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Frode elettorale: il popolo messicano alza la testa

 
“Che ti succede? Svegliati! Svegliati!”, dico ad Alma mentre si rigira nel letto ansimando rumorosamente. Lei apre gli occhi e mi racconta il suo sogno: “Il popolo messicano alzava un enorme muro per non far entrare gli spagnoli. Tutti dicevamo: basta! Ora mettiamo a voi le stesse barriere che voi ci mettete quando vogliamo entrare nel vostro paese. Da adesso in poi siamo uguali!”. É sabato mattina e sono passati 6 giorni dalle elezioni presidenziali.
Lunedí 2 Luglio, dopo aver letto le prime notizie e testimonianze sulla frode elettorale del primo Luglio, Alma aveva iniziato a piangere a dirotto: un pianto convulso, disperato e viscerale, che a me sembrava esagerato. “Come é possibile che stai cosí male? Lo so che é brutto, ma si tratta di politica: la nostra vita continua!”. “Non mi importa della politica”, mi rispose Alma mangiandosi le parole tra i singhiozzi: “é che mi sento umiliata. Perché ci trattano cosí? Perché non ci permettono di scegliere? Perché continuano ad approfittarsi di noi trattandoci come se fossimo cretini, ritardati mentali, bambini piccoli?”. I tratti somatici di Alma sono piú indigeni che spagnoli, ma come la maggior parte dei meticci messicani ha una vergogna istintiva delle sue origini. Un imbarazzo che prescinde dal suo livello culturale e dalle sue convinzioni storiche e politiche. Tutti, nella sua famiglia, citano spesso le origini spagnole del bisnonno paterno di Zacatecas ma evitano accuratamente di parlare delle origini huichole della bisnonna paterna di Nayarit e delle origini zapoteche del nonno materno di Oaxaca.
Fissandola negli occhi nerissimi velati dalle lacrime mi rendevo conto che la mia condizione di “güero” (bianco) non mi permetterá mai di capire fino in fondo i suoi sentimenti. Negli indigeni, ma sopratutto nei meticci, il trauma psicologico della colonizzazione e della schiavitú é ancora vivo, é vivo piú che mai. Non si tratta di un ricordo, né di un fenomeno storico posizionato nel passato. É al contrario una negazione violenta e crudele dell’anima indigena che si riproduce brutalmente ancora oggi per colpa del sistema politico corrotto che non lascia nessuno spazio alla voglia di migliorare della maggior parte degli abitanti del paese.
Il 2 Luglio Alma non era l’unica a sentirsi male: in tutto il paese era percepibile un’emozione collettiva di shock. Nelle strade di Cittá del Messico, sopratutto, regnava un silenzio innaturale.  Tutti tacevano e camminavano a testa bassa. Molte, troppe persone avevano gli occhi rossi per il pianto. Mentre compravo il latte in un emporio del quartiere di Nativitas, una signora anziana non scollava gli occhi dalla televisione poggiata sul bancone e ripeteva scuotendo la testa: “noi non lo abbiamo votato, noi non lo abbiamo votato…”. 
Dei festeggiamenti e dei petardi che in Messico sopraggiungono a qualsiasi pretesto e in onore di qualsiasi santo, non ce n’era neanche l’ombra. Dove stavano i 19 milioni di messicani che, ipoteticamente, avrebbero dovuto essere felici della vittoria del loro candidato?
Nella notte milioni di messicani avevano vegliato increduli osservando lo svilupparsi dei risultati nel sito internet del PREP (programma statistico per i risultati preliminari) rendendosi conto che per tre ore consecutive, nonostante il campione si moltplicasse esponenzialmente, le quote percentuali tra i candidati rimanevano sempre le stesse in base a un assurdo logico e statistico…fino a quando, a un certo punto della notte, due milioni di voti registrati a favore del canditato delle sinistre Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO) scomparsero semplicemente nel nulla sotto gli occhi di tutti.
Il giorno dopo il sito ufficiale dell’Istituto Federale Elettorale (IFE) pubblicava i i risultati per sezione elettorale, ma decine di migliaia di persone avevano fotografato i risultati dei conteggi fatti alla presenza degli osservatori dei partiti, caricando le loro foto sulle reti sociali e sui siti “yosoyantifraude.org” e “votoxvoto.org” e rendendo palese l’infinitá di discrepanze tra i risultati scritti nei cartelloni affissi nelle sezioni (“sabanas”) e i dati inseriti nel database ufficiale. Tutte le discrepanze erano a danno del candidato delle sinistre al quale, in moltissime sezioni, veniva tolta una delle tre cifre del suo risultato: se nella sezione in oggetto Andres Manuel aveva preso 183 voti e Peña Nieto 95, nel database comparivano le cifre 83 e 95…e cosí via.
Tra lunedí 2 e martedí 3 un altro scandalo: nelle succursali della catena di supermercati Soriana erano visibili file di migliaia di persone con buoni acquisto di 200 pesos (poco piú di 10 euro) con il logo di un sindacato legato al PRI, e il supermercato consegnava scontrini con il concetto “beneficios PRI”.  Nel frattempo, in alcune cittá del paese, gruppi di persone bloccavano le strade protestando per non essere state pagate dal PRI nonostante gli avessero venduto il loro voto.  
La dinamica di acquisto del voto in realtá era giá stata documentato alla vigilia delle elezioni grazie a centinaia di video caricati su youtube, ma lunedí 9 Luglio Andres Manuel ha reso concrete tutte le evidenze presentando prove che dimostrano l’acquisto di ben 5 milioni di voti: considerando che lo scarto tra il presunto vincitore e la sua seconda posizione é di soli 3 milioni e mezzo di voti, basterebbe questo elemento a giustificare l’annullamento o l’invalidazione delle istituzioni. Ma la lista delle irregolaritá é molto piú lunga e grave, e include: spese di campagna elettorale del PRI che decuplicano il consentito dalla legge e che provengono in buona parte dal narcotraffico; l’uccisione il giorno delle elezioni di due coordinatori locali della campagna di AMLO; 7 persone uccise a Veracruz all’entrata delle sezioni; segnalazioni di uomini armati che obbligavano le persone a votare il PRI; 3 milioni di schede elettorali false stampate in una tipografia texana e distribuite da membri dell’esercito nelle sezioni di tutto il paese;  bambini di 7 e 8 anni introdotti nelle cabine elettorali per sincerarsi che il voto fosse a favore del PRI; anelli con matita usati per scarabocchiare e invalidare le schede a favore di AMLO; urne trafugate e urne bruciate. Ci sono inoltre segnali che indicano che schede false sarebbero state introdotte anche nelle operazioni di riconteggio.
La nostra amica Lourdes, che vive in un insediamento popolare nelle montagne al sud del Cittá del Messico, ci ha raccontato che mezzo paese pur di non essere obbligato a votare il PRI ha preferito non presentarsi alle urne.
Pancho mentre riparava il rubinetto difettosto del nostro bagno ci ha spiegato che tutta la sua famiglia, che vive in una comunitá rurale nello stato di Michoacan, é stata costretta a votare PRI perché altrimenti avrebbero incendiato la loro casa.
La sera del primo Luglio io ed Alma siamo andati a cenare con un gruppo di 8 amici, la maggior parte dei quali avevano votato la candidata conservatrice/liberale del PAN Josefina Vasquez Mota. Teresa, un avvocato di successo e da sempre elettrice del PAN, non riusciva a moderare il volume della sua voce: “É uno scandalo! Ha vinto AMLO! Non é possibile che nel 2012 continuino a prenderci in giro come facevano negli anni ’50! Dobbiamo reagire!”.
Anche gli altri amici che avevano votato il PAN esprimevano lo stesso livello di indignazione. Nessuno simpatizzava per AMLO ma tutti erano furiosi per la realtá diventata tragicamente evidente il primo Luglio: il Messico, a differenza di altri paesi latinoamericani, non é ancora un paese democratico…anche se formalmente dichiara di esserlo.
In questi giorni nelle pagine facebook della classe media, principale bacino di voti del PAN, non si fa altro che parlare di rivoluzione pacifica. La Primavera Araba é sulla bocca di tutti, e il Brasile viene preso come modello essendo un grande paese latinoamericano che ha imboccato finalmente la propria strada nonostante le ingerenze estere e gli apparati politici corrotti.
Nei settori piú popolari, che rappresentano la maggior parte del paese, la scolarizzazione é pressoché nulla, in pochi leggono i giornali, internet non ha la stessa diffusione e non esistono partiti o movimenti di sinistra che abbiano il livello di capillaritá sufficiente ad esercitare egemonia culturale e a imprimere parole d’ordine. É quindi normale che nei discorsi concitati fatti nelle piazze e negli angoli delle strade i riferimenti concettuali siano quasi sempre assenti. Piú che indignazione si percepiscono terrore e concreta necessitá di difesa, ed é piú raro che, nella  ripetizione costante del sostantivo “rivoluzione”, venga aggiunto l’aggettivo “pacifica”. 
I vertici del PAN, che con tutte le probabilitá hanno avuto un ruolo rilevante nell’organizzare la frode sia nelle elezioni del 2012 che, in maniera meno eclatante, nelle elezioni del 2006, si stanno rendendo conto che la base elettorale panista é sconcertata e arrabbiata. Una parte importante del voto panista é un voto che cerca alternative alle modalitá mafiose del PRI, e per il Partito di Azione Nazionale essere associato in maniera troppo chiara con i “dinosauri” del Partito della Rivoluzione Istituzionale potrebbe significare una rapida scomparsa dalla scena politica.
Sabato 7 Luglio tutte le principali cittá del paese (includendo roccaforti del PRI come Tijuana o Merida o la roccaforte del PAN Monterrey) hanno visto sfilare interminabili cortei non autorizzati di protesta contro la frode elettorale. Tra le milioni di persone scese in piazza il sabato c’erano molti elettori panisti.
Per evitare il peggio il partito ha quindi deciso di adottare una nuova strategia. Le esortazioni pubbliche ad  accettare i risultati delle elezioni si sono interrotte bruscamente, e lunedi 9 Luglio il Presidente della Repubblica uscente Felipe Calderon e il Presidente del partito Gustavo Madero hanno rispettivamente dichiarato che “la compravendita di voti é inaccettabile e ha influito sulla vittoria di Peña Nieto” e che “l’IFE puó stabilire la legalitá dell’elezione ma non la sua legittimitá”. Il PAN, mentre scriviamo, sta presentando denunce di irregolaritá elettorali parallele a quelle che stanno presentando i partiti della sinistra (la cui natura implica una corresponsabilitá del PAN che ovviamente quest’ultimo non puó ammettere).
Per Peña Nieto il cambio di rotta del PAN potrebbe essere la batosta peggiore: la legge elettorale messicana non prevede secondi turni e per questo motivo, pur avendo taroccato i risultati, Peña Nieto gode nel parlamento di meno del 40% dei voti. E per governare contava proprio sull’appoggio del PAN.
Nessuno peró é in grado di dire che compromessi implichi una possibile (anche se non del tutto probabile) alleanza democratica destra-sinistra in nome della crociata anti-PRI.
Nel 2000 il PAN aveva scalzato il PRI dalla presidenza senza scalfire i poteri forti esistenti ma includendo nella cupola del potere nuovi poteri forti legati al mondo della grande impresa e della finanza. Con il PAN i livelli di corruzione non sono diminuiti: analogamente all’Italia, la corruzione é solo diventata solo piú “plurale”.
AMLO invece, durante i suoi 5 anni di governo della megalopoli di Cittá del Messico, aveva applicato una politica di tolleranza zero contro le sacche di corruzione, riuscendo a liberare risorse sufficienti a garantire, tra le altre cose, una pensione minima agli anziani e acqua gratuita in tutti i quartieri popolari della cittá. AMLO prometteva, a partire dal 2012, meno trattati di libero commercio e piú azioni per lo sviluppo locale. Uno delle prioritá del suo governo sarebbe stata la costruzione di raffinerie per aggregare valore al petrolio esportato agli Stati Uniti.
A terrorizzare le oligarchie di potere del paese latinoamericano é la chiara percezione che AMLO ha la forza, la capacitá e la determinazione di scardinare l’apparato.
Per contrastare l’ascesa di AMLO nel 2006 il PRI non aveva esitato ad appoggiare apertamente il PAN, mentre nel 2012 l’ex Presidente panista Vicente Fox ha chiesto ai messicani di votare Peña Nieto per scongiurare l’eventualitá che AMLO diventasse Presidente.  Nel 2006 il PAN riuscí a mantenere il potere grazie a una frode, della quale peró non c’era abbastanza evidenza legale. A sostenere AMLO furono i militanti delle sinistre, ai quali si associarono anche molti zapatisti nonostante il Subcomandante Marcos, isolandosi dal sentire dei movimenti di sinistra di tutto il paese, avesse accusato Andres Manuel di essere uguale agli altri candidati. Nel 2012 Andres Manuel rappresentava le sinistre unite.
La voce di Marcos, che lo scorso Aprile si ostinava a classificare AMLO come uno dei “tre birboni che si stanno disputando il trono”, questa volta non ha avuto nessun effetto nemmeno sullo zoccolo duro del movimento zapatista che nella sua grandissima maggioranza ha sostenuto attivamente la candidatura del “tabasqueño”.
Dopo la frode, questa volta totalmente evidente anche da un punto di vista legale, Andres Manuel si ritrova ad essere il massimo leader di un movimento maggioritario e moltitudinario che esige per il proprio paese un salto di qualitá civile e l’introduzione di un autentico stato di diritto.
AMLO ha deciso di adottare la via delle impugnazioni legali e della legittimitá democratica, e né lui né il movimento studentesco 132 (nato alla vigilia delle elezioni per difendere le garanzie democratiche) stanno convocando le mobilitazioni. Non ce n’é nessun bisogno: le mobilitazioni si convocano da sole attraverso facebook e twitter, e la parola d’ordine condivisa e approvata da tutti  é quella di non cadere in nessuna provocazione. Ed effettivamente, nelle decine di manifestazioni di massa degli ultimi giorni, nonostante la rabbia fosse palpabile e le grida fossero furiose, non é stato registrato nessun incidente e la gente non ha scritto neanche slogan sui muri (le poche scritte inevitabilmente apparse sono state subito cancellate dagli altri manifestanti). Una disciplina mirata a dare una prova di superioritá civile di fronte alla barbarie del PRI e totalmente sorprendente considerato che non c’erano servizi d’ordine.
É ancora presto per capire quali saranno i prossimi sviluppi.
Tra i fattori determinanti ci saranno: a) l’andamento e la natura delle negoziazioni tra il PAN e i partiti della sinistra (PRD, PT e MC), b) l’atteggiamento delle correnti del PRD piú tradizionalmente ostiche al candidato Andres Manuel e disponibili all’unione con Peña Nieto c) l’atteggiamento dei “generali” del PRD che hanno paura che ogni scontro diretto mini la loro carriera politica (con il moderato Ebrard in testa, che si prepara a rappresentare la sinistra nelle elezioni del 2018), d) la risposta del PRI al dissenso, che non promette nulla di buono considerando che, come una sorta di avviso agli “inconformes”, alla vigilia della frode Peña Nieto ha annunciato che il suo consulente alla sicurezza interna sará l’ex capo della polizia colombiano Oscar Naranjo (piú esperto di sterminio delle opposizioni che di lotta al narcotraffico).
Ma il vero elemento chiave sará la soggettivitá del popolo messicano che in questi giorni, dopo molti anni, sta mostrando di voler alzare nuovamente la testa. E quando l’aquila azteca alza la testa, non esiste forza in grado di reprimerla.
 
* Città del Messico, 10 Luglio 2012

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