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Tre ricordi diversi per Francesco Guccini

Ieri ci ha lasciato, all’età di ottantasei anni, Francesco Guccini. Musicista e scrittore, Guccini è stato uno dei massimi esponenti del cantautorato “impegnato” e politico italiano.

Di seguito proponiamo tre brevi scritti di compagni, che ne hanno voluto tracciare un ricordo ciascuno a modo proprio.

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Ci lascia Francesco Guccini. Comunque la si pensi muore un poeta

Se ne va Francesco Guccini. Che piaccia o no uno dei cantautori più significativi di quell’epoca rivoluzionaria che attraversò gli anni che andarono dai ’60 agli ’80 del Novecento.

Anni segnati da un percorso culturale e ideologico che nelle sue molteplici declinazioni affondava le proprie radici nel marxismo o anche nel pensiero anarchico più originale e genuino.

Fu poeta e musicista. Cantore di una generazione, dei suoi sogni e delle sue disillusioni. Chi di noi non ha cantato almeno una volta e non si è commosso alle parole di “La locomotiva” “Auschwitz” “Un vecchio e un bambino” “Canzone per un’amica” “Cyrano” “Don Chisciotte” “L’avvelenata” ” Via Paolo Fabbri 43″ “Stagioni” “Canzone per il Che”?

So già che in tanti saranno pronti a giudicare da moralisti duri e puri. A dire che era un anticomunista. Un anarchico. Che non lo hanno mai amato perché non è mai stato un vero compagno. .

Che è stato un opportunista. Un artista ambiguo (cosa che tra l’altro lui stesso riconosceva: basterebbe ascoltare L’avvelenata). Addirittura un artistucolo, come ho sentito definire persino Ken Loach perché trotzkista (certa gente dovrebbe imparare a tacere).

Di sicuro comunque, negli ultimi anni, Francesco aveva addirittura rinnegato alcuni brani, affermando di averne scritto i versi sotto i fumi dell’alcool e di non essere mai stato comunista.

Invecchiare non è facile. Invecchiare rimanendo coerenti poi, soprattutto in quest’epoca lugubre di trasformismi, abiure, fascismi variamente coniugati e dominio neoliberista, lo è ancor meno.

Ma l’unica cosa che non si può fare è trasformare la giusta appartenenza ideologica in un giudizio critico a priori (cazzo Kant) quando non di condanna intellettuale senza costrutto. Ciò che rappresenta una torsione antidialettica che poco ha a che fare proprio col marxismo e con l’essenza di quel pensiero.

Che non è e non ha mai voluto essere un dogma, un breviario, un pretesco atteggiamento morale cui la realtà dovrebbe conformarsi. Bensì una lente grazie alla quale guardare con occhi lucidi e dubitativi la realtà.

E la realtà ci dice che Guccini è stato uno straordinario cantore di un’epoca. Un poeta e un musicista. E se non i riconosce questo, beh ci meritiamo Ultimo, Fedez e Achille Lauro.

Guccini può non piacere certo. E si ha anche la libertà di disprezzarne l’arte. Ma bisognerebbe motivarne la critica. Non farlo sulla base esclusiva della propria ideologia. Non facendosi condizionare unicamente e semplicisticamente dall’uomo e dalle sue contraddizioni politiche.

Io per esempio ascolto e amo da impazzire quel fascista di Franco Califano. Conosco a memoria il “fascistissimo” Battisti. Leggo -e ne godo- quei nazisti di Celine e Pound. Guardo con immenso piacere i film del repubblicano Eastwood. E potrei continuare…

Se viceversa lo si fa (come fa anche il sottoscritto con tanti artisti) bisogna spiegarne e articolarne le coordinate critiche.

Altrimenti si taccia. Perché a bruciare libri e censurare gli artisti “a priori” ci hanno già pensato i nazisti. E oggi Picierno, Calenda, russofobi e sionisti di varia natura.

Da parte mia dunque dico grazie Francesco. Grazie per quanto hai scritto e per le emozioni che mi hai fatto vivere. Che la terra ti sia lieve…

Vincenzo Morvillo

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Guccini: credo sia più un effetto Vintage!

Come quelli della mia generazione (una parte ovviamente…) seguivo Guccini.

Non ero “perdutamente innamorato” delle sue liriche perché percepivo un intimismo che travalicava la “dichiarazione diretta ed immediata”.

Certo “La Locomotiva” non lasciava spazio a fraintendimenti interpretativi ma quel treno piaceva “sognarlo” e non vederlo sfrarragliare sui binari, per davvero.

Infatti quando -volendo usare una metafora- è stata annunciata “la partenza” gran parte dei viaggiatori, ed anche qualche conduttore, si sono precipitati a scendere dai vagoni..

Ovviamente Guccini era un poeta e gli va dato atto della sua autentica vena artistica che coinvolgeva oltremisura “intelletto e cuore”.

Ma il tempo, inesorabilmente, scorre e come tutti i dispositivi -immateriali e non- è un meccanismo impersonale che va al di là dei Guccini o di chiunque di noi.

Tale dinamica, lentamente e poi sempre più nettamente, ha trasformato Guccini e la sua “narrazione”.

L’ uomo e la sua musica sono cambiati e si è affermato un atteggiamento compatibilista e di negazione/derisione perfino di alcuni suoi brani iconici, nonché famosi.

Insomma -volendo citare Venditti di “Compagno di scuola”– anche Francesco…è entrato in banca!

Per carità nulla di irreparabile o di tragico…anzi una storia comune di questi decenni di “pensiero debole”. Del resto, né ieri e né oggi, serve un dogmatismo fuori tempo massimo ed inconcludente.

Quando ho appreso della scomparsa di Guccini, anche io sono andato indietro nel tempo e rivedo Guccini nei cortei dell’ epoca, nella temperie di quel periodo o nelle inesistenti “Osterie di fuori porta” divenute oramai, tutte gurment…Per cui: Panta Rei!

Penso, però, che quelli che rimpiangono Guccini, in definitiva rimpiangono la loro trascorsa giovinezza ed un sogno rivoluzionario “passato di moda”.

Purtroppo oggi è tutto tremendamente più complicato e controcorrente…quella “Locomotiva” ora sarebbe stata fermata dall’ Intelligenza Artificiale….oppure colpita con un drone/killer….

Comunque, volendo farla breve ed a scanso di equivoci, a Guccini preferivo Demetrio Stratos…e la sua “musica sporca e cattiva”.

Michele Franco 6 agosto 2026 (Hiroshima day)

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Guccini e il guccinismo

Il Guccini, e il guccinismo, cui abbiamo voluto bene sta tutto quanto nei primi otto album. Soprattutto “Radici” del 1972, che resta il suo capolavoro.

Lui stesso ne scrisse a proposito di Piccola Città: «Quest’ immagine viene direttamente da una frase di Husserl. Il tutto infinito scorre infinitamente in una direzione, quale sia noi non possiamo saperlo».

Nel 1960 si sposta con la famiglia a Bologna dove a partire dal 1965 inizia a insegnare, pur non essendo ancora laureato, lingua italiana all’ Università Americana.

Lì conosce Deborah Kooperman che lo introduce alla tecnica chitarristica del fingerpicking e il banjo (ha collaborato con Francesco fino al 1980, ma anche nei primi dischi di Lolli).

Lui appassionato della cultura beat adesso viene a conoscenza di Pete Seeger Woody Guthrie Cisco Houston, di cui Deborah era praticamente amica di famiglia. Così tra il sessantasette e il settanta incide tre album bellissimi.

Ma è con “Radici” che avviene il vero salto artistico e qualitativo. Un album che ha avuto un parto lungo, durato almeno due anni, e che riprende molti temi sessantotteschi in chiave anche esistenziale.

Incontro ne resta la mia song preferita. Ovviamente per motivi anagrafici gli ho sempre preferito “Via Paolo Fabbri 43” che ho suonato/ pensato/cantato/raccontato tantissimo.

Lo comprai quando uscì nel 1976 e l’ho usato nelle feste che facevamo in casa mescolandolo con sonorità più dure. “Piccola storia ignobile” per esempio ne parlavo con le ragazzine che frequentavo…

Tutti dischi che poi regalai a un mio amico più giovane perché non li ascoltavo più alla fine degli anni ottanta. Successivamente li ho ricomprati tutti da capo.

Guccini poi è diventato intellettuale e scrittore di successo, che piaceva un po’ a tutti. Debbo dire che ha anche scritto ancora qualche buona canzone. “L’ultima Thule” era un buon disco, ma non vale “Il Grande Freddo” di Claudio Lolli, che ha mantenuto una coerenza artistica diversa.

Alla fine vorrei ricordare un episodio che ha raccontato Vincenzo Miliucci in una trasmissione radiofonica su Radio Onda Rossa di qualche anno fa.

Quando furono arrestati Daniele Pifano e altri, accusati del trasporto di missili palestinesi ad Ortona, Guccini si precipitò immediatamente in Abruzzo dove diede sostegno al presidio solidale in tribunale, bivaccando con i compagni nel sacco a pelo.

In vecchiaia si è avvicinato a posizioni politiche prodiane e poi piddiste che ho fatto fatica a perdonare.

Gigi Pop

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7 Commenti


  • massimo

    Niente contro Guccini, ma faccio parte di chi ha apprezzato la musica attraverso prima l’Hard Rock, dei Black Sabbath, Led Zeppelin e centinaia di gruppi di quel genere, poi Iggy Pop and the Stooges, MC5, ecc..Poi il punk, Finalmente ! Crass, Black Flag, Stiff Little Finger, Dead Kennedys e.migliaia di altri loser, i nostrani Nabat ! ecc ” perdenti, incazzati e disperati”..di italiano apprezzo Piero Ciampi e cantautori borderline. Oggi Pier Paolo Capovilla e i suoi progetti . Sempre dalla parte degli ultimi..quelli veri. Mi ritengo un compagno senza mà e senza se e senza ma io il 68 e gli anni 70 non gli ho vissuti (politicamente), ho visto solo i treni che erano già partiti..e mi lasciavano solo la polvere (magari benefica). Comunque massimo rispetto per i vostri cantautori folk italiani..a me non dicono niente. Mi spiace.


  • matteo

    Una volta il “mainstream” erano Venditti, Guccini, Lolli, De Gregori, De André, Gaber (a tratti Vasco Rossi) e tanti altri…con tutte le loro contraddizioni per carità… Gente che ha scritto autentici capolavori che potrebbero tranquillamente essere studiati nelle scuole. Oggi invece il mainstream (senza virgolette) è un impasto improponibile di puerile sentimentalismo, edonismo, consumismo, superficialità…oltretutto con un impoverimento linguistico spaventoso…


  • Rita Morelli

    amante della parola in tutte le sue declinazioni; parlare di lui come di un cantante è estremamente riduttivo; poeta,scrittore ,affabulatorec,affascinante comunicatore; la mia generazione,coeva al maestro,lo ha amato tantissimo, come lo amano ancora i ventenni che sono venuti dopo…leggerlo,cantare le sue composizioni,è stato un percorso di formazione…” Forza compagni allerta bisogna andare avanti…”


  • Giuseppe Lazzarotti

    Massimo, non devi dispiacerti se i nostri cantautori non ti dicono niente. Comunque non basta essere “perdenti incazzati” per essere capaci ed apprezzati,ci vuole anche una buona dose di talento,sensibilità e cultura di livello superiore per fare arrivare quello che si scrive/canta. Molti,David Byrne per esempio, considerano i nostrani De André, Guccini,De Gregori,Vecchioni,Battiato etc. allo stesso livello dei Grandi folk singer d’oltreoceano, Bob Dylan su tutti ma magari non ci capiscono niente.Comunque
    ognuno ha il suo Pantheon e nel mio Francesco Guccini ci sta a pieno titolo, un saluto.


  • Francesco Fortunato

    Guccini e’ Guccini….ce a chi piace ed a chi non piace; pero’ a chi non piace …o piace meno nessuno gli ha chiesto di dircelo e di scriverlo…..ognuno puo’ fare e pensare quello che vuole…..il tutto messo in questo contesto rende la persona noiosa…..


  • Marisa Modena

    Guccini .La sua musica mi ha accompagnata nel periodo dell’adolescenza ,strimpellavo con la chitarra tutte le sue canzoni in serate con amici. Ho trasmesso queste canzoni e la passione per essere anche ai miei figli. Ho partecipato a molti suoi concerti. Da adulta ,ho ascoltato e riascoltato la canzone che parla dell’età che si “invola” presente nell’album Stagioni. lL’esperienza che ho vissuto con mia mamma anziana e la fatica vissuta nel prestarle assistenza, nel riconoscere che non è più la stessa mamma ….ecco…questa canzone mi ha fatto molto riflettere ,con la sua cruda realtà e un velo di malinconia. Ciao Francesco a me vicino seppur lontano.


  • Francesco Giordano

    A me pare che ognuno si viva Guccini come lo desidera, ma era una persona e non un camaleonte. Come ognuno di noi ha vissuto le contraddizioni, più o meno leggere, più o meno gravi.
    Ci sono canzoni che non si ricordano molto: quella dedicata al “che” o Silvia Baraldini.
    Anni fa ebbi la fortuna di incontrare Silvia a Milano assieme a Paola Staccioli, seguivamo le iniziative di Paola in ricordo dei e delle compagne decedute.
    A me sembrava che Silvia fosse decisamente contenta di quella canzone…eppure quanti cantautori si sono spesi in prese di posizioni simili?
    Guccini non era un santo, non era un diavolo,,,,era uno di noi.
    Che la terra gli sia lieve…

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