profitto, eliminati i potenziali contrasti di una soggettività umana resa definitivamente inoffensiva.

La contraddittorietà dell’avanzamento delle ricerche di questi miliardari, che ritengono di superare ogni limite anche immaginando in futuro guerre combattute tra robot, non è ancora emersa con chiarezza, ma sappiamo che la realtà non mancherà di evidenziarla, e sarà compresa e usata da quella soggettività umana irriducibile che mai ogni potere è riuscito a considerare.

1 Alessandro Mazzone in Proteo 2/04 p.107.

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1 Commento


  • Breda

    La chiesa ha un nuovo problema, fondata sul peccato “pensieri, opere, omissioni” penitenza e redenzione al fine di salvare l’anima, si trova a dover confrontarsi con un pensierio capace di decisioni, senza il corpo su cui infierire.

    Sisfema da ripensare.

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