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Francia. Il colossale piano di salvataggio per Air France

A marzo 2020, il traffico aereo mondiale ha registrato il più grande calo della sua storia recente: -52,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati diffusi dall’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA) lo scorso 29 aprile.

Un mese disastroso per il trasporto aereo”, l’ha definito il direttore generale della IATA, Alexandre de Juniac, motivando questo drammatico crollo con il fatto che “le compagnie aeree hanno progressivamente avvertito il crescente impatto delle chiusure delle frontiere e delle restrizioni al traffico, anche sui mercati nazionali, legate al Coronavirus”.

In questa situazione, il problema è – come sempre – quello di far quadrare i conti, con il rischio che i costi della crisi vengano scaricati sul personale e gli addetti del settore.

La domanda è allo stesso livello del 2006, ma abbiamo il doppio delle flotte e dei dipendenti”, ha osservato Alexandre de Juniac, individuando già una delle possibili “fonti di risparmio” dalle quali attingere, ovvero il taglio del personale.

Oltre alle perdite per il mese di marzo, quello che però spaventa ancor di più è lo scenario nel prossimo futuro, non ben definito e tantomeno roseo: “Sappiamo che la situazione è peggiorata ulteriormente in aprile e la maggior parte dei segnali ci dicono che la ripresa sarà molto lenta”, afferma de Juniac.

La compagnia aerea low-cost Ryanair ha annunciato lo scorso 1° maggio il taglio fino a 3.000 posti di lavoro, soprattutto tra i piloti e il personale di cabina, a causa della paralisi del trasporto aereo, ancora immerso nella pandemia di Coronavirus.

La compagnia aerea irlandese, che conta circa 19.000 dipendenti, ha fatto sapere che i suoi voli rimarranno a terra almeno fino a luglio e che ci vorranno due anni – si parla dell’estate del 2022 – per tornare alla normalità.

In Francia, il governo ha deciso di utilizzare tutti i mezzi necessari – per quanto costosi possano essere – con l’intento di salvare la compagnia aerea Air France. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Bruno Le Maire, ribadisce in maniera trionfalistica questa misura decisa dal governo, proprio mentre gran parte degli aerei che affollano le piste degli aeroporti francesi sono costretti a terra a causa della pandemia.

Tuttavia, il piano di salvataggio, ancora in fase di gestazione nei suoi dettagli più specifici, colpisce sorprendentemente per la sua portata, che si annuncia più spettacolare del previsto. Infatti, il piano complessivo potrebbe raggiungere l’esorbitante somma di 7 miliardi di euro.

Nel 1999, il governo francese guidato da Lionel Jospin, sotto l’egida dell’allora Presidente della Repubblica Jacques Chirac, avviò la graduale privatizzazione dell’azienda, fino a quel momento completamente di proprietà dello Stato francese.

Sebbene Air France continui tuttora ad essere la compagnia di bandiera francese, da tempo non lo è ormai più, nel senso stretto del termine. Questo a seguito dell’operazione di privatizzazione definitiva, avviata nel settembre 2003 e resa effettiva nel maggio 2004, quando Air France optò per la fusione con la compagnia aerea olandese KLM. A quel tempo, la quota di capitale detenuta dallo Stato francese passò dal 54,4% al 44%; nel mese di dicembre dello stesso anno la partecipazione statale fu ridotta ancora, al 25%.

Oggi il capitale di Air France è detenuto al 100% dal gruppo privato Air France-KLM, partenariato franco-olandese composto dalle due principali compagnie originarie – Air France e KLM appunto – e sei vettori minori controllati. Il gruppo è organizzato attorno ad una holding (Air France-KLM S.A.) di cui lo Stato francese detiene il 14,3% e lo Stato olandese il 14%.

Per la preciosne, è bene anche sottolineare che il gruppo Air France-KLM sottoscrisse il 25% della quota di capitale al tempo della privatizzazione di Alitalia nel 2009, quando la compagnia aerea pubblica italiana fu messa in amministrazione straordinaria, mantenendone i debiti.

Tornando al piano di salvataggio di Air France, il ministro Bruno Le Maire aveva già annunciato lo scorso 15 aprile “un sostegno massiccio” alla compagnia di bandiera francese, precisando di voler “a tutti i costi preservare questa compagnia aerea, che è fiore all’occhiello dell’industria francese”.

La settimana scorsa, il segretario di Stato ai Trasporti, Jean-Baptiste Djebbari, aveva confermato che lo Stato era pronto a ricapitalizzare Air France, senza però assumerne il controllo.

Il responsabile di Air France-KLM, Benjamin Smith, vorrebbe ottenere una linea di credito di 10 miliardi di euro, di cui 2 miliardi andrebbero a beneficio di KLM. Il Ministero dell’Economia francese avrebbe accettato un pacchetto di 7 miliardi di euro per Air France, una cifra corrispondente al fabbisogno di finanziamento dell’azienda, secondo le stime ministeriali.

Tuttavia, in una recente intervista televisiva, il ministro Bruno Le Maire ha tenuto a precisare che se “Air France [ha bisogno] di 7 miliardi di euro, possiamo ben immaginare che lo sforzo sia condiviso tra lo Stato e le banche”, aggiungendo che “non siamo obbligati a considerare che sia solo lo Stato a dover fornire il capitale ad Air France”.

Da alcune indiscrezioni interne, il Ministero dell’Economia sta cercando di coinvolgere un pool di banche in questa avventura, ma diversi istituti non sembrano interessati a farsi coinvolgere in un investimento considerato rischioso, anche se lo Stato fornisce una garanzia per l’accordo.

Per il momento, sebbene i dettagli del piano di salvataggio non siano ancora del tutto chiari, è già palese che lo Stato non intende partecipare in modo duraturo al capitale dell’impresa: qualsiasi aumento di capitale sarà esclusivamente temporaneo.

Ciò permette di individuare le incongruenze di un piano così massiccio per una società in cui, però, lo Stato è – e vuole continuare ad essere – soltanto un “azionista di minoranza”.

Se il governo intende utilizzare una somma di denaro così grande per una società di cui non possiede neanche il marchio, gli unici vincitori dell’operazione sarebbero tutti gli altri azionisti. Pertanto, è chiaro che il governo si trova di fronte ad un passaggio che comporta la nazionalizzazione certa delle perdite, con la speranza – alquanto remota visto il contesto globale attuale – di recuperare l’investimento tramite i profitti futuri.

La seconda incoerenza ha a che fare con la strategia di medio-lungo termine dello Stato francese, in generale. Nel corso degli anni questi ha costantemente ridotto la quota di partecipazione al capitale dell’azienda, sin da quando Air France era ancora una controllata statale.

Ha poi optato per la sua definitiva privatizzazione e la conseguente quotazione sulla Borsa di Parigi, fino all’attuale partecipazione al capitale della società privata Air France-KLM.

Questa storia del progressivo disimpegno dello Stato, condotta alternativamente dai socialisti e dalla destra, sottolinea un’ulteriore incoerenza. Qualsiasi governo negli ultimi venti anni ha costantemente stabilito che Air France non era più una compagnia strategica per il Paese; ma allora perché oggi il ministro Le Maire difende a spada tratta quello che considera un “fiore all’occhiello dell’industria francese”, escludendo però qualsiasi possibilità (seppur minima) di nazionalizzazione?

Ancora una volta appare evidente come ingenti risorse pubbliche vengano mobilitate in un batter d’occhio (non si sa più nulla del “grande piano di investimento per gli ospedali pubblici” annunciato da Macron) per coprire le perdite immediate di un’azienda privata, senza alcuna garanzia circa la difesa dei posti di lavoro e una vera politica di gestione di medio termine.

Quest’ultima non deve esclusivamente considerare i conti da far quadrare nel bilancio di un esercizio dai contorni disastrosi, ma dovrebbe guardare alle diverse dimensioni che si intrecciano, oggi e in futuro, sul settore del trasporto aereo: le questioni economiche, sociali ed ambientali richiedono un dibattito serio ed approfondito, soprattutto a valle di una gestione privatistica fallimentare da tutti i punti di vista e le cui contraddizioni sono esplose in maniera decisa con la crisi sanitaria globale.

Con questo colossale aiuto finanziario – il più grande che abbia mai preso in considerazione per una sola azienda – il governo sta troncando qualsiasi dibattito ancor prima che questo inizi, nel peggior modo possibile: ignorando le questioni strategiche a lungo termine per considerare solo gli interessi finanziari a breve termine degli azionisti.

Molto probabilmente, alla fine Air France verrà “salvata”, tramite un salvagente lanciato agli azionisti e un piombo legato al collo di migliaia di lavoratori della compagnia, prima che questa finisca nuovamente in pasto alle dinamiche predatorie dei mercati finanziari.

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