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Perché voi siete cittadini

Leggendo il bellissimo Fogli dal carcere di Nicoletta Dosio, diario della prigionia di una militante NOTAV, pubblicato da RedstarPress, ho prima di tutto pensato che questo testo dovrebbe girare nelle scuole, essere materia di educazione civica, se ancora ci fosse.

Del resto Nicoletta è stata una grande insegnante e durante le innumerevoli manifestazioni in Valle Susa mi è capitato più volte di assistere agli abbracci rispettosi e commossi che riceveva da suoi ex studenti. Che la ricordavano non solo come la professoressa di lettere che tutti avremmo voluto avere, per la capacità di farti appassionare alla materia e di capirla, ma come grande educatrice morale.

Per la Procura ed i giudici di Torino invece Nicoletta Dosio è una figura “socialmente pericolosa” e “moralmente nociva”, che merita la più dura delle condanne. Per la magistratura e l’apparato poliziesco che da trent’anni infieriscono sul movimento NOTAV in Valle Susa, il solo far parte di quella lotta è una aggravante di tutti i comportamenti che devono essere colpiti.

In Valle Susa, come ci ricordano Valentina Colletta ed Emanuele D’Amico, avvocati di Nicoletta e di tante e tanti NOTAV, da anni vige una legislazione speciale, che sperimenta tutti gli strumenti della repressione, dal vecchio codice fascista Rocco, ai decreti Minniti e Salvini, lì messi in pratica già prima che fossero leggi.

Per i NOTAV le porte del carcere sono sempre aperte, scrivono i due legali.

Il 3 marzo del 2012, alcune centinaia di militanti della Valle invasero per mezz’ora un casello dell’autostrada, senza bloccare il traffico, ma semplicemente facendo passare gratuitamente gli automobilisti. Era una delle proteste che seguivano la drammatica vicenda di Luca Abbà, che, salito su il traliccio ad alta tensione per fermare gli espropri di terra, era stato inseguito in alto da un agente, fino a rimanere folgorato e precipitare nel vuoto.

Mentre Luca lottava per la vita, in tutta la Valsusa si manifestava per lui ed una delle mobilitazioni finì sull’autostrada, senza alcun danno a cose o persone, salvo circa 700 duro di mancati introiti al casello.

Ma per i giudici di Torino i danni furono colossali, perché diversi militanti si presero un bel po’ di anni – ripeto: anni – di reclusione. La massima condanna la ottenne Dana Lauriola perché aveva il megafono, 2 anni tra carcere e domiciliari che ha finito di scontare da poco. Nicoletta ebbe un anno.

Alla fine del 2019 la sentenza passò in giudicato, come si suol dire, ma di fronte alla enormità del sopruso Nicoletta rifiutò di chiedere i domiciliari, di “fare la carceriera di se stessa”, come ha scritto, e il 30 dicembre fu portata nel Carcere delle Vallette, a Torino. Ove rimase tre mesi, fino ai domiciliari che le furono comminati per il rischio contagio durante la pandemia.

Fogli dal carcere è il diario di quei tre mesi raccolto in un quaderno di appunti quotidiani, un racconto intenso che coinvolge immediatamente nel tanto dolore, ma anche nella tanta umanità che ci sono dietro le sbarre. E che soprattutto mostra, senza toni forti, ma semplicemente con le condizioni ed i sentimenti della vita quotidiana, quanto il sistema carcerario italiano sia obbrobrioso e da abbattere.

La povera gente che riempie le nostre prigioni, i “bagatellari”, come li chiama Italo Di Sabato, che sono dentro mentre i “galantuomini” sono fuori; gli emarginati e gli esclusi che si affollano nelle celle oltre ogni decenza, sono la dimostrazione che la nostra è tornata ad essere una pura giustizia di classe, come ci ricorda anche Haidi Giuliani.

Ma tutto quanto lo viviamo nel racconto di Nicoletta, che subito entrata in carcere decide di viverne e affrontarne tutta la condizione, assieme alle compagne di detenzione che incontra e aiuta, che le si affezionano e che la saluteranno con una generale battitura di tutte le celle quando sarà scarcerata.

Il sistema è mostruoso, costruito per cancellare la persona, altro che rieducazione. Chi sta dentro non è un cittadino, dice la guardia che impedisce a Nicoletta di prendere il caffè alla macchinetta assieme a dei volontari esterni. “Perché voi siete cittadini...” dice la guardia rivolta a loro che protestano, mentre Nicoletta lì dentro non lo è più.

Un sistema di vessazione ed umiliazioni, che Nicoletta prova di persona nelle pratiche di controllo umilianti, fino alla presenza delle guardie mentre va in sala operatoria per un intervento. Fanno ridere di rabbia i tanti discorsi dei potenti e del palazzo sulla privacy, quando nelle nostre carceri nessuna riservatezza è permessa e la dignità è continuamente umiliata.

Eppure il quel sistema mostruoso l’umanità non viene mai totalmente schiacciata. Non solo per la forza morale e la tenacia militante di Nicoletta, che nei momenti di sconforto si fa aiutare dagli scritti dal carcere di Rosa Luxemburg.

No, è proprio il legame tra solidarietà e vita che è più forte. Come quando di fronte al trambusto provocato dall’improvvisa comparsa di uno scarafaggio, con la stessa guardia schifata che non sa che fare, una detenuta sinti afferra l’insetto, lo porta sulla finestra con le sbarre e con un sorriso lo libera, che possa almeno lui uscire dal carcere.

Se c’è umanità nel nostro sistema carcerario, questa è solo nella resistenza e nella dignità di chi vi è recluso.

Nicoletta è stata scarcerata mentre sulle carceri sovraffollate si abbatteva il Covid, con i rischi enormi per salute e vita e con le risposte autoritarie e repressive, come la cancellazione delle visite e di tanti piccoli spazi che per i detenuti sono vita. Ci sono state rivolte sacrosante nelle carceri, soffocate nella ferocia e nel sangue, con la copertura di tutto lo stato.

Dal diario di Nicoletta, anche se non vi sono eventi tragici come quelli avvenuti altrove, comprendiamo perfettamente come e perché quegli eventi siano potuti avvenire.

Come ci ricorda Daniela Bezzi, Nicoletta uscendo dal carcere si è sentita un gran senso di colpa. Perché quelle che erano diventate tutte le sue compagne restavano dentro, in quel mondo ingiusto, feroce e stupido.

Ma questo sentimento ci dice più di ogni altra cosa chi sia Nicoletta Dosio, di cui mi onoro di essere amico e fratello di lotta da tanti anni.

Il potere non può nulla contro di lei, che ha lottato, lotta e continuerà a lottare sempre, dalla parte giusta.

Leggete Fogli dal carcere indignatevi, commuovetevi. Vi farà bene.

Aboliamo le carceri. Libere e liberi tutti.

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