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Donald Trump e le sanzioni antirusse

E' previsto per le 18 di oggi (ora italiana) il colloquio telefonico tra Donald Trump e Vladimir Putin, cui prenderà parte anche il vice presidente USA Michael Pence. Quello con Putin, per quanto forse il più atteso, è però solo uno dei diversi dialoghi telefonici che Trump ha in programma per oggi: col giapponese Shinzo Abe, con Angela Merkel, Francois Hollande e col primo ministro australiano Malcolm Turnbull.

Ieri, il canale Fox News aveva reso noto che la consigliera di Donald Trump, Kellyanne Conway, aveva risposto affermativamente alla domanda se, nel corso del colloquio telefonico tra il neo presidente statunitense e Putin verrà subito “posta sul tappeto” anche la questione delle sanzioni USA contro la Russia.

Per quanto riguarda il Cremlino, scrive la Tass, ancora oggi il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov, si è dichiarato all'oscuro delle intenzioni di Trump di eliminare le sanzioni e di dubitare anzi che tale notizia (in effetti circolata su varie agenzie) corrisponda a realtà, nonostante le dichiarazioni del neo presidente USA di voler normalizzare i rapporti con la Russia. Più in generale, Peskov ha invitato a non attendersi dal colloquio odierno una discussione dettagliata sull'insieme delle questioni USA-Russia. Del resto, in un'intervista al Wall Street Journal di un paio di settimane fa, lo stesso Trump aveva dichiarato di voler conservare le sanzioni contro la Russia almeno per i primi tempi della sua presidenza e aveva anche detto che potrebbe eliminarle in cambio del raggiungimento di alcuni “scambi” con Mosca vantaggiosi per Washington, quale, in particolare, un accordo sulla riduzione degli arsenali nucleari.

Secondo il canale televisivo ABC, un gruppo di senatori del Partito Democratico (in minoranza al Senato USA) starebbe preparando un disegno di legge teso a impedire a Trump di abolire le sanzioni senza l'approvazione del Congresso. Ma la Tass ricorda come la maggior parte delle sanzioni siano state introdotte da Obama attraverso cosiddetti “ordini esecutivi”, che non richiedono l'approvazione del Congresso, così che Trump potrebbe facilmente eliminarle con lo stesso ordine, senza il consenso dell'organo legislativo. A ogni modo, anche il falco repubblicano John McCain aveva dichiarato ieri che farà di tutto per impedire a Trump di eliminare le sanzioni alla Russia: “Per la sicurezza nazionale dell'America e dei nostri alleati, spero che Trump ponga fine a queste speculazioni e rinunci a questo passo insensato. Se non lo farà, allora mi darò da fare, insieme ai miei colleghi, per impedire l'eliminazione delle sanzioni contro la Russia”.

Ma, in fondo, nota il sito Vzgljad, quella delle sanzioni non è poi la questione più importante nei rapporti tra Mosca e Washington. Molto più importanti sono le nuove posizioni che Trump potrebbe assumere, diverse da quelle dell'amministrazione Obama, su Siria, Ucraina, rapporti tra USA e Europa e situazione in estremo oriente. Quello di oggi è il primo colloquio, seppur solo telefonico, tra i due uomini più influenti del mondo, scrive Vzgljad, due interlocutori in lizza per il primo posto nella classifica delle persone più odiate dalle élite occidentali: vale a dire che Putin, “negli ultimi anni leader incontrastato nella nomination a "principale minaccia per il mondo libero e i diritti umani", ha ora visto emergere un concorrente più che temibile. Questi due uomini, due “tizzoni dell'inferno”, cominciano a dialogare e dai loro colloqui dipendono i destini del mondo. E' chiaro quindi come il fatto stesso del contatto tra “persone sbagliate” costituisca un inaccettabile "fascismo" per le élite globali”. E' arrivata alla presidenza USA, conclude Vzgljad, una persona che non dovrebbe trovarcisi e ora quella persona “si appresta a trasferire la guida dell'apparecchio americano dalla modalità di pilota automatico (cioè la guida affidata alle élite finanziario-politiche globaliste) a quella manuale e ciò è causa di panico nei Consiglii d'amministrazione delle corporation del "mondo all'americana".

Sulla questione delle sanzioni, le agenzie russe ricordano come quelle statunitensi fossero state decretate dall'amministrazione Obama, prendendo a pretesto ora la riunione della Crimea alla Russia, ora la situazione in Ucraina, quindi quella in Siria, fino ai diritti umani in Russia, accusando infine Mosca di attacchi informatici nel corso della campagna presidenziale americana. Da parte russa si ribadisce che la questione delle sanzioni deve venir affrontata da chi le ha introdotte e che Mosca non intende porre per prima il problema di fronte alla controparte americana.

In ogni caso, non si deve dimenticare che, oltre le sanzioni USA, sono tuttora attive contro la Russia quelle di UE, Canada, Australia, Svizzera, Giappone, Nuova Zelanda. Resta a vedere, in caso le sanzioni USA, presto o tardi, vengano ritirate, quale sarà l'atteggiamento di questi paesi e se prenderanno forza le flebili voci che, ad esempio, anche all'interno della UE, si sono di quando in quanto sentite sull'inutilità delle sanzioni e sul danno economico che stanno portando alle stesse economie occidentali.

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