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Bahrein: truppe saudite e degli Emirati inviate a reprimere le proteste

Un contingente saudita, rinforzato da truppe degli Eirati Arabi, è infatti entrato nel piccolo paese per “riportare l’ordine” e soffocare le proteste. Il Bahrein è a maggioranza sciita, ma i regnanti sono sunniti. Il timore evidentemente è che l’eventuale successo dei rivoltosi potesse spostare lo schieramento del paese a favore dell’Iran, vero centro d’attrazione della componente sciita del mondo musulmano.

L’Arabia Saudita ha di fatto rivendicato il proprio diritto di disporre dei paesi vicini se ciò serve a garantire la «stabilità e la sicurezza». C’è da ricordare che il Bahrein è anche base della Quinta flotta Usa, e quindi sembra difficile che la mossa saudita possa esser stata decisa senza consultazione el – diciamo così – “potente alleato”. Il regno saudita ha deciso ieri di inviare un migliaio di suoi soldati nel vicino arcipelago, dove sono giunti in serata anche circa 500 poliziotti degli Emirati arabi uniti (Eau).

Le opposizioni sciite, alla testa della mobilitazione in corso da fine gennaio, hanno immediatamente denunciato «l’occupazione straniera» e messo in guardia i leader della regione e dello stesso arcipelago dal lanciare «una guerra non dichiarata contro i cittadini del Bahrein».

Veramente inqualificabile la posizione ufficiale della Cassa Bianca: l’invio di truppe straniere a Manama, «non è da considerare un’invasione». Evidentemente viene giudicato un “fraterno aiuto”. Per completare il capolavoro di cinismo ipocrita, il comunicato ufficiale Usa esorta tutti i paesi del Golfo a «rispettare i diritti» del popolo del Bahrein.

Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha così commentato l’azione di forza: «Abbiamo visto i rapporti e possiamo dire che non si tratta dell’invasione di un Paese. Tuttavia esortiamo alla moderazione sia il governo del Bahrein, sia gli altri Paesi del Golfo».

Quasi inutile sottolineare come gli Stati Uniti dimostrino di usare – sui “diritti umani” e la “volontà del popolo” – tanti metri di misura diversi quanti sono i loro interessi. Se poi si parla dell’area del mondo che custodisce nel sottosuolo i due terzi delle riserve petrolifere mondiali…

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