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Brasile: festa dell’Indipendenza all’insegna di contestazioni e scontri

Manifestazioni e presidi si sono tenuti ieri in ben 135 città del Brasile, in una delle giornate di lotta più capillari degli ultimi mesi, che dimostrano che il conflitto esploso improvvisamente a giugno in occasione della Confederations Cup non è affatto sopito ma cova sotto la cenere.

Alla fine, ieri sera, erano state ben 340 le persone arrestate durante le manifestazioni e gli scontri della giornata in varie città del Brasile. Varie le proteste che hanno sabotato le celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza del Brasile (7 settembre 1822), in particolare nelle città di San Paolo, Río de Janeiro e Brasilia. Decine di manifestanti sono rimasti feriti, alcuni in maniera seria, in conseguenza delle cariche.

Nonostante l’imponente spiegamento di forze di sicurezza, le parate militari sono state ridimensionate rispetto agli anni scorsi in previsione di un’ondata di proteste annunciata nei giorni precedenti. Una contestazione che quest’anno non si è limitata al “Grido degli esclusi”, la tradizionale marcia organizzata da alcuni sindacati, partiti di sinistra e movimenti sociali.

A San Paolo si sono verificati scontri anche di fronte al Parlamento e nella centralissima via dello shopping, la Avenida Paulista. Cinque i manifestanti feriti.

Scontri e saccheggi si sono verificati anche nella capitale federale Brasilia, dove la polizia ha caricato con molta violenza contro il corteo che protestava contro le politiche del governo socialdemocratico di Dilma Rousseff. Gli agenti antisommossa hanno fatto ricorso agli idranti per disperdere i manifestanti ma gli scontri sono durati a lungo. Alla fine il bilancio è stato di una cinquantina di manifestanti arrestati e di numerosi feriti, giornalisti compresi.

Quelli verificatisi a Río de Janeiro sono stati gli scontri più lunghi e prolungati, e alla fine ben 77 dimostranti sono stati arrestati, secondo i dati resi noti dalla Polizia militare, corpo specializzato in prima fila nella repressione delle contestazioni degli ultimi mesi.
Scontri nel centro della Città ma anche nei pressi della sede del governo, dove un cordone di polizia ha impedito con la forza il passaggio di un gruppo di alcune centinaia di manifestanti, dispersi poi con manganelli e lacrimogeni. Ma gli scontri sono continuati nei principali viali di Rio, dove gruppi di giovani con il volto coperto hanno attaccato negozi e automobili di lusso e sedi di banche. Alla fine la polizia ha inondato di gas lacrimogeni anche la zona del centro città dove sorgono numerosi bar e locali pieni di gente, procedendo alla detenzione di altre decine di manifestanti. Il bilancio è stato di 13 feriti.

 

Anche a Porto Alegre si sono verificati scontri tra polizia e gruppi di manifestanti con il volto coperto, che hanno anche in questo caso scelto negozi e banche per esprimere il proprio rifiuto per un governo che negli ultimi anni subisce una contestazione trasversale di una società che rimprovera non tanto al PT, quanto a Dilma Rousseff di non aver mantenuto nessuna delle promesse fatte negli anni scorsi. Nel mirino lo sperpero di denaro pubblico per i mondiali di calcio del 2014, un sistema politico marcio e corrotto, le mancate riforme in campo economico e sociale. I movimenti sociali, i sindacati e i partiti di sinistra, ma anche nuove forme di partecipazione da parte di settori non politicizzati (spesso appartenenti alle nuove ‘classi medie’), chiedono miglioramenti consistenti nei campi della sanità, dell’istruzione e del trasporto pubblico, servizi sempre più costosi e di bassa qualità.

 

(Nella foto alcuni manifestanti si difendono con scudi che riportano i volti di alcuni desaparecidos scomparsi durante la dittatura militare in Brasile tra il 1964 e il 1984)

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