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Apprendisti stregoni e voglia di “guerra fredda” al Parlamento Europeo

Il Parlamento europeo ha approvato ieri due risoluzioni contro la Cina e contro la Russia che sembrano ispirate al clima da guerra fredda dello scorso secolo. Quella sulla Russia propone non solo di interrompere il progetto del gasdotto Nord Stream 2, di prendere in considerazione un’estensione delle sanzioni nei confronti di Mosca ma addirittura di smettere di considerare la Russia come un partner strategico.

Il documento è stato sostenuto da 402 voti favorevoli, mentre 163 deputati hanno votato contro (tra cui i deputati di M5S e Lega). 89 gli astenuti. La relatrice, membro del Partito Popolare Europeo, ha affermato che: “Il tempo per un linguaggio piacevole e diplomatico è finito. C’è poco spazio per una cooperazione finché la Russia continua ad occupare parti dell’Ucraina e attaccare altri paesi europei”.

In un’altra risoluzione, il Parlamento europeo “esprime profonda preoccupazione” sui rischi per la sicurezza informatica derivanti dalle reti 5G sviluppate da società cinesi e lancia un monito agli Stati membri affinché ci sia “una risposta coordinata dell’Ue”. E’ questa la posizione espressa con una risoluzione presentata dai gruppi Alde, S&D, Ppe e Verdi e approvata per alzata di mano dalla plenaria. Gli eurodeputati invitano gli Stati membri perché si “astengano dall’introdurre misure unilaterali sproporzionate che frammenterebbero il mercato unico”.
“Oggi il Parlamento europeo si esprime in maniera molto chiara sulle relazioni con la Cina, anche la Commissione Ue sta per approvare un documento, noi siamo stati molto chiari: attenzione, non possiamo diventare una nuova colonia dell’impero cinese, abbiamo il dovere di reagire e di difendere i nostri interessi, politici, economici ed industriali” ha dichiarato il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani. “Non possiamo stare sotto controllo dell’industria e forse anche dell’intelligence cinesi, dobbiamo difendere la nostra libertà, non possiamo diventare sudditi”. “Io credo che si debba valutare con grande attenzione ciò che sta facendo la Cina. C’è un incremento delle spese militari, c’è un’offensiva commerciale a livello globale, noi non possiamo assistere passivi alle iniziative di un Paese non europeo”, afferma il presidente del Parlamento Ue.

In una fase in cui l’Unione Europea violenta il diritto internazionale in decine di contesti – da ultimo con le illegali sanzioni contro Russia, Siria e Venezuela – e continua ad assecondare in modo servile tutte le palesi violazioni degli Stati Uniti e della Nato, il Parlamento di questa struttura sovranazionale presta il fianco al maccartismo più spietato contro Mosca e la Cina. Non solo, i parlamentari e i governi europei, in un mondo diventato finalmente multipolare, non sanno riproporre altro che una dipendenza tecnologica dagli Usa ed energetica dalle petromonarchie del Golfo. Una visione corta e codarda che merita di essere spazzata via dalla storia.
Le elezioni di fine maggio si avvicinano. Così come è cambiato il mondo rispetto all’egemonia liberale e liberista, potrebbe cambiare anche il Parlamento europeo. Difficile ancora dire se in meglio o in peggio. Orban e Salvini fanno certo ribrezzo, ma gente come Tajani che sensazioni provoca?

Fonti: Eunews – Ansa – L’Andiplomatico

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1 Commento


  • Paolo De Marco

    La GB è in posizione dominante sui mercati esteri del renminbi. Perciò ha fatto subito capire che la questione Huawei non riguarda a fatto la sicurezza ma le norme industriali-economiche legate alla 5G, cioè al Internet Object. La questione sicurezza non esiste proprio perché si tratta di una questione di controllo dei backdoors e cose simili dunque bene conosciute e negoziabili. La 5G porta al rinnovamento di tutti i prodotti e beni o quasi particolarmente nel settore degli elettrodomestici campo nel quale l’Italia aveva e continua ad avere dei vantaggi comparativi e non solo di design. Non si può dunque perdere questa opportunità di rilanciare uno dei settori economici intermediari più importanti per la tenuta industriale del Paese. E per il riequilibrio della nostra bilancia commerciale con la Cina …
    Paolo De Marco

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