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La Grecia va a caccia. Di soldi

‘Give Greece a chance’, date una possibilità alla Grecia. È lo slogan al centro di una campagna pubblicitaria comparsa sulle pagine di alcuni importanti giornali economici internazionali, finanziata da un gruppo di imprenditori ellenici per «fare in modo che i sacrifici del popolo greco, nel quadro del piano di austerità più severo dell’era moderna, non siano stati fatti invano». «Lavoriamo duro e paghiamo le nostre tasse – recita il messaggio, apparso sul Wall Street Journal e sul francese Les Echos – eppure subiamo ingiustamente i pregiudizi così diffusi a proposito dei greci. Siamo europei e aspiriamo a giocare un ruolo costruttivo in seno all’Europa. Manterremo i nostri impegni. Abbiamo già fatto dei sacrifici, siamo pronti a farne ancora. È il nostro avvenire che è in gioco». Un messaggio rivolto all’esterno che farà però arrabbiare ancora di più quei greci che hanno visti tagliati i propri salari e le proprie pensioni mentre l’elite del paese non solo continua a navigare nell’oro ma addirittura proprio ora che la crisi morde di più hanno incrementato le loro enormi ricchezze. Soprattutto grazie ad una evasione fiscale e ad una esportazione illegale di capitali all’estero che non ha eguali nel resto del continente.

Proprio a questo proposito da qualche giorno la maggior parte dei parlamentari greci sono impegnati in una specie di caccia al nome, quello di un loro collega riciclatore di denaro. A denunciare il fatto alla Commissione Vigilanza del Parlamento è stato il sostituto Procuratore dell’Areios Pagos, il tribunale supremo del Paese, Panagiotis Nikoloudis, responsabile dell’Autorità per la lotta al riciclaggio del denaro. Secondo il magistrato un deputato greco avrebbe trasferito all’estero circa un milione di euro. Siccome il giudice non ha fatto il nome del parlamentare riciclatore perché la legge sulla privacy lo proibisce, si è scatenata una caccia per scoprire chi sia il parlamentare in questione. Il ministro della Giustizia, Miltiadis Papaioannou, parlando ai giornalisti, ha confermato che – in base alla legge in vigore – il giudice rischia il carcere nel caso in cui rivelasse il nome. «Non possiamo – ha detto il ministro – chiedere a un sostituto Procuratore di violare la legge. La cosa migliore, non soltanto per colui che ha trasferito il denaro all’estero ma anche per il nostro sistema politico, sarebbe che il deputato stesso ammettesse il fatto. In ogni modo – ha aggiunto il ministro – la nostra democrazia, in accordo con il presidente del Parlamento, esperirà tutte le procedure legali per rendere possibile la conoscenza del nome». Da parte sua il Presidente della commissione di controllo per la situazione finanziaria dei parlamentari e la finanza dei partiti, Evangelos Argyris, ha chiesto al giudice di presentare in Parlamento i dati dell’indagine per evitare che i sospetti cadano su tutti i deputati. Mentre ha chiesto dalla Banca di Grecia di informare il Parlamento su tutte le rimesse all’estero effettuate dai parlamentari durante il periodo 2010-2011, e si è detto ottimista sul fatto che presto la commissione competente del Parlamento sarà in grado di individuare il trasferimento bancario in questione. La storia è cominciata circa tre mesi fa quanto un cittadino ha denunciato all’Autorità per la lotta al riciclaggio che un parlamentare aveva trasferito all’estero un milione di euro. Il giudice Panagiotis Nikoloudis aveva aperto un’indagine, ancora in corso, dalla quale è risultato che la denuncia era basata su fatti veri. «Ho constatato – ha detto il magistrato alla commissione parlamentare di vigilanza – che uno dei 300 deputati ha esportato nel drammatico (per l’economia greca) mese di maggio 2011, un milione di euro. Portare i soldi all’estero non è un peccato e nemmeno una violazione della legge in senso stretto. Per me, però, quello che vale è il principio», ha concluso il giudice.

Intanto è approdata anche in Svizzera l’azione del fisco greco alla disperata ricerca di denaro sottratto indebitamente alle casse dello Stato: circa 160 milioni di euro appartenenti a un imprenditore greco e depositati in tre conti presso una banca privata di Zurigo sono stati bloccati la scorsa settimana. I patrimoni bloccati appartengono al capitalista Lavrentios Lavrentiadis, già imprenditore greco dell’anno, presidente e principale azionista della banca privata Proton, contro i cui dirigenti è in corso un procedimento penale per truffa e altri reati. Lavrentiadis e altri manager sono sospettati dalla Procura di Atene di aver trasferito all’estero circa 700 milioni di euro della banca. Successivamente lo Stato greco ha nazionalizzato l’istituto investendo quasi 900 milioni per salvarlo. 

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