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Il governo turco ha ucciso Helin Bolek

E’ deceduta in un ospedale, in cui era ricoverata contro la sua volontà, la cantante e musicista turca Helin Bolek, componente del complesso Grup Yorum. Aveva 28 anni e, in carcere da tempo, aveva intrapreso da 288 giorni lo sciopero della fame per ottenere la liberazione di tutto il gruppo musicale Grup Yorum e la fine del divieto a cui è sottoposto, di tenere concerti e distribuire dischi. Giunta allo stremo, era stata trasferita dal carcere a un ospedale, dove ha continuato a rifiutare cibo e cure.

Fondato nel 1985 da un gruppo di studenti universitari, il Grup Yorum ha sempre proposto canzoni d’ispirazione socialista, legandosi sia alle lotte del popolo turco sia a quelle internazionali.

Il suo stile coniuga testi d’impegno politico con la tradizione musicale turca. In totale il complesso ha pubblicato 23 album e tenuto centinaia di concerti in Turchia ma anche in diversi paesi europei. I suoi concerti erano diventati momenti di incontro dell’opposizione turca al regime di Erdogan.

Dopo varie persecuzioni giudiziarie, dal 2015 al Grup Yorum è stato vietato di tenere concerti e incidere dischi e i suoi componenti sono stati incarcerati e sottoposti a centinaia di processi con l’accusa di far parte di gruppi “terroristi”, definizione che il governo Erdogan notoriamente usa per legittimare la detenzione di molti oppositori politici. Tra le loro colpe, anche quella di proporre canzoni in tutte le lingue parlate in Turchia, compreso il curdo.

L’ultimo concerto del Grup Yorum risale al 2018 e fu tenuto via internet. Dopo quel concerto, si scatenò una serie di assalti e attentati alla sede del gruppo, in un centro sociale di un quartiere popolare di Istanbul, che portò alla distruzione del materiale del Grup Yorum.

Ora si teme per la vita del chitarrista Ibrahim Gokcek, anch’egli del Grup Yorum condannato all’ergastolo sulla base di testimonianze anonime e inventate, che è in sciopero della fame da ben 291 giorni.

Lo sciopero della fame è purtroppo l’unica forma di protesta possibile per gli oppositori politici incarcerati in Turchia, dove è noto che i detenuti sono privati di ogni diritto alla difesa o contatto con l’esterno.

Tra l’altro, proprio in questi giorni si discute della sorte dei detenuti turchi, particolarmente esposti al rischio di contagio da Covid-19 a causa delle pessime condizioni igieniche e abitative delle carceri. Il governo turco sta valutando per questo la liberazione di diverse centinaia di detenuti, ma da questo beneficio saranno esclusi i prigionieri politici.

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