Gli influenzer non sono influencer. Sono infettori. Avvelenano le coscienze, diffondono il virus più potente che il padrone abbia mai inventato: la menzogna che divide gli sfruttati tra loro.
Mentre la classe operaia non arriva a fine mese, mentre i precari vengono spremuti a cinque euro l’ora, mentre i rider muoiono sotto la pioggia per consegnare una pizza, loro fanno un video, un reel, una diretta.
E ci dicono che il nemico è il migrante che dorme in stazione, che il problema è il giovane che prende un sussidio, che la colpa è del collega che sciopera e blocca tutto, che se sei povero è perché non ti sei impegnato abbastanza.
E’ la più vecchia tattica del padrone con un travestimento nuovo. Un tempo aveva il prete, il maresciallo, il caporeparto. Oggi ha l’influenzer.
Un esercito di servi sorridenti, palestrati, truccati, che per quattro soldi, un codice sconto e due like vendono l’anima al potere più reazionario.
Sono pagati dalle stesse aziende che ti sfruttano, sponsorizzati dagli stessi marchi che evadono le tasse e ti licenziano con un algoritmo.
Si pagano ville, auto e viaggi a Dubai con i soldi rubati al tuo salario. E in cambio diffondono fake news contro i lavoratori, attaccano gli scioperi, ridicolizzano i sindacati, chiamano choosy chi non accetta di fare lo schiavo, dicono che il posto fisso è da sfigati e che la flessibilità è libertà.
Diffondono odio tra poveri, mettono il precario contro il disoccupato, l’italiano contro lo straniero, il giovane contro il pensionato, perché sanno una cosa sola: se gli sfruttati si uniscono, per i padroni è finita. E normalizzano il fascismo, con l’ironia, con la battutina, con il si scherza, sdoganano il saluto romano, l’idea dell’uomo forte, il disprezzo per i deboli. Sono la quinta colonna del nuovo squadrismo, quello con il ring light.
Non sono ingenui, non sono ragazzi che ce l’hanno fatta. Sono imprenditori dell’odio, piccoli padroni che sognano di diventare grandi padroni, e per farlo devono convincere te, operaio, rider, cassiera, badante, che il tuo nemico non è chi ti sfrutta, ma chi è sfruttato più di te.
Vanno combattuti e smascherati. Non con il loro stesso insulto, ma con l’organizzazione e con la coscienza di classe. Dobbiamo boicottare chi li paga, smontare le loro balle pezzo per pezzo nei posti di lavoro, nelle scuole, nei quartieri, ricordare a tutti che dietro quel sorriso sbiancato c’è un cartellino del prezzo e chi paga quel prezzo è il fascismo dei padroni. Non seguire il servo, colpisci il padrone. L’unico influencer di cui ha bisogno la classe operaia è la propria lotta.
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Flavia
Questo è il problema più grande di questo paese che ragiona solo con la pancia, non avendo ne mai letto e poco studiato