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Di nuovo una strage del terrorismo in Egitto

Un gravissimo attentato a una Moschea ad Al Arish , nel nord del Sinai, qualche minuto prima della fine della preghiera del venerdì. Ancora si contano le vittime, la TV ufficiale egiziana parla di   235 morti e 109 feriti. L’attentato alla cittadina di Al Raudha a 40 km da Al Arish,  che conta 750 abitanti, la maggioranza dei quali appartiene alla stessa famiglia, ha di fatto cancellato tra morti e feriti  quasi un terzo degli abitanti, il che vuol dire che intere famiglie sono state sterminate. I terroristi hanno usato le bombe, hanno sparato sui fuggitivi ed hanno bruciato le macchine dei civili. Ancora nessun gruppo ha rivendicato questa strage.

L’Egitto, che da anni conduce una guerre spietata contro i terroristi nel Sinai, sembra in grande difficoltà a sradicare questi gruppi, malgrado il totale controllo dei suoi confini, con esclusione di quelli con la Libia da dove probabilmente sono arrivati questi criminali.

Restano comunque inquietanti domande: da dove vengono, chi sono, chi li finanzia e fornisce di armi? Non è difficile intuire le risposte: sembra essere l’ala più sanguinaria dell’Isis, ancora presente in Iraq , Siria e ora nel Sinai. L’Isis o il cosiddetto “stato islamico”, sostenuto e appoggiato dall’ Occidente e dalle monarchie del golfo, ha subito una forte sconfitta, ma non è stato eliminato totalmente. È stato cacciato fuori dall’ Iraq e dalla Siria, ma non si è capito dove si è rifugiato! E se avrà un nuovo nome e nuovo ruolo, da chi dipenderà economicamente, dopo la crisi finanziaria delle monarchie del golfo? Forse è l’Egitto il nuovo paese arabo da distruggere! E perché?

Questo criminale atto terroristico dimostra che questa corrente ha preso il comando di una nuova Isis, “forse più vicina a Abu Baker El Bagdadi, il capo di questa organizzazione in Iraq che probabilmente si trova ora nel Sinai”, secondo il deputato egiziano Samir Ghattas che non esclude la collaborazione di altri gruppi terroristi presenti sia nel Sinai che nelle vicinanze e che non vogliono un successo dell’Egitto nella riconciliazione palestinese. Prosegue Ghattas: “Questo attentato rappresenta anche un pericoloso salto storico di qualità dei terroristi per la quantità dei morti e feriti, ma anche per l’obiettivo di colpire per la prima volta gente inerme in preghiera dentro una moschea”, mentre prima attaccavano unità dell’esercito egiziano o località turistiche.

Il fatto che i terroristi colpiscano i civili nella moschea ci impone una riflessione:

  1. non riuscendo a colpire l’esercito, cercano degli obiettivi facili?
  2. le loro forze sono in declino, come conseguenza della guerra di logoramento attuata dell’esercito egiziano?
  3. forse che i terroristi vogliono usare le loro ultime munizioni per scatenare il più grande terrore nei cuori dei civili, per dimostrare l’incapacità dell’esercito egiziano a proteggerli.

Questo criminale attentato è la conferma che i terroristi considerano la gente comune come blasfema e quindi meritevole di essere uccisa per la sua infedeltà. E’ senza dubbio ragionevole per la gente non credere che siano solo “moderati avversari che cercano il dominio dell’Islam”. Oggi è chiaro che sono in guerra contro un popolo intero, e non hanno niente a che vedere con l’islam.

 

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