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Centocelle e le lotte socio-politiche viste dai “Centocellaros”

Il conflitto sociale che si sviluppò a poco a poco interessò tutti i piani della vita degli sfruttati, nelle scuole, nelle case e non solo nelle fabbriche. I cinque licei centocellini diventarono il palcoscenico dell’unione degli operai con gli studenti, nella coesione di classe e per l’organizzazione della stessa.

Le lotte vengono alimentate quindi da un deficit di autonomia della classe e di rappresentanza politica della stessa. In quest’ambito sono tanti i gruppi extraparlamentari rivoluzionari che si erano intanto insediati politicamente e socialmente, non accettavano più il PCI da intermediario, ma si faranno soggetti sul piano politico rivoluzionario. Basti pensare a Lotta Continua e Potere Operaio che nella penisola contavano centinaia di migliaia di sostenitori e di militanti e che avevano le proprie sedi romane proprio a Centocelle.

Nel quartiere i giovani erano impegnati attivamente nel conflitto di classe: riunioni nelle scuole per organizzare i picchetti all’interno delle fabbriche, gli scioperi ma anche le occupazioni degli alloggi. Si cercava di affrontare la situazione romana tra la mancanza di abitazioni popolari e la sovrabbondanza di case vuote, dato che non si era ancora trovata una domanda che potesse compensare l’offerta, in quanto figlia della speculazione edilizia.

I proletari erano legati tra di loro da un forte spirito di positiva complicità e solidarietà: studenti con operai, donne che ogni giorno portavano da mangiare agli operai che occupavano le fabbriche, complicità di parti significative di percorsi umani tra proletari e sottoproletari militanti, volontari e sacerdoti che si incaricavano dell’istruzione dei ragazzi più poveri e dei baraccati.

Ciò fu possibile grazie anche alla lotta di compagni conosciuti, che avevano dapprima partecipato alla Resistenza e successivamente, trasferiti nelle borgate perché considerate sicure, si trovarono ad essere nuovamente testimoni di rinnovate oppressioni: dopo quella fascista, quella nazista e quella americana, una nuova violenza: la mancanza del lavoro, di un reddito di sopravvivenza, della casa. 

A guidare le lotte conseguenti, scaturite dai disagi della periferia, erano il PCI e la CGIL anche nei consigli e comitati del territorio a partire dalla soluzione delle condizioni delle baraccopoli. Ma a Roma non bastava costruire nuove case, era necessaria un’azione da parte del Comune per edificare e consegnare appartamenti con procedure accelerate rispetto a quelle previste dalla legge, visto lo stato di emergenza a cui molti proletari erano soggetti. 

Perciò cominciano le occupazioni. Alcune duravano solo qualche giorno, con il fine di richiamare l’attenzione della stampa, del Comune e degli intellettuali, così da mettere a galla un problema conosciuto e sofferto solo da coloro che ne erano coinvolti. Queste occupazioni diedero impulso ad un bisogno d’organizzazione.

Un esempio tra i più significativi ed incisivi è la nascita e il significativo ruolo politico dell’OPR (Organizzazione Proletaria Romana), proprio in seguito agli scontri sociali per il diritto alla casa a Centocelle, Quarticciolo, Casalbruciato, una lotta articolata su strutture di massa che furono le gambe organizzate dentro i settori sociali di riferimento.

«A Casalbruciato, sulla Tiburtina, occupazioni e sgomberi si susseguono per tutto il mese di febbraio del 1974. “So’ andata ad abitare a Torre Angela fino al ’76, però poi il padrone di casa in quattre e quattr’otto m’ha mandato fuori perché si sposava la figlia, e io non sapevo dove anda’; mia madre aveva una camera e cucina e io non ci potevo anda’; certe pigioni cominciavano ad alza’ 110-170 000 [lire]»  .

«La sera del 14 febbraio, delle squadre ingaggiate dai costruttori cercano di entrare nelle case occupate. Nascono scontri nelle strade del quartiere. La polizia interviene con lacrimogeni e cariche, le volanti sono attaccate con bottiglie molotov, i mobili gettati dalle finestre, tondini di ferro contro i Celerini. Sono feriti 4 poliziotti; molti occupanti, ragazzi e donne sono picchiati e fermati. Gli scontri si ripeteranno un mese dopo».

In ogni modo, si moltiplicavano le lotte per una scuola popolare, per combattere la disoccupazione, contro il carovita, per l’autoriduzione delle bollette della luce, telefono, gas ma il fattore casa continuava a costituire una piaga per le borgate e i proletari, che cominciavano ad organizzarsi in gruppi sempre più compatti e decisi per imporre un mutamento tempestivo della condizione di classe.

La politica era una condizione necessaria e veniva vissuta in tutti gli aspetti della vita. Si lottava per la casa, per il lavoro nelle fabbriche, contro il carovita, per la scuola “aperta al popolo”, attuando mobilitazioni come occupazioni e autoriduzioni, con picchetti che impedivano il distaccamento delle utenze. 

Uno stato di insurrezione semipermanente. 

Numerose sono le scuole (Francesco d’Assisi, Boaga, Botticelli, Giorgi, Benedetto da Norcia) nel quartiere e numerosi sono i ragazzi attivi negli scioperi e nelle lotte, che si incontrano nei centri sociali e nelle numerose sedi politiche.

Tre erano le forze istituzionali che animavano Centocelle: la Chiesa, la Democrazia Cristiana e il PCI. Spesso queste tre forze non erano nettamente separate anzi vi erano veri e propri dibattiti politici. Numerose erano anche le sedi che ospitavano Potere Operaio, il Partito Socialista italiano di Unità Proletaria, etc. 

Qui nacque il Comitato Comunista Centocelle (CO.CO.CE.), in seguito allo scioglimento di Potere Operaio, che svolse la sua attività politica multicentrica, anche sul piano dell’uso organizzato della forza, della violenza di classe, della lotta armata, a cui si arrivò inevitabilmente visto anche il clima di odio e di tensione, dapprima contro le violenze dei fascisti o delle autorità . 

Un clima di grande passione, intenso fervore politico, le numerose sedi politiche offrivano l’opportunità di aggregazione, di confronto e di crescita personale attraverso il passaggio di migliaia di giovani e le loro idee. 

Simbolo centrale del quartiere era, ed è in parte tutt’oggi, il Forte Prenestino, costruito nel 1872 insieme altri 16 forti lungo una cintura difensiva costruita intorno la città in seguito all’Unità d’Italia. Il Forte militare, durante una “festa del non lavoro” del Primo Maggio 1977 venne occupato dall’Assemblea Comunista di Centocelle che vedeva al suo interno delle forze della sinistra rivoluzionaria, e una prima occupazione anni prima era stata voluta e guidata dal CO.CO.CE. Occupato nuovamente nel 1986 rimane ancora oggi il CSOA Forte Prenestino. 

Erano numerose le iniziative di solidarietà e socializzazione presenti nel quartiere: il Teatro di Centocelle , la sede storica dell’ARCI, le varie sedi dei gruppi della sinistra extraparlamentare, la Chiesa Don Bosco che metteva a disposizione campi sportivi, cinema e moltissime attività con lo scopo di impegnare i giovani in attività costruttive. 

Ma la dispersione di questi ragazzi avvenne a causa dell’entrata dell’eroina nel quartiere, imposta e voluta dai centri del potere istituzionale, distruggendo vite e togliendo forza alle masse che si erano dimostrate, solo pochi anni prima, forti ed indistruttibili. 

Oggi Centocelle mostra un nuovo volto, colorato dalle diverse culture. Non rimane immune ai processi politici attuali e il quartiere non perde memoria del suo passato di teatro popolare che ha fatto parlare di sé in tutti i giornali nazionali, attirando intellettuali e studiosi, affascinati dall’incanto della borgata e dall’ospitalità che emana dalla gente, testimone di un passato di unione e cooperazione in risposta all’oppressione del potere delle istituzioni.

da Centocellaros (ediz. Efesto, 2022), di Luigi Rosati e Luciano Vasapollo

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