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Neonazisti nei corpi speciali della Bundeswher. La Germania fa i conti con se stessa

In Germania ha destato parecchio scalpore l’arresto, avvenuto il 13 maggio scorso, di un sottufficiale dei Ksk ( Kommando Spezialkräfte ossia i corpi speciali delle forze armate tedesche), che nella propria abitazione in Sassonia nascondeva armi, munizioni ed esplosivi.

In parte, i proiettili sono risultati sottratti all’arsenale del Ksk, il cui comando ha sede a Calw in Baden-Wuerttemberg. Inoltre, nell’abitazione del sottufficiale, su cui il Servizio di controspionaggio militare indagava da tempo per sospetto estremismo di destra, la polizia ha sequestrato oggetti e materiali ispirati al nazismo.

Ma l’arresto di un militare dei corpi speciali della Bundeswhar, non è stato una sorpresa. Da tempo, infatti, i commandos delle forze speciali sono noti per avere nei propri ranghi degli estremisti di destra e sono venuti fuori in più occasioni i legami tra i gruppi di destra e settori dell’esercito, della polizia e degli stessi servizi segreti.

Un altro caso era venuto fuori solo due anni fa. Secondo il settimanale Der Spiegel, un esponente neonazista, noto agli ambienti militari con il nome in codice “Hannibal”, era finito sotto accusa. Il soggetto era molto attivo nel settore del volontariato e avrebbe costituito diverse associazioni intese ad aiutare i reduci di guerra a reinserirsi nella società tedesca. Ma secondo l’inchiesta del Der Spiegel, era ben altro”. “Hannibal” avrebbe infatti dato vita a una “formazione neonazista”, composta da ex membri delle Spezialkräfte e mirante a “eliminare i nemici della nazione”

Come abbiamo documentato sul nostro giornale, un’indagine interna dell’esercito tedesco rivela che ci sono almeno 500 i casi simili nella Bundeswehr, dove sempre più militari inneggiano, con foto, messaggi e bandiere con le svastiche appese nelle loro stanze.

A febbraio di quest’anno, a Francoforte, cinque poliziotti sono stati sospesi con l’accusa di appartenere a un network neonazista. Avevano minacciato via fax di uccidere, anzi di macellare, la figlia di due anni dell’avvocatessa turca Seda Basay-Yildiz. Il messaggio anonimo riportava una firma “Nsu 2.0”.

Otto anni fa ci fu il clamoroso caso della copertura da parte dei servizi segreti tedeschi verso le attività criminose di un gruppo neonazista, del quale abbiamo ampiamente parlato e documentato sul nostro giornale.

 

 

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