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Trump vende all’Arabia Saudita armi per 350 miliardi

Finché c’ è guerra…

A voi finire il noto adagio. Mettiamo nel mixer: un capo di Stato guerrafondaio (ma non troppo), che è il burattino delle lobbies (e perciò anche quella degli armamenti); una serie di petromonarchie, a cui piacerebbe espandersi, e la “percezione” che nel mondo ci sia ancora qualche “stato canaglia” di cui liberarsi (della serie…ci stiamo riprendendo l’America Latina, ora facciamo un po’ di bagarre anche in Medio Oriente). Su tutto spargiamo una buona dose di denaro e poi mischiamo…

Come per magia si creano, vuote bollicine, ma anche frizzanti speranze di illusorio lavoro. Due NATO sono meglio di una? Ai posteri…

Notare la sequenza del giro panoramico che compirà "l'uomo di Stato più potente del mondo”: prima gli accordi, poi la potenza militare più tecnologicamente avanzata al mondo, quindi il pastore di anime, per purificarsi – infine – nella nostra penisola, crocevia dei flussi migratori, gremita di basi NATO, ed ambita da sempre per la sua posizione strategica…

A chi serve l’ Italia?

 

Donald Trump annuncia un accordo sugli armamenti con l’ Arabia Saudita da 350 miliardi di dollari: uno dei più impegnativi, economicamente, degli ultimi anni.

L’accordo farà parte della proposta del Presidente, che aspira alla formazione di una “Nato dei paesi Arabi” da parte delle nazioni del Golfo.

Mythili Sampathkumar, The Independent, 18 maggio 2017

Traduzione e cura di Francesco Spataro

 

Donald Trump userà il suo imminente viaggio in Arabia Saudita, per annunciare uno degli accordi economicamente più vantaggiosi, riguardo la vendita di armamenti, in tutta la storia degli Stati Uniti; una cifra, tradotta in armi che va dai 98 ai 128 miliardi di dollari; questa cifra, nel giro di dieci anni, potrebbe lievitare fino a raggiungere i 350 miliardi di dollari.

L’accordo, è stato definito dal Washington Post “una prima pietra” di una proposta, tesa ad incoraggiare gli stati del Golfo a formare una loro coalizione, analoga all’ alleanza strategico militare della NATO, e soprannominata “Nato Araba”.

La NATO è costituita da 28 nazioni, inclusi gli USA. Donald Trump è sempre stato un critico schietto e franco, rispetto l’ Organizzazione, ma, dopo un faccia a faccia, avuto con il Segretario Generale Jens Stoltenberg, ha dichiarato che “l’ Alleanza non è poi così obsoleta”.

La Casa Bianca ha dichiarato inoltre, che il Presidente proporrà un modello di alleanza che sia in grado, di combattere il terrorismo e nello stesso tempo, di tenere sotto controllo l’Iran.

Il Principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ha iniziato i negoziati riguardanti l’accordo, poco dopo la tornata elettorale del 2016, quando inviò una delegazione alla Trump Tower, per incontrare il genero del Presidente, Jared Kushner, consigliere senior per Mr. Trump, addetto a questo genere di cose.

Ma l’idea di una NATO dei paesi Arabi non è nuova.

Nel 2015 si è fatto un gran parlare, anche se solo a livello di chiacchiera da bar, di una “forza di risposta” di stanza in Egitto, comprensiva di circa 40.000 uomini, provenienti da Egitto, Giordania, Marocco, Arabia Saudita, Sudan e poche altre nazioni del Golfo; questa “forza”, avrebbe dovuto avere una struttura di comando, simile a quella della NATO, con soldati pagati dai loro stessi paesi ed un cosiddetto Consiglio di Cooperazione del Golfo, che avrebbe tenute insieme, e le economie di scala prodotte dalle operazioni finanziarie legate al petrolio, che la gestione della “forza” stessa.

Comunque, tensioni interregionali e conflitti vecchi di secoli, hanno impedito il formarsi di questa “forza”.

L’amministrazione Trump, finora, reputiamo non abbia affrontato il problema, ma la dottrina di pensiero dietro lo slogan elettorale ”America first” (prima l’ America N.d.T.) sembra essere il motore che guida la proposta di questo accordo sulle armi.

Un maggior coinvolgimento americano, una struttura militare, simile a quella della NATO ma più protetta, ed una maggiore competenza professionale, che metta insieme entrambe le forze NATO, può venire, nella nuova alleanza Araba in buona parte proprio dalle motivazioni dell’Arabia Saudita.

L’amministrazione del Presidente Barack Obama, ha negoziato più vendite di armi di qualsiasi altra amministrazione statunitense dalla Seconda guerra mondiale ad oggi; l’ ammontare è stimato nell’ordine di circa 200 miliardi di dollari. Solo all’ Arabia Saudita ne sono state vendute per 60 miliardi di dollari, cosa che ha innescato aspre critiche da parte Democratica, soprattutto riguardo presunte violazioni dei diritti umani da parte saudita.

Trump trarrebbe un grande vantaggio, nel porre in essere un accordo del genere, secondo lui, più “giusto”, imparziale: molte volte ha sostenuto che la NATO è sbilanciata, per così dire, verso gli USA, se messa a confronto con paesi come la Germania, a causa dell’ammontare dei contributi e del sostegno fornito dagli USA nel mondo.

Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che, se la NATO dei paesi Arabi si affermasse, gli USA potrebbero arrivare a trasferire la responsabilità della sicurezza ai paesi della regione, e allo stesso tempo creare posti di lavoro nel proprio paese, attraverso la vendita di armi.

Trump è atteso a Riyadh, la capitale dell’ Arabia Saudita, per sabato 20 maggio; dopo si recherà in Israele, quindi in Vaticano, per la visita al Santo Padre, ed infine in Italia, dove vi approderà per partecipare al G7 di Taormina.

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