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Vasapollo: le accuse false di Trump a Maduro capovolgono la realtà

Il presidente Trump, non curante del pericolo rappresentato dal coronavirus nel proprio paese, ha lanciato un’offensiva contro Nicolas Maduro, accusato, niente poco di meno che, di traffico di cocaina.

Queste ridicole accuse stanno rivelando la crisi egemonica degli Stati Uniti che, presi dalla disperazione, sono costretti a provarle tutte pur di rimuovere un governo che lede gli interessi degli USA in America Latina. Si tratta di una riedizione farsesca della dottrina Monroe, fuori tempo massimo. Non essendo andata a buon fine la pagliacciata di Guaidò, la cui “coalizione” ha sperperato gran parte dei finanziamenti in cene lascive, hotel e nightclub, l’amministrazione Trump ha accusato il presidente Maduro e altri dirigenti bolivariani di “narcotraffico”. Approfittando della crisi pandemica, a pensare male si fa peccato, ma delle volte ci si azzecca, è stata inscenata una conferenza, in cui si è arrivati perfino ad offrire una “taglia”: vengono offerti 15 milioni di dollari a chiunque sia in grado di produrre prove sulla colpevolezza di Maduro, che in combutta con le FARC, la guerriglia colombiana che ha abbandonato le armi nel 2016, gestirebbe questo traffico.

Per parlare di questa boutade, che se non fosse tragica, farebbe ridere, il FarodiRoma ha intervistato l’economista e militante rivoluzionario Luciano Vasapollo. Fra i fondatori della Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità, Vasapollo è un intellettuale marxista di fama internazionale. Docente di economia all’Università La Sapienza di Roma, è delegato del rettore per i rapporti con l’America Latina ed il Caribe. Infatti, conosce molto bene la realtà latinoamericana, avendo avuto l’onore di collaborare sia con il Presidente Hugo Chavez che con il Comandante en jefe, Fidel Castro.

Con ieri, abbiamo avuto la prova definitiva che gli Stati Uniti, il governo dello sceriffo Trump, al quale piace imitare sempre di più i film di John Wayne, stanno vivendo una grande crisi”, ha esordito Vasapollo. Secondo l’economista, “si tratta di un gesto da disperati, che evidenzia come ormai l’amministrazione americana sia costretta a provarle tutte pur di sfidare un nemico pericoloso: il Venezuela”.

Lo studioso ha sottolineato come il paese caraibico rappresenti, invero, una sfida micidiale per l’imperialismo USA “perché le conquiste sociali e economiche della Rivoluzione bolivariana, realizzazioni eccezionali soprattutto sul piano della sanità e dell’istruzione, possiedono un grande potere di attrazione su altri paesi e movimenti politici che vogliono liberarsi dalla fame e dal sottosviluppo.

Sottosviluppo e fame non sono un dato naturale, una mera condanna del fato”, ha spiegato Vasapollo, “ma un prodotto concreto delle politiche economiche di stampo neoliberista che sono state promosse e, più delle volte, imposte da Washington ad altri paesi”. Il militante marxista ha tenuto a sottolineare, come gli Stati Uniti siano ricorsi alla propria forza dittatoriale, sfruttando agenzie teoricamente sovranazionali, come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, per imporre a paesi, che ruotano intorno alla loro orbita in America Latina e nel resto del mondo, tagli all’istruzione e alla sanità, privatizzazione di grandi asset strategici e industriali, azzeramento dei diritti dei lavoratori.

Nonostante l’enorme capacità egemonica che gli USA avevano maturato dopo la caduta del muro di Berlino”, ha voluto sottolineare l’economista “l’emersione di economie forti, in paesi in cui esistono forme di pianificazione efficace, come la Cina, ma anche il Vietnam e in misura minore la Russia, ha messo in crisi una supremazia economico finanziaria, che fino a qualche anno fa gli USA ritenevano incontrastata”. Vasapollo ha ricordato, come negli anni della loro incontrastata supremazia, le amministrazioni americane abbiano agito in violazione del diritto internazionale, bombardando la Jugoslavia, invadendo l’Afghanistan e l’Iraq, intervenendo anche militarmente in Libia e in Siria sebbene quest’ultimi interventi siano stati attuati spingendo “gli alleati” europei ad intervenire per primi. Già questo era un segnale evidente, ha proseguito Vasapollo, della crisi egemonica statunitense.

Negli anni di Obama fu, invero, coniata una dottrina meno assertiva, che cercava di nascondere le mire dell’imperialismo, promuovendo una regia nascosta delle guerre sedicenti umanitarie.

Oggi”, ha ribadito Vasapollo, “gli Stati Uniti mantengono, però, una superiorità solo sul piano militare: questo è preoccupante perché le classi dirigenti statunitensi, spesso ostaggio di lobbies militari ed economico finanziarie, vogliono sfruttare questo vantaggio relativo fino a quando anche quest’ultimo non sarà fortunatamente compromesso. La crisi dell’unilateralismo si sta approfondendo con la crisi pandemica di questi tempi. Abbiamo visto l’amministrazione Trump reagire pavidamente al virus, facendo valere anche in questo caso la logica del profitto agli interessi dell’umanità”.

Abbiamo assistito”, ha proseguito l’economista “all’azione energica di paesi come la Cina, il Venezuela, e Cuba, ma anche della Russia, che sono venuti a portare soccorso al nostro paese, mentre gli USA e i “nostri alleati europei” ci negavano le mascherine e i tamponi”. “Stiamo assistendo alla crisi di un modello sanitario, costruito, anzi distrutto, dalle politiche liberiste, che sta rivelando a tutti come il libero mercato e l’economia promossa dalle multinazionali siano lesive del diritto alla salute. Sono tutti fatti che hanno appannato, una volta di più, l’immagine di Washington ed ora Trump, con il suo segretario di stato, Mike Pompeo, ha trovato una boutade per distrarre e tentare di uscire da questa situazione: accusare Maduro di essere un narcotrafficante”.

Vasapollo ha tenuto a sottolineare come si tratti di una trovata non del tutto inedita. “Gli Stati Uniti usarono negli ottanta il proprio apparato multimediale per rimuovere il presidente panamense Noriega”, ma ha aggiunto Vasapollo, si trattava di una situazione molto diversa. “Noriega era un prodotto della CIA, che era stato utilizzato per supportare i Contras in Nicaragua” ed “effettivamente fu lasciato libero di trafficare droga per anni prima di essere incriminato. I proventi della cocaina erano utilizzati per finanziare la controguerriglia nel paese centroamericano, dove erano operanti dei veri e propri macellai supportati da Reagan”. “Sono tanti a ritenere che l’arresto di Noriega, nel 1990, per droga fosse servito a fargli chiudere la bocca sulle sue relazioni con l’agenzia americana”.

Grottesca”, invece, ha ribadito Vasapollo, “l’accusa a Maduro e ai suoi collaboratori, dirigenti bolivariani che hanno contribuito all’edificazione della società socialista in Venezuela”. Infatti, il Venezuela ha combattuto da sempre la piaga del narcotraffico, che in Messico, Colombia ed altri paesi, come il Brasile del fascista Bolsonaro, è talmente diffusa che i narcos arrivano a controllare militarmente interi territori”. Inoltre, l’accusa di contrabbandare con le FARC cocaina negli USA “non sta né in piedi né in terra”. “È noto a tutti”, ha proseguito Vasapollo, “come il comandante Hugo Chavez e il presidente legittimo Maduro abbiano facilitato in tutti i modi le trattative di pace tra le FARC e il governo di Bogotà. Reconciliación che è stata fortemente voluta e sostenuta da Papa Francesco. Ironia della sorte, in Colombia si produce tantissima droga che entra incontrollata da decenni negli Stati Uniti, diffondendo tra i giovani apatia e morte”.

Sarebbe opportuno”, ha concluso Vasapollo, “che la DEA”, l’autorità che si occupa del contrasto alla droga negli Stati Uniti, “si occupasse di questo. Senza contare la strage di vite umane che si è verificata negli scorsi anni negli USA, dove migliaia di persone sono morte di overdose a causa della diffusione di un farmaco, l’Oxycontin, il quale è stato prodotto si legalmente, ma è stato diffuso indiscriminatamente, come se si trattasse di una droga, secondo quanto ha affermato il procuratore generale dell’Oklahoma, Mike Hunter”.

A conclusione dell’intervista, Vasapollo ha voluto ribadire come il Venezuela sia da sempre uno dei maggiori artefici della lotta contro il narcotraffico e in particolare contro il traffico della cocaina, perché subisce delle pressioni militari dai narcotrafficanti al confine della Colombia. “I narcotrafficanti, insieme ai paramilitari, sono lo strumento degli Stati Uniti per la guerra contro il Venezuela”.

Per questo motivo, Vasapollo ha voluto lanciare un appello a tutti i democratici e progressisti, indifferentemente che siano marxisti, liberali o cattolici, per rispondere alle provocazioni degli Stati Uniti, i quali vedono il proprio sistema egemonico in forte crisi. La crisi pandemica può avere effetti devastanti negli Stati Uniti e nei paesi “a libero mercato”, ha aggiunto il noto economista, perché i costi delle cure sono proibitivi (si parla di quarantamila dollari solo per accadere alle prime cure) per la maggior parte della popolazione e la già precaria coesione sociale potrebbe definitivamente collassare. Chiaramente, le accuse a Maduro non solo sono strumentali a colpire un paese che incarna valori differenti rispetto a quelli rappresentati dagli Stati Uniti, ma anche a distrarre dalle difficoltà che gli USA stanno vivendo sul piano interno. “Oggi, con l’emersione di un mondo multipolare”, tutti gli uomini di buona volontà, “devono lavorare per il dialogo e la pace, rigettando nel passato le politiche di guerra e sopraffazione”.

Da “Il Faro di Roma”: https://www.farodiroma.it

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1 Commento


  • Francesco Casuccio

    CIA DEA e simili ‘agenzie’ USA sono da decenni la cupola del narcotraffico mondiale.
    intervengono solo per dirottare i traffici dove è più conveniente per l’imperialismo più fetente della terra.

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