Luiz Inácio Lula da Silva è per la quarta volta presidente, con quasi il 52% dei voti al secondo turno il 25 ottobre nelle elezioni brasilane. Una mobilitazione popolare inedita ha rovesciato l’esito della prima tornata del 4 ottobre e il merito va anche al mondo della cultura che ha scelto di schierarsi.
- L’impresa vittoriosa di Lula ha avuto toni epici sfidando un’opposizione agguerrita e articolata, con potenti risorse e alleati internazionali. In campo contro la coalizione democratica di Lula c’erano la destra estrema di Flávio Bolsonaro, settori rilevanti del capitalismo brasiliano, grandi media nazionali e molte chiese evangeliche, sempre più importanti nel Come se non bastasse, è ormai confermata l’interferenza diretta di Meta, di X e dello stesso governo statunitense con i suoi fantocci regionali e Israele per influenzare il voto e non certo a favore di Lula.
- Le forze antidemocratiche in campo hanno potuto contare anche su istituzioni nazionali sotto il loro controllo. Il Tribunale Elettorale ha cambiato in corsa il seggio in cui votare a migliaia di persone tra primo e secondo turno, soprattutto nel nordest roccaforte di A livello locale, alcune delle aziende di trasporto hanno limitato le corse contro quanto stabilito dalla legge. Compagnie aeree nazionali hanno cancellato senza motivo i voli che portavano i lavoratori a votare nel nordest. Ci sono state anche denunce di chi non ha potuto esercitare il diritto di voto perché qualcuno lo avrebbe fatto al posto suo.
- Oltre a tutto questo, la cultura nutrita di odio e violenza della destra estrema si è manifestata perfino con minacce e aggressioni contro sostenitori della coalizione di Lula, prima e durante il voto – a scopo intimidatorio – e ancora dopo – per ritorsione e vendetta. Purtroppo si contano anche morti e danni gravi, in particolare presso comunità indigene dell’interno. Nella giornata del ballottaggio, una proroga di due ore è stata richiesta all’inizio del pomeriggio da entrambi gli schieramenti ma è stata concessa solo a tempo scaduto. Si è creato così un clima surreale e drammatico, senza effetti rilevanti sull’affluenza, anche se qualcuno ha poi tentato di strumentalizzare l’episodio per cercare di invalidare le elezioni – con risultati piuttosto scarsi, almeno fin qui.
- La rimonta di Lula, da parte sua, ha visto scendere in campo una cultura di pace e amore che ha avuto come teatro tanto le strade e le piazze del paese, riempite con numeri impressionanti ad ogni manifestazione, quanto i media e soprattutto i social. Qui la partecipazione diretta, dal basso, ha prevalso sulle strategie ostili della grande comunicazione sociale digitale. E il canale Whatsapp “Exército do Lula” del deputato federale Janones ha esercitato un ruolo chiave per mobilitare e guidare il movimento.
- Anche il mondo degli artisti ha fatto la sua parte e alcuni dei suoi protagonisti dentro e fuori il paese hanno messo a disposizione fama, contatto con il pubblico e pure qualche realizzazione artistica per sostenere la rielezione di Qualcuno ha per questo perso followers, occasioni di concerto e contratti anche lucrosi, ma nessuno di loro è comunque tornato sui propri passi.
- L’intero spettro generazionale della musica brasiliana è intervenuto nella campagna di Lula, non solo i grandi nomi del passato come Chico Buarque, Gilberto Gil, Caetano Veloso, Djavan, Daniela Mercury, il metallaro Max Calavera (Sepultura). Anche le nuove generazioni si sono fatte sentire, compreso quel mondo spesso accusato di scarso valore culturale come il funk carioca. A ritmo di funk il Brasile ha cantato “Lula da Silva”, con un testo scritto per l’occasione su un rap degli anni Novanta e lanciato a luglio. Bob Rum, l’autore del brano originale, si è detto “onorato” di poter contribuire così alla campagna di Lula.
- Non è rimasta in silenzio neppure Anitta, funkera popstar e sex symbol di Rio, dal 2022 nelle classifiche Invece il Grammy per la lingua portoghese 2025 Joâo Gomes, esponente del forró di radici nordestine, si è pronunciato pubblicamente solo dopo che una sua autrice, Flora Matos, lo aveva minacciato di ritirare uno dei suoi successi. Qui da noi, l’italo-brasiliana Gaia si è esposta postando il gesto della L di Lula, un messaggio almeno per chi ha votato in Italia.
- Tra gli artisti non brasiliani, il portoricano Bad Bunny, Grammy 2026, si è fatto vedere in giro con sulla maglietta il numero 13 di Lula candidato e gli ha concesso la sua “Lo que le pasó a Hawaii” per la campagna Hanno preso posizione per Lula anche la punk band irlandese Kneecap e gli Strokes e, tra le vecchie glorie, Roger Waters (Pink Floyd), Tom Morello (Rage Against the Machine) e il franco-spagnolo Manu Chao.
- Nel mondo del cinema, ha avuto un impatto mondiale il clip del regista e produttore brasiliano Kleber Mendonça Filho (“Bacurau” 2019, “L’agente segreto” 2025) postato su X, con dichiarazioni per Lula e la democrazia rilasciate da artisti internazionali come Pedro Almodovar, Guillermo del Toro, Mark Ruffalo – che invita senza mezzi termini a “combattere i fascisti” – e Javier Bardem, Juliette Binoche, Tilda Swinton, insieme a brasiliani tra cui il regista e attore Wagner Moura, l’attrice Sônia Braga e il grande Caetano Nel post si legge: “Amore per il Brasile, il mondo guarda alle elezioni di domenica”.
- Ancora forte l’entusiasmo per la vittoria di Lula in Brasile e nel mondo, la sfida è però tutta presente. Il parlamento è in mano alla destra, continuano gli attacchi contro gli indigeni e le ritorsioni e i licenziamenti di lavoratori che hanno votato Lula, mentre il capitalismo globale si scatena contro l’economia brasiliana e fa crollare la borsa di São Paulo e la valuta nazionale il giorno dopo le elezioni. Intanto il leader della destra estrema Flávio Bolsonaro fugge nella notte stessa dei festeggiamenti, con l’aiuto dei suoi e dei governi di Argentina ed Ecuador e con la regia statunitense e di agenti legati ai servizi segreti israeliani. Rifugiato negli Stati Uniti, si dichiara leader in esilio e perseguitato politico – in realtà, senza suscitare grandi entusiasmi.
- In Brasile, il Bolsonaro fuggitivo lascia varie inchieste giudiziarie a suo carico, tra cui quella intorno a “Dark Horse”, film in uscita che pretende riabilitare l’immagine del padre Jair, già presidente del Brasile (2019-2023), condannato e incarcerato per il tentato golpe del 2023. Il film sarebbe stato finanziato dal banchiere Daniel Vorcaro, dal marzo 2026 in prigione per una delle maggiori frodi bancarie e finanziarie del paese, che ha portato alla liquidazione extragiudiziale della brasiliana Banca Master da lui controllata. Se da un lato si è vista la cultura schierata dalla parte della luce, della democrazia, della giustizia, della verità e della pace, dall’altra parte non c’è nulla di tutto questo, ma soltanto un cavallo oscuro, molto oscuro.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
