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Francia: un Primo Maggio di lotta contro la ‘Loi Travail’

E’ stato un Primo Maggio contraddistinto dalle manifestazioni e dalle proteste contro la ‘Loi travail’, il Jobs Act varato dal governo socialista e che martedì approderà in Parlamento, quello andato in scena ieri nelle strade e nelle piazze di Parigi e di altre città della Francia.
Insieme ai sindacati hanno manifestato anche le realtà che stanno dando vita da qualche settimana al cosiddetto movimento delle ‘nuit debout’, le notti in piedi, e non sono mancati gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, con queste ultime che hanno mantenuto un atteggiamento spesso provocatorio.

A Parigi la manifestazione indetta dal sindacato Cgt ha portato in piazza quasi 70 mila persone a tre giorni dall’ultimo grande corteo organizzato dalla sigla di tradizione comunista. Il corteo, partito da Piazza della Bastiglia e diretto a Place de la Nation, è stato bloccato ad un certo punto dai cordoni dei reparti antisommossa che hanno spezzettato la manifestazioni in tanti blocchi, il che ha ovviamente provocato un aumento della tensione. Alla prima reazione da parte di gruppi di manifestanti incappucciati e dei sindacalisti più combattivi i Crs hanno cominciato a sparare grandi quantità di gas lacrimogeno sui partecipanti alla manifestazione, alcuni dei quali rispondevano lanciando oggetti e bottiglie contro gli agenti. Solo verso le 19 il corteo è riuscito, dopo diverse cariche e continui lanci di gas, ad entrare a Place de la Nation. Dopo circa due ore la consueta assemblea con migliaia di partecipanti ha invece occupato Place de la Republique. Alla fine il bilancio della giornata è stato di 18 persone arrestate in tutta la Francia, di cui 10 nella capitale.

Ma la giornata di ieri è stata relativamente più tranquilla rispetto allo scorso 28 aprile quando erano state arrestate più di 100 persone ed un manifestante aveva perso un occhio ed un altro una mano, colpiti dalle spolette lacrimogene e dalle granate stordenti sparate dai reparti antisommossa ad altezza d’uomo. Consistenti manifestazioni hanno sfilato anche nelle altre maggiori città della Francia, come Bordeaux, Lille, Lione, Marsiglia.

Le proteste di ieri segnano il primo mese di mobilitazione: il 31 marzo scorso, infatti, dopo lo sciopero generale organizzato dai sindacati contro la riforma del lavoro, i manifestanti si raccolsero a Place de la Republique per proseguire la giornata di lotta con dibattiti e assemblee aperte che da allora proseguono ogni notte nella stessa piazza. Ma dopo un mese di mobilitazione da più parti si critica il movimento, accusato di rappresentare – volente o nolente – esclusivamente gli strati giovanili delle classi medie, escludendo gli strati sociali meno abbienti e gli abitanti delle sterminate periferie urbane.

Ad un mese dal debutto, i promotori delle Nuit Debout hanno cercato nei giorni scorsi una convergenza con i sindacati, in particolare con la Cgt e con Sud, nel tentativo di allargare la base di consenso alle rivendicazioni contro il governo e poter contare su un sostegno più ampio che coinvolga anche fasce di lavoratori organizzati e sindacalizzati. Giovedì notte in Place de la Republique il segretario della Confederazione Generale dei Lavoratori (Cgt) Philippe Martinez, si è rivolto a migliaia di giovani, lavoratori e precari proponendo un’unità d’azione con Nuit Debout ma marcando anche alcune  differenze; l’avvicinamento ha suscitato l’entusiasmo dei settori del movimento che mirano ad ottenere risultati concreti, anche parziali, mentre i settori più movimentisti non hanno gradito più di tanto la ‘contaminazione’ puntando a rimarcare l’indipendenza e la distanza tra una mobilitazione in gran parte spontanea e il mondo dei sindacati e dei partiti.

Il governo intanto attacca frontalmente il sindacato Cgt e diffonde dichiarazioni di fuoco contro gli organizzatori delle ‘nuit debout’, mentre l’estrema destra spalleggia i socialisti chiedendo la proibizione delle manifestazioni. Alla vigilia del Primo Maggio il premier francese Manuel Valls aveva avvertito che, in caso di disordini, sarebbe arrivata una risposta caratterizzata da “grande determinazione”, mentre i manifestanti continuano a chiedere il ritiro della legge che prende il nome dalla giovane ministra del lavoro Myriam El Khomri. Gli oppositori si mostrano fiduciosi che sia possibile ottenere il ritiro del progetto di legge lesivo dei diritti e degli interessi dei lavoratori e in particolare delle fasce più giovani del mondo del lavoro.

 

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