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Kiev: lotta per il potere nell’opposizione

A Repubblica la redazione si sta appassionando alle ordalie di piazza di Kiev, una messinscena che stasera dovrebbe servire a comporre un governo a tempo che porti il paese alle elezioni del prossimo 25 maggio. E che gestisca le istituzioni e le elezioni in maniera da non avere sorprese.

Scrive il quotidiano renziano: “Un’assemblea popolare in Piazza Indipendenza a Kiev deciderà stasera quale sarà il nuovo governo dell’Ucraina del dopo Viktor Yanukovich. Una “veche”, un’assemblea popolare composta dalle diverse fazioni che hanno partecipato alle manifestazioni integrato dai delegati delle forze politiche e da esponenti della società civile, ispirata alle antiche tradizioni tribali slave, vaglierà le candidature per la formazione del nuovo governo transitorio dell’Ucraina, il cui insediamento è previsto per domani. Severi i requisiti prescritti per gli aspiranti. Tra gli altri, il non aver esercitato funzioni governative dall’inizio del 2010, quando salì al potere il filo-russo Viktor Yanukovich, ora in fuga. Alta statura morale, senza alcun coinvolgimento in casi di violazione dei diritti umani o di corruzione. Un minimo di sette anni di esperienza nei rispettivi settori di competenza, ridotti a cinque nel caso dei titolari di Interno e Difesa e del capo dei servizi di sicurezza. Il non essere inseriti nell’elenco dei nominativi delle cento persone più ricche del Paese. Piena e incondizionata adesione ai principi sanciti dall’insurrezione”.
Democrazia diretta, pulizia, traspararenza. Come no… Lo stesso quotidiano ammette senza intravedere contraddizioni con quanto affermato prima che per l’incarico di premier sarebbero in lizza l’ex presidente del Parlamento, Arseni Yazenyuk, e l’ex ministro degli Esteri Piotr Poroshenko. Il primo è uno dei caporioni di Batkivshina, il partito della Tymoshenko, il secondo uno degli oligarchi più ricchi e discussi del paese, uno che per alcuni anni è stato di qua e poi è passato di là per poi cambiare di nuovo lato della barricata. Sicuramente la celebrazione della ‘Veche’ è un segnale di riconoscimento da parte della destra nazionalista parlamentare nei confronti dei gruppi dell’estrema destra legati a Svoboda o all’ancora più estremista ‘Praviy Sektor’, che negli ultimi mesi avevano assunto il controllo di Piazza Maidan tramite le proprie squadre organizzate su base paramilitare.

Tolto di mezzo Yanukovich a Kiev impazza la lotta per il potere tra i vari schieramenti dell’opposizione, e la competizione tra i leader delle diverse fazioni si fa sempre più sfrenata. Nelle ultime ore l’ex campione di pugilato e capo del partito nazionalista Udar (Pugno) Vitali Klitschko, considerato un uomo della Merkel nello scacchiere ucraino (vedi foto in alto), ha confirmato la sua intenzione di candidarsi alle presidenziali.

Nelle ultime ore intanto il presidente del Parlamento e premier e presidente della Repubblica ad interim – l’altro uomo della Tymoshenko Oleksandr Turchynov – ha firmato un decreto di epurazione di 42 dirigenti politici e funzionari accusati di essere al servizio del ricercato Viktor Yanukovich. Da parte suo il nuovo ministro dell’Interno  Arsén Avákov ha ordinato lo scioglimento e la smobilitazione della Berkut, i reparti speciali antisommossa della polizia ucraina. Accusati di crimini contro i manifestanti e di essere al servizio dell’ex presidente per i ‘rivoluzionari’, eroi della difesa del paese dagli assalti fascisti per le popolazioni delle regioni orientali dell’Ucraina e soprattutto della Crimea, che negli ultimi giorni hanno organizzato dei veri e propri omaggi nei confronti del corpo d’elite delle forze di sicurezza del paese. Conosciuti come ‘berretti rossi’, il corpo della Berkut fu istituito nel 1992 come corpo d’elite della polizia che recentemente era stato affidato al controllo dei governi regionali e contava circa 4000 effettivi.
Il partito di estrema destra Svoboda (‘Libertà’, ex Partito Nazional-socialista) domenica aveva presentato un disegno di legge che chiedeva proprio la dissoluzione della Berkut accusata di aver avuto un ruolo fondamentale nella repressione violenta dei manifestanti. Tacendo naturalmente sul fatto che molte delle circa 100 vittime dei combattimenti erano miliziani armati dell’opposizione e poliziotti abbattuti da colpi di arma da fuoco, e non certo manifestanti inermi.
Mentre a Sebastopoli – sede della flotta russa nel Mar Nero – la popolazione continua a manifestare sostegno all’opzione di una separazione dall’Ucraina e dell’unione con la Russia, ieri a Simferopoli (sempre in Crimea) alcune migliaia di persone appartenenti per lo più alla minoranza etnica Tatara hanno manifestato contro la secessione della penisola dall’Ucraina. La manifestazione è sfociata in tafferugli con un migliaio di sostenitori di Mosca. 

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