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Sul nucleare il Governo ci prova. Non abbassiamo la guardia

Il referendum contro il nucleare portato avanti da un movimento antinuclearista, certo composito, variegato, su analisi e posizioni diverse, è riuscito comunque a porre all’attenzione il problema della ripartenza del nucleare in Italia, fino al punto di suscitare preoccupazioni serie al Governo. Temendo il raggiungimento del quorum e la vittoria dei Si al referendum di giugno (lo dicono anche i sondaggi così cari a Berlusconi), l’esecutivo ha deciso di introdurre un emendamento al Decreto cosiddetto Omnibus che per ora di fatto blocca la costruzione di centrali nucleari e potrebbe evitare il referendum. Certo, un ruolo secondario non lo ha svolto neanche l’onda emotiva del disastro di Fukushima, ma quest’ultimo non è stato altro che la dimostrazione eclatante dell’enorme pericolosità di quella fonte energetica, aprendo così un dibattito che ha avuto la capacità di analizzare anche la sua inopportunità in termini economici ed energetici.

Di fronte a questo non dobbiamo cantare vittoria e non abbassare la guardia. Gli interessi attorno al nucleare sono troppi e troppo grandi per farci pensare che la partita si chiuda qui. Infatti le situazioni critiche sono più di una.

Intanto una lettura che pensiamo bisogna fare di questa decisione governativa è che sia solo una manovra tattica, da un lato per depotenziare tutti gli altri referendum (contro la privatizzazione dell’acqua pubblica e soprattutto contro il legittimo impedimento), dall’altro per evitare una sconfitta referendaria sul nucleare che impedirebbe la sua reintroduzione in futuro. A differenza dei referendum del 1987, questo del giugno 2011 abrogherebbe norme dirette, cioè leggi che parlano esattamente della costruzione di nuove centrali e, per ciò che è previsto dalle leggi sui referendum, la vittoria dei SI impedirebbe qualunque riproposizione in futuro di norme che riguardano ciò che un referendum ha abrogato.

In questo momento l’attenzione pubblica sul nucleare è altissima grazie al tragico disastro giapponese, allora molto meglio prendere tempo ed aspettare che passi, per riproporre la costruzione di centrali quando del Giappone non se ne parlerà più.

Tutto questo senza contare che a maggio ci saranno le elezioni amministrative e una operazione mistificatoria di questo tipo sul nucleare gioca sicuramente a favore del buon esito elettorale per le coalizioni legate al Governo. La Prestigiacomo, in questo senso, era stata chiara subito dopo Fukushima.

Il Governo italiano per costruire le nuove centrali sul nostro territorio aveva fatto, circa due anni fa, un accordo con la Francia di Sarkozy e con la “sua” EDF. Ma ora la situazione internazionale è cambiata e anche le relazioni tra Italia e Francia stanno cambiando (vedi ad esempio guerra in Libia e migranti), quindi anche quell’accordo potrebbe avere bisogno, in qualche modo, di essere “ripensato”. I sempre più stretti rapporti con la Westinghouse, la più grande multinazionale statunitense nel nucleare, ce lo conferma.

Ieri l’emendamento governativo al Decreto Omnibus è passato al Senato, il ministro Romani si è subito affrettato a dichiarare chiuso il referendum. Ma per esserlo, il Decreto dovrà prima avere l’approvazione anche dalla Camera, essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e andare al vaglio della Corte di Cassazione, la quale è l’unico organo che potrà dichiarare inutile il referendum oppure mantenerlo nella sua formula originale o mantenerlo modificandone il quesito.

Allora è chiaro che la partita non è ancora del tutto chiusa e il movimento antinuclearista ha tutto il dovere di non abbassare la guardia. Bisogna vigilare, potenziare l’iniziativa perché l’operazione truffaldina non passi e il referendum si tenga comunque per abrogare definitivamente la possibilità della reintroduzione del nucleare in Italia. Come anche evitare che l’attenzione pubblica si sopisca e, anche nel caso il referendum sul nucleare non si faccia, vengano di fatto inficiati gli altri referendum attraverso il non raggiungimento del quorum.

Ma questo movimento ha anche bisogno di uno scatto di qualità, che ponga all’attenzione lo sviluppo delle energie rinnovabili. Non si tratta di porle solo nella loro visione sviluppista come è stato fatto fino ad ora, che da un lato gli ha dato un ruolo marginale e opportunistico e dell’atro, nel migliore dei casi, le ha poste nella logica favolistica della Green Economy. C’è bisogno di imporre un piano energetico nazionale in una visione a lungo respiro, che sappia mettere al centro la qualità energetica attraverso le rinnovabili per porle poi anche in termini quantitativi, e far diventare queste il fulcro dello sviluppo. Superare progressivamente la stessa logica assistenziale degli incentivi, per dare impulso alla ricerca in questo settore. Una ricerca totalmente finanziata dallo Stato e sviluppata principalmente all’interno dei suoi Istituti di ricerca. In questo, il movimento antinuclearista dovrà assumere anche una maggiore maturità, avendo la capacità di collegamento con le istanze dei ricercatori e dei lavoratori del settore, e allora avrà e dovrà avere molto da dire.

* Rete dei Comunisti

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