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Vado Ligure. Sequestrata la Tirreno Power. La magistratura supplisce alle mancanze della politica

Dai compagni di Ross@ di Savona riceviamo questa corrispondenza.

Di seguito pubblichiamo la notizia, così come apparsa sul sito “La Stampa” it. Segnaliamo, però, come ancora una volta tocchi alla magistratura la supplenza della politica. Accade a Vado oggi, dopo un lunghissimo itinerario di proteste, manifestazioni, mobilitazione della gente del posto spesso irrisa, derisa, accusata di catastrofismo gratuito. Accade dopo decenni di neghittosità istituzionale da parte delle amministrazioni coinvolte. Accade dopo decenni di assoluta infingardaggine dimostrata dai principali partiti politici a tutti i livelli. Si tratta di un fatto locale, ma che assume sicuramente valenza complessiva.

La Magistratura supplisce la politica con tutti i meriti e tutti i limiti che interventi del genere possono comportare.

In tutti i settori: nel rapporto industria/ambiente recentemente segnato dalla vicenda dell’Ilva di Taranto, ma al riguardo del quale la casistica risulterebbe infinita da elencare; al riguardo del rapporto tra “questione morale e questione politica”: anche in questo caso la storia risulta infinita e non dobbiamo certo ricordarla da qui, dalla terra del “caso Teardo” uno dei primi emblematici episodi (1983) di una saga davvero senza fine; al riguardo, infine, degli stessi più delicati temi istituzionali se pensiamo alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le parti più importanti della legge elettorale (caso unico nelle democrazie occidentali che si definiscono “avanzate”).

C’è dunque un deficit di politica che non sarà certo colmato dalla personalizzazione, dall’individualismo competitivo, dalla brama di potere che si epsrime anche con il ridicolo meccanismo delle primarie. Servirebbe la “politica vera” quella composta da soggetti che sanno da che parte stare, quali decisioni prendere, quali responsabilità assumersi. Questo tipo di “politica” in Italia non c’è più, da molti anni almeno.

 

Da La Stampa

Sequestrata la centrale Tirreno Power

La procura di Savona, che da tempo indaga sulle emissioni della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, ha chiesto il sequestro dell’ impianto. Il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ha accolto la richiesta e inviato i carabinieri per effettuare il sequestro e lo spegnimento dell’impianto. La richiesta è stata decisa in seguito alle verifiche che sono state effettuate dai consulenti del Ministero dell’Ambiente e della Procura. Dagli accertamenti svolti sarebbe emerso, in particolare, il mancato rispetto di alcuni limiti imposti dall’Autorizzazione integrata ambientale.  

Sull’attività di Tirreno Power sono aperti due filoni d’inchiesta, una per disastro ambientale e una per omicidio colposo. Risultano indagati per disastro ambientale Giovanni Gosio, ex direttore generale, dimessosi alcune settimane fa, e il direttore dello stabilimento Pasquale D’Elia. Ci sarebbe anche un terzo indagato di cui non si conosce il nome. Secondo la procura di Savona, i fumi della centrale hanno causato 442 morti tra il 2000 e il 2007. 
Per il procuratore Granero la centrale avrebbe causato anche «tra i 1700 e i 2000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini sarebbero stati ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012». 

Tre settimane fa la procura aveva acquisito un verbale dell’Ispra, l’Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale del ministero dell’Ambiente, redatto durante una visita di routine. 
L’azienda si è sempre difesa sostenendo che gli studi dei consulenti di parte hanno delle «criticità». «Non sono mai state sottoposte a un contraddittorio, non si comprende quale sia stato il metodo di valutazione di esposizione agli inquinanti. Tale mancanza di chiarezza è accompagnata dall’assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può affermare in concreto alcun nesso di causalità» tra morti, malattie ed emissioni. Secondo l’azienda, nelle perizie dei consulenti della procura mancherebbe anche lo studio della ricaduta a terra delle particelle inquinanti.

 

 

Nel mirino della magistratura ci sarebbe il mancato rispetto di alcuni limiti imposti dalla Autorizzazione integrata ambientale

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