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Altri due indagati per il poligono militare di Salto di Quirra

La procura della Repubblica di Lanusei, che indaga sull’incidenza che le esercitazioni militari effettuate nel poligono militare di Salto di Quirra possono aver avuto sulla salute di uomini e animali, ha iscritto nel registro degli indagati altre due persone (dopo un ex ufficiale per «disastro ambientale»), con l’accusa di «falso ideologico in atto pubblico». Si tratta di due tecnici chimici della società Sgs, incaricati per conto del Ministero della Difesa di effettuare i controlli sulla possibile presenza di sostanze nocive nel terreno del poligono. I due tecnici hanno, però, escluso la contaminazione da uranio e da sostanze pericolose. Ieri gli agenti della Squadra mobile di Nuoro – come hanno riportato i quotidiani sardi – hanno effettuato alcune perquisizioni nel torinese.

Il procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, che indaga sulla possibilità che nel poligono sardo siano stati utilizzati armamenti con uranio impoverito, intende far piena luce su come i tecnici della società, di cui è presidente onorario Sergio Marchionne, e legata al Gruppo Fiat (di cui alcune aziende partecipate hanno effettuato nel poligono negli anni scorsi sperimentazioni di armamenti) abbiano svolto le indagini sul terreno. Analisi che, invece, hanno dato esito diverso per i consulenti nominati dalla magistratura che ora vuole chiarire il ruolo dei due tecnici e la veridicità dei delle loro analisi che hanno attestato l’assenza di inquinamento antropico a Quirra. Intanto Fiordalisi ha dato il via libera per oggi alle prime tre autopsie (su 20 previste) dei corpi riesumati, soprattutto di pastori che lavoravano vicino a Quirra e morti per leucemie e malattie al sistema linfo-emopoietico. Si cercherà di accertare se vi siano tracce di elementi radioattivi come quelli riscontrati in un agnello nato con due teste, e nelle cui ossa sono state trovate «tracce di uranio non naturale».

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