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Il Pkk uccide 31 soldati, Ankara uccide i civili. Hdp: “elezioni impossibili”

Nel più sanguinoso attacco da quando la guerriglia curda ha dato a luglio per morta la tregua in vigore da due anni (e mai rispettata dal governo di Ankara), 31 soldati turchi (tra cui un tenente colonnello) sarebbero morti e altri sei sarebbero rimasti feriti a causa di un massiccio attacco condotto dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan a Daglica, località della provincia sudorientale di Hakkari, al confine con Iran e Iraq. 

Secondo media locali, guerriglieri del Pkk hanno prima fatto esplodere alcune mine al passaggio di un convoglio di mezzi blindati dell’esercito turco e poi hanno aperto il fuoco contro i soldati che non hanno avuto scampo.
Le autorità di Ankara non hanno ancora fornito un bilancio ufficiale, ma l’attacco è stato confermato in un’intervista televisiva dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Il premier Ahmet Davutoglu ha interrotto una visita a Konya, dove ha assistito alla partita di qualificazione ai campionati europei di calcio tra Turchia e Olanda, per fare ritorno nella capitale in vista di una riunione straordinaria del Comitato di sicurezza nazionale.
Il regime turco ha comunque già lanciato una massiccia operazione militare contro le postazioni del Pkk e i villaggi curdi della provincia di Hakkari e di altre regioni. L’esercito turco ha annunciato che quattro caccia, due F-4 e altrettanti F-16, hanno colpito tredici presunti obiettivi nel sudest della Turchia; non è noto per ora il bilancio delle vittime.
Negli ultimi giorni però numerosi sono stati i morti, tra i civili, provocati dalla massiccia e indiscriminata repressione delle forze di sicurezza turche che hanno imposto il coprifuoco in numerose province.
Ieri un neonato di soli 35 giorni, Muhammed Tahir Yaramış, è morto a Cizre, nel distretto di Sirnak, in conseguenza dell’impossibilità di portarlo in ospedale a causa dei blocchi imposti dalla polizia al quartiere dove vive la sua famiglia. Altre quattro le persone uccise il giorno precedente nel corso di un assalto della polizia alla località: tra le vittime un diciannovenne, falciato dai colpi sparati da un mezzo blindato nel corso dei violenti scontri tra la popolazione locale e i reparti speciali. Fonti locali hanno accusato la polizia di sparare dalle colline circostanti contro le case in quattro diversi quartieri di Cizre, mentre la popolazione locale avrebbe steso teloni nelle strade per rendere più difficile il lavoro dei cecchini dell’esercito. Il deputato di Sirnak dell’HDP, Faysal Sarıyıldız, ha affermato che i numerosi feriti provocati dalla polizia che apre indiscriminatamente il fuoco contro i civili non possono essere portati in ospedale e che la gente cerca di curarli come può nelle case. “Nessuna pace può calmare la rabbia di un popolo i cui figli vengono feriti,a cui viene impedito di essere curati e lasciati morire” ha aggiunto il parlamentare. Un altro parlamentare dell’HDP di Şırnak, Ferhat Encü, ha testimoniato che l’Ospedale pubblico di Cizre è circondato dalla polizia che non consente l’accesso ai feriti.
Intanto continuano gli attacchi delle forze di sicurezza contro il quartiere di Sur a Diyarbakir, con un numero di vittime ancora non chiaro. D’altronde le forze di occupazione turche tagliano bloccano sistematicamente le linee telefoniche e i collegamenti internet nelle zone assediate rendendo quasi impossibili le comunicazioni con l’esterno.
L’altro ieri un giovane di nome Lokman Süre è stato ucciso dalla polizia nel corso di un blitz contro un quartiere di Nusaybin, nel distretto di Mardin. L’obiettivo della polizia era quello di riempire i fossati e distruggere le barricate erette dalla popolazione locale per difendersi dai continui attacchi.
Nei giorni scorsi il portavoce del Partito Democratico dei Popoli, Selahattin Demirtas, aveva avvertito che in una situazione tale è impossibile che il primo novembre si possano svolgere regolari elezioni. “Non ci sono le condizioni nell’Est per organizzare delle elezioni (…) Se continua la violenza, le elezioni non potranno svolgersi”, ha detto Demirtas. “I nostri compagni che sono tornati da quella regione non ci raccontano nulla di buono”, ha aggiunto il copresidente della formazione che il regime turco vuole mettere al bando perché accusata di collaborare con la guerriglia del Pkk. L’obiettivo degli islamisti dell’Akp è recuperare la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento persa alle elezioni del 7 giugno, eliminando dalla scena l’Hdp o quantomeno ridimensionandolo, e attirando i voti andati in quell’occasione al partito di destra nazionalista Mhp, da sempre strenuo sostenitore della guerra contro i curdi. 

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