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Francia: “Fino alla vittoria”

Questo è il titolo del comunicato pubblicato sabato 11 gennaio dalle organizzazioni sindacali (CGT, FO, CFE CGC, FSU, Solidaires) e giovanili (UNL, UNEDF, MNL) che promuovono dal 5 dicembre le mobilitazioni contro la riforma pensionistica voluta dall’attuale esecutivo.

Questa presa di posizione avviene dopo la terza giornata consecutiva di mobilitazione prevista, nella prima tranche di iniziative promosse per il nuovo anno, cominciate con il riuscito sciopero generale del 9 gennaio.

Questo sabato, per la CGT, 500.000 persone sono scese in strada nelle 163 iniziative organizzate su tutto il territorio francese – 149.000 per il Ministro dell’Interno – 150.000 nella sola Parigi, 21.000 per lo “Stato”.

Le organizzazioni fanno un bilancio positivo anche della mobilitazione di sabato, concepita per dare la possibilità di manifestare a coloro che sono oggettivamente impossibilitati a fare sciopero e desideravano esprimere la loro contrarietà a tale riforma.

Una contrarietà alla riforma e un sostegno allo sciopero confermato anche da un recente sondaggio IFOP, pubblicato questa domenica, con un incremento di ben 5 punti del consenso rispetto alla mobilitazione.

Il 30% dei francesi sostiene lo sciopero, il 19% prova della simpatia, per la precisione, secondo l’istituto di ricerca che ha fornito sempre le stime più basse rispetto al consenso degli scioperanti!

L’ “inter-sindacale” critica gli annunci governativi perché l’età pivot a 64 anni non è ritirata, ma posticipata al 2027, sempre che venga trovato un accordo entro aprile tra le varie parti sociali all’interno delle attuali linee guida già fissate dal governo. Tali criteri escludono comunque l’aumento dei contributi a carico degli imprenditori od una diminuzione degli assegni  pensionistici come strumenti di ri-equilibrio della spesa pensionistica.

Persino l’entusiasta segretario “collaborativo” della CFDT, Laurent Berger, ha dichiarato a “Le JDD” che: «il governo ha fatto un gesto (…) ma non è un assegno in bianco»

L’inter-sindacale ribadisce l’agenda fissata già la sera del quarto sciopero “inter-categoriale” ed “inter-generazionale” in poco più di un mese con una nuova giornata di astensione dal lavoro questo martedì 14 gennaio, e due giornate di mobilitazioni continuative il 15 ed il 16.

Nessun cedimento di fronte a quello che è stato comunemente giudicato “un diversivo” dai vari leader del fronte sindacale che si sono espressi. Solo le direzioni della CFDT e dell’UNSA hanno “salutato positivamente”. Il segretario della centrale di Belleville, cadendo ne ridicolo, ha addirittura parlato di “vittoria”!

Già una volta i lavoratori iscritti alle due centrali sindacali delle ferrovie e della metro parigina – al 40simo giorno di sciopero generale “ad oltranza” da questo lunedì – avevano sonoramente smentito la propria dirigenza, dicendosi indisponibili ad una “pausa” durante il periodo delle vacanze natalizie.

In un comunicato di sabato 11, l’UNSA Pôle Traction della metro parigina ribadisce che i lavoratori della RAPT sono mobilitati per «il ritiro puro e semplice del progetto di riforma delle pensioni».

L’UNSA è il primo sindacato nella metro, con poco più del 30% degli iscritti tra i lavoratori, mentre la CFDT ha meno del 4%.

Nelle ferrovie la CGT è il sindacato maggioritario – con un lavoratore su tre iscritto  – l’UNSA ha poco meno di un quarto degli iscritti e la CFDT circa il 14% per cento.

Bisogna ricordare che le figure principali della mobilitazione nelle ferrovie, strategiche per far viaggiare o meno i treni, sono in ordine di importanza: macchinisti, controllori ed addetti agli scambi.

Al di là delle indicazioni generali delle centrali sindacali, sono state fino ad ora le assemblee generali dei lavoratori ad essere il centro gravitazionale dello sciopero ed i luoghi in cui viene votata la continuazione dell’astensione dal lavoro.

Il segretario generale della CGT delle ferrovie, Laurent Brun, ha dichiarato sabato al canale televisivo BFM: «Non penso proprio che dei lavoratori che all’oggi hanno perso quasi un mese e mezzo di stipendio per delle rivendicazioni precise per la difesa della loro pensione, esclamino entusiasti: “bene, allora, ci sarà una discussione tra Laurent Berger e il Primo Ministro, si metteranno d’accordo su una nuova misura di limitazione del bilancio”»

Gli fa eco il segretario della CGT, Philippe Martinez, che sabato su TFI ha detto: «vedremo come si esprimeranno i ferrovieri della CFDT e gli agenti della RAPT dell’UNSA!»

Il padronato francese, entusiasta della riforma, si dice pronto a partecipare a questo tavolo e ribadisce l’imperativo di trovare un equilibrio da qui al 2027.

Il Presidente della Confindustria francese, il MEDEF, Geoffrey Roux de Bézieux, reclama la fine degli scioperi in un’intervista domenicale: «è tempo che questo finisca» ha dichiarato, facendo trapelare una sempre maggiore insofferenza nell’attuale mobilitazione.

Intanto gli avvocati – punta di lancia delle professioni liberali che continuano lo sciopero iniziato il 6 gennaio – hanno votato per l’astensione del lavoro anche questa settimana, così come stanno facendo i lavoratori delle maggiori raffinerie, mentre nei porti dal 14 al 16 gennaio ci saranno 72 ore di sciopero…

Nessuna tregua, quindi fino al ritiro completo della riforma.

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1 Commento


  • giancarlo staffolani

    ma pur con la grande mobilitazione di massa, ma bisisogna constatare che oltre al successo sulla legge pensionistica, il potere politico dello stato non viene minimamente scalfito…

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