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Dovuto a Giangiacomo Feltrinelli

«Dunque… devo definire me stesso in quanto editore… in rapporto col mestiere che per il novanta per cento del mio tempo faccio da quasi quindici anni. Potrei cominciare dal mestiere… togliendo di mezzo la mia persona; oppure potrei cominciare dalla mia persona, ma in questo caso, purtroppo, non riuscirei a togliere di mezzo il mestiere…

Ma non voglio definire l’editore, anzi l’Editore: a mio modo di vedere si tratta di una funzione indefinibile, o meglio definibile in mille modi. Basterebbe, a questo proposito, elencare tutti coloro che, facendo l’editore, hanno costruito una fortuna, ed elencare, d’altra parte, tutti coloro che (sempre facendo l’editore) una fortuna hanno distrutto. … il termine “fortuna” acquista un significato non soltanto economico, ma… “politico”.

Lasciamo perdere, dunque, l’editoria fortunata a livello business: i mastodonti che possiedono mezzo milione di titoli, cinquanta staff redazionali, una dozzina di rivistacce per le “serve” intellettuali, o per gli intellettuali serva, le tipografie con le supermacchine degli “aiuti” americani, gli apparati di intimidazione e gli “uffici acquisto premi letterari”…

Sarà un difetto, sarà un vizio: ma anche se auspico la fortuna economica della mia casa editrice, non posso fare a meno di ricordare che essa è nata soprattutto… da un’intenzione, addirittura da un bisogno e da un desiderio che esito a definire culturali soltanto perché la parola cultura… mi appare gigantesca, enorme, degna di non essere scomodata di continuo.»

Così, nel 1967, in un articolo scritto per la rivista «King», Giangiacomo Feltrinelli definiva il senso di un’attività politico-culturale che ha inciso, come poche altre, nella storia del nostro Paese.

E aggiungeva: «Poiché la micidiale proliferazione della carta stampata rischia di togliere alla funzione di editore qualsiasi senso e destinazione, io ritengo che l’unico modo per ripristinare questa funzione sia una cosa che, contro la moda, non esito a chiamare “moralità”: esistono libri necessari, esistono pubblicazioni necessarie… occorre incontrare e smistare i messaggi giusti, occorre ricevere e trasmettere scritture che siano all’altezza della realtà…».

Chiariva, infine, le ragioni della sua attività in questi termini: «… un editore può anche affrontare il proprio lavoro sulla base di una ipotesi di lavoro molto azzardata: che tutto, ma proprio tutto, deve cambiare, e cambierà».

Raccontata dal figlio Carlo con un misurato distacco e, nel contempo, con una partecipazione intensa, in un libro ricco di documenti editi e inediti, a mezza via tra memoria famigliare e ricostruzione storica dei “formidabili” anni Sessanta, la vita di questo editore acquista lungo le oltre quattrocento pagine di “Senior Service” (il titolo allude alla marca di sigarette preferita da Giangiacomo Feltrinelli) tutto il rilievo che le conferisce la singolare traiettoria umana, politica e ideale dell’erede di una famiglia di grandi capitalisti, il quale diventa un militante rivoluzionario, segue (e talora anticipa) il complesso percorso dei movimenti di liberazione che si sviluppano a livello nazionale e internazionale.

E compie, pagandone il prezzo con la sua morte, il passaggio dalle armi della critica alla critica delle armi.

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1 Commento


  • Maurizio+Cirillo

    Ti saluto a pugno chiusio Compagno G

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