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Arrestati 29 poliziotti neonazisti. In Germania, mica qui…

Scriviamo spesso della Germania, segnalando sia la sua dinamica sociale interna (qui le leggi sulla precarietà hanno fatto da “modello” per le politiche europee), sia per quella politica (l’emersione dell’estrema destra neonazista), sia per quella “comunitaria (la matrice dell’austerity di Bruxelles è data dagli interessi delle filiere produttive teutoniche).

Quindi, come i nostri lettori sanno, per noi non è affatto un paradiso. Però qualche differenza con l’Italia si nota.

Questa notizia, pubblicata in pratica solo dal quotidiano cattolico Avvenire (organo dei vescovi, niente di rivoluzionario o “teologia della liberazione”), chiarisce in cosa consista questa differenza.

29 poliziotti sono stati arrestati per aver espresso, nelle loro chat private, “simpatie neonaziste”. La decisione è stata completamente appoggiata anche da politici democristiani, nessuno si è azzardato a “minimizzare”, a parlare di “ragazzate” o stronzate simili che sono “normalità” in Italia.

Non che anche lì manchino i casi di complicità istituzionale con le formazioni neonaziste, specie a livello di servizi segreti. Ma quando vengono fuori, come si suol dire, un po’ di “pulizia” viene fatta. Qui si premiano (ricordiamo le carriere dei condannati per Bolzaneto e la Diaz, a Genova 2001).

Di rilevante c’è soprattutto il fatto che il reato – il nazismo, come il fascismo casareccio italico, non è un’opinione ma un crimine contro l’umanità – è avvenuto nella “sfera privata”.

Nelle caserme e nei commissariati italiani, invece, foto e busti del duce campeggia en plain air. Vengono esibiti con orgoglio, mostrati ai fermati per far capire che lì si usano mezzi brutali, volendo anche la tortura.

Buona lettura.

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Simboli nazisti, foto di Adolf Hitler e selfie con saluto nazista. Sono alcuni dei contenuti che si scambiavano via chat 29 agenti di polizia del land del Nord Reno Westfalia. «Una vergogna per chiunque indossi o abbia indossato una divisa della polizia in questo Paese, ma anche una vergogna per il nostro land e per tutta la Germania», ha sottolineato ieri in conferenza stampa il ministro degli Interni del land, il cristiano-democratico Hebert Reul.

Le indagini sono partite lo scorso anno dopo la denuncia di un agente che aveva visto simboli e foto naziste sul cellulare privato di un collega. «Tutti i coinvolti hanno sempre utilizzato pc e telefonini privati e non quelli delle caserme di polizia o di servizio», ha aggiunto Reul. Questo ha reso più complicate le indagini, ma all’alba di ieri è scattata l’operazione che ha visto coinvolti ben 200 agenti, pronti ad arrestare i loro colleghi.

Tutti sono stati immediatamente sospesi dal servizio e sottoposti a provvedimenti disciplinari. Per 14 di loro è stata disposta la radiazione. Sul totale dei sospettati, 25 erano in servizio a Essen, cittadina non lontano dal capoluogo del land, Düsseldorf. Perquisizioni si sono svolte anche in appartamenti e commissariati di Duisburg, Mülheim, Moers e Oberhausen.

L’indagine ha avuto un grande risalto su tutti i media tedeschi. «I poliziotti della vergogna», ha subito titolato ieri la Bild sul su sito on-line, sottolineando che secondo gli inquirenti tra le immagini che si sono scambiati i “nazi-poliziotti” la più indegna era quella di un «fotomontaggio che ritraeva un rifugiato in una camera a gas».

La dimensione dello scandalo, secondo alcuni esperti di estremismo di destra tedeschi, lascia immaginare che dietro alle chat possa esserci qualcosa di più grosso e pericoloso, ossia che i poliziotti facessero parte di gruppi di estrema destra o neonazisti.

Ieri è stato ricordato che nel 2018, a Francoforte sul Meno, cinque poliziotti sono stati sospesi con l’accusa di appartenere a un network neonazista. Inoltre, nell’ultimo rapporto sull’estremismo di destra del ministero degli Interni, per la prima volta è stato dedicato un capitolo alla diffusione dell’estremismo di destra nell’esercito e in polizia.

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