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Tunisia: gran rabbino sostiene islamisti di Ennahda

Con un endorsement destinato a generare polemiche, il gran rabbino di Tunisia, Ham Bittan, ha dato il suo appoggio ufficiale al partito islamista Ennahda al governo perché, ha detto, ne condivide la visione teocratica e poi anche perché esso ”ha timore di Dio”. Frasi che, in altri tempi, avrebbero scatenato una ridda di interpretazioni e reazioni, ma che sembrano essere stato accolte con distacco dalla piccola comunità ebraica locale che pure, negli ultimi mesi, ha pagato un pesante tributo alla tensione sociale della Tunisia in termini di minacce da parte della corrente salafita.
Ma Bittan é uscito allo scoperto, sancendo la saldatura tra gli interessi della sua comunità (o almeno della parte che lui rappresenta) e quella dei musulmani di Tunisia che si riconoscono nella linea di Ennahda.
Già nel 2011, alla vigilia delle elezioni per l’Assemblea Costituente, la piccola comunità ebraica aveva rinnovato la propria stima verso Ennahda ed il suo leader, Rached Gannouchi, che prima dell’appuntamento con le urne, aveva fatto visita ai suoi massimi esponenti. Ma ora il gran rabbino Bittan ha rimarcato una comunanza di visione e, quindi, di interessi. Le parole del gran rabbino sembrano volere marcare del resto con chiarezza la differenza tra Ennahda e i salafiti che, appena pochi mesi, in una manifestazione nel centro di Tunisi, avevano avvertito gli ebrei che li avrebbero cercati, stanati, neutralizzati uno per uno. Il gran rabbino, in una intervista radiofonica, dopo aver respinto il sionismo e l’idea di un ‘grande Israele’, ha anche rivelato di avere detto di no alla proposta di un articolo della prossima Costituzione che doveva riservare agli ebrei una quota di seggi in parlamento. Sarebbe, ha detto, una scelta settaria in grado di portare alla disintegrazione del Paese.

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