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Istanbul: processo farsa alla sociologa Pinar Selek, ergastolo per terrorismo

Sono quasi cento gli osservatori internazionali che hanno assistendo oggi a Istanbul al quarto processo – sempre per gli stessi fatti – contro la nota sociologa di sinistra Pinar Selek, che ora vive in esilio in Francia, a Strasburgo. La donna è stata accusata dalla magistratura turca di complicità in un’esplosione che causò sette morti nel 1988 al Bazar delle Spezie della città sul Bosforo.
Selek era già stata assolta tre volte – nel 2006, nel 2008 e nel 2011 – e la matrice terroristica dell’esplosione, a suo tempo attribuita al Pkk, è stata di fatto smentita. Già nel 2000 una perizia ne aveva attribuito l’origine a una fuga di gas accidentale.

E nel pomeriggio, a dimostrazione del carattere pilotato del procedimento penale, la donna è stata condannata all’ergastolo. La sentenza ha provocato reazioni di sgomento e di indignazione fra i suoi numerosi sostenitori presenti nell’aula del processo. Ci sono state grida ”fascisti! fascisti!” da parte di alcune attiviste straniere rivolte ai giudici. 

La decisione di sottoporla a un nuovo processo e di annullare i tre procedimenti precedenti presa alla fine dell’anno scorso dalla Corte di Cassazione turca aveva già provocato forti polemiche sia in Turchia sia nel resto del mondo. 

Numerosi artisti e intellettuali laici e di sinistra si sono mobilitati nel paese in difesa della nota sociologa. L’attrice Deniz Turkali ha ad esempio denunciato pubblicamente quello che ha definito un ‘processo farsa’.
Anche il sindaco di Strasburgo, il socialista Roland Ries, si é schierato a fianco della sociologa turca, denunciando ”l’accanimento giudiziario di alcuni magistrati, per motivi politici”. Numerosi comitati di solidarietà con l’intellettuale turca si sono costituiti negli ultimi anni in tutta Europa. 
Pinar Selek, allora giovane sociologa nota per le ricerche sulle minoranze, in particolare sui curdi, fu arrestata nel 1998 per collaborazione con il Pkk, dopo aver pubblicato alcune interviste agli esponenti della formazione curda. Nonostante le torture subite ed il carcere duro non confessò i nomi dei dirigenti della guerriglia che aveva incontrato e dopo un mese fu accusata di avere aiutato il Pkk ad organizzare il presunto attentato. Nel 2000, dopo la pubblicazione della perizia che definiva di origine accidentale l’esplosione, era stata scarcerata.
La Selek giudicando iniquo e pilotato il processo nei suoi confronti ed avendo già scontato ingiustamente ben due anni e mezzo di carcere nel 2009 è espatriata in Francia ed ha deciso di non tornare in Turchia per assistere al procedimento.
La sentenza di condanna all’ergastolo arriva oggi dopo l’ondata di arresti che la scorsa settimana ha portato all’arresto di parecchie decine di avvocati aderenti a un’associazione di legali progressisti, di artisti della band Grup Yorum, di giornalisti, insegnanti e studenti universitari. Nei giorni scorsi un altro tribunale turco aveva chiesto 21 anni di carcere per una giovanissima studentessa francese di origini turche, accusata di collaborare con una organizzazione di estrema sinistra fuorilegge.

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