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L’amianto all’Isochimica che avvelena Avellino

La vicenda Isochimica quale esempio di un Meridione d’Italia senza Stato di diritto e senza società civile e quale momento di riscatto sociale. 

Lunedì 19 inizierà innanzi al GIP del Tribunale di Avellino il processo, per il disastro ambientale colposo, provocato dalla lavorazione dell’amianto all’interno dell’Isochimica. 
Circa 240 lavoratori sono stati riconosciuti dalla Procura della Repubblica di Avellino quali persone danneggiate nella loro salute dal contatto con l’amianto. 
La morte di altri lavoratori e’ stata ricondotta alla scoibentazione dell’amianto dalle carrozze ferroviarie. Si tratta di un processo nato da un nostro esposto del 2009 e dalla nostra testardaggine e perseveranza , trentennale , su una vicenda che indica con chiarezza l’identità politica e sociale di Avellino e del Meridione d’Italia. 
Di un Meridione d’Italia e dell’Irpinia senza la volontà della maggioranza della collettività di far funzionare lo Stato di diritto e di dar vita ad un’attiva e protagonista società civile. 
Tutti sapevano del massacro umano che avveniva all’interno dell’Isochimica, tra il 1983 e il 1988, e nessuno denunciava.  Comune di Avellino, INAIL, Ispettorato del Lavoro, sindacati, partiti (eccetto Democrazia Proletaria ), ambienti giudiziari, sapevano e hanno taciuto. 
L’Isochimica fu chiusa nel 1988 a seguito di un provvedimento giudiziario della Magistratura di Firenze, che accolse una nostra istanza.
Tutti sapevano delle critiche condizioni di salute dei lavoratori, dopo la chiusura dell’Isochimica, e nessuno si è preoccupato di avviare una sorveglianza sanitaria. Fummo noi soli, senza alcun aiuto, a richiedere, agli inizi del 2000, all’ASL e all’Inail le visite mediche per i lavoratori dell’Isochimica. 
Ci siamo scontrati, negli anni, contro il silenzio totale che attraversava e condizionava la vita sociale, politica e istituzionale di Avellino. Un silenzio che oggi si manifesta nel mancato aiuto economico, da parte delle Istituzioni locali , per le spese legali che i lavoratori dell’Isochimica dovranno sostenere per la costituzione di parte civile nel processo che avrà inizio il 19. 
Oggi, dopo questa nostra lunga esperienza umana e politica, possiamo dire che ci siamo scontrati contro un pensiero dominante che voleva che non si parlasse di Isochimica. 
Possiamo dire che, in parte, questo pensiero e l’imperante silenzio sono stati ridimensionati, grazie al nostro trentennale impegno e soprattutto grazie all’enorme e pregevole lavoro compiuto dalla Procura della Repubblica di Avellino ,che ha istruito un ‘indagine penale costituita di ben 21 mila pagine. 
Il nostro impegno, in un processo penale complicato e di enorme rilevanza giudiziaria, politica e sociale , che ha al proprio centro l’esistenza concreta di tante famiglie, la sofferenza umana e fisica di tutti i lavoratori dell’Isochimica e i preoccupanti danni all’ambiente, é di contribuire con avvocati penalisti, di provata esperienza, scelti dai lavoratori e a difesa dei loro esclusivi interessi, a far condannare le Ferrovie dello Stato con una conseguente assunzione di responsabilità delle stesse ex Ferrovie sia rispetto ai danni provocati ai lavoratori, sia riguardo a quelli determinati all’ambiente e ai cittadini di Borgo Ferrovia. 
Riteniamo un gravissimo errore affidare la costituzione di parte civile ad un legale “chicchessia”. 
Siamo certi che questo impegno e lo sforzo compiuto dalla Procura della Repubblica di Avellino saranno sostenuti dalla collettività irpina e avellinese che opera per il buon funzionamento dello Stato di diritto e per l’affermarsi della società civile. Ci auguriamo che le associazioni ambientaliste, i partiti, i sindacati, quali rappresentanti di interessi collettivi chiedano di costituirsi in questo processo parte civile.
 
Giovanni Maraia, Ariano in Movimento

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